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La nuova generazione degli Mba scommette sull’imprenditoria

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La nuova generazione degli Mba scommette sull’imprenditoria

Non appena è nato il suo primo figlio, Michael Birdsall ha presentato domanda di ammissione al corso MBA della Cambridge Judge Business School, pensando che la paternità esigesse una carriera stabile, forse nel campo delle consulenze al management, invece del lavoro di tutor che aveva svolto da freelance a casa propria negli ultimi otto anni. Birdsall ha cambiato idea quando, nell’ambito di un progetto di ricerca del corso obbligatorio in imprenditoria della Judge, ha scoperto che il mercato delle lezioni private di inglese per i bambini cinesi si aggirava sui 50 miliardi di dollari. «Ricordo di aver pensato: si tratta di qualcosa di molto grosso».

Nove mesi più tardi, nel semestre conclusivo, Birdsall ha lanciato Two Sigmas, una piattaforma di istruzione online che ormai mette in collegamento tra loro oltre cinquantamila insegnanti di inglese in Regno Unito, Stati Uniti, Australia e genitori cinesi che vogliono che ai loro figli siano impartite lezioni private. Gli utenti pagano le lezioni 45 dollari l’ora, 25 dei quali vanno agli insegnanti. Two Sigmas è stata redditizia l’anno scorso e Birdsall al momento sta mettendo a punto un servizio virtuale di insegnamento in classe.

Le scuole di business sono impazienti di sfruttare le aspirazioni degli imprenditori. Dieci anni fa erano appena otto le scuole che offrivano master in imprenditoria, secondo GMAC, l’amministratore del Graduate Management Admission Test (GMAT), mentre oggi sono 39. FT ha pubblicato la sua classifica 2017 dei migliori corsi MBA in imprenditoria, per redigere la quale abbiamo individuato 12 parametri atti a giudicare i migliori programmi generici MBA per imprenditori in erba, utilizzando le informazioni raccolte per la classifica globale degli MBA. Tra i parametri valutati sono incluse la percentuale di diplomati che ha dato vita a proprie aziende; la percentuale di start-up ancora attive alla fine del 2016; se le aziende erano per i fondatori la principale fonte di reddito e in che modo la loro scuola e la rete degli ex studenti li ha aiutati a far decollare l'attività.

La Judge occupa il posto più alto in classifica per le scuole che non sono negli Usa, dietro la Stanford Graduate School of Business, la MIT’s Sloan School of Management e la Babson College’s Olin Graduate School of Business. Anish Patel ha scelto Stanford perché questa scuola è rinomata per come incoraggia gli imprenditori. «Molti di noi sono usciti con il diploma sentendosi inarrestabili e con la sensazione che avrebbero inevitabilmente avuto successo» dice. La sua azienda, ARP Capital, aiuta altri fondatori a uscire dalle loro venture e gestisce un fondo che acquisisce aziende già operative che Patel crede di poter aiutare a crescere più rapidamente occupando un posto nel consiglio di amministrazione. Non tutti gli investimenti si sono rivelati così facili da espandere come aveva immaginato all’inizio, ammette Patel. Poi aggiunge che ad aiutarlo a superare i momenti più difficili è stato «quel piccolo seme di autostima coltivato a Stanford».

I corsi dell'MBA che ha frequentato sono stati utili, dice, dalle materie come finanza e marketing alle cosiddette soft-skill, per esempio «come raccontare la propria storia». Uno dei corsi che ha influito maggiormente su di lui è stato «Gestione di imprese in crescita», con esercizi di interpretazione di ruoli sotto la regia di fondatori e investitori esperti che hanno condiviso le situazioni nelle quali si sono venuti a trovare. In una di queste simulazioni è stato necessario mettersi nei panni del direttore esecutivo di fresca nomina di una società di fognature, un dipendente della quale annega in un pozzo nero.

L’attuale generazione di studenti MBA vuole dar vita a un’azienda dopo il diploma molto prima rispetto ai diplomati che l’hanno preceduta: lo afferma Shailendra Vyakarnam, direttore del Bettany Centre for Entrepreneurship presso la Cranfield School of Management, che compare in 43esima posizione nella graduatoria del FT. «Vogliono divertirsi a fare affari e poi passare ad altro, invece di spingere a tutti i costi la crescita per cercare di elevarsi a un livello superiore», dice Vyakarnamsays. Tale fretta, però, pare guidata dall’insicurezza sul lavoro e dalla paura della disoccupazione, soprattutto in alcuni Paesi dell’Europa meridionale.

Carlos Espinal, partner di Seedcamp (un fondo con sede a Londra per le aziende europee del settore hi-tech nelle prime fasi) ha completato il suo MBA alla Babson’s Olin School dove ha acquisito competenze nel business e aveva conseguito il suo primo diploma in ingegneria. Secondo Espinal sono stati la struttura e lo stile dell’insegnamento ad aver dato al corso un focus imprenditoriale. Prima di frequentare corsi nelle materie che più caratterizzano un MBA, per esempio finanza aziendale, gli studenti sono stati accompagnati in varie simulazioni ed esercitazioni di ruolo nelle start-up.

«Nei primi mesi di frequenza si apprende come si creano le start-up» dice Espinal. «Ricordo che un giorno tutti gli studenti si sono messi a disegnare e a usare i doodle per scambiarsi idee di business». Il primo posto di lavoro dopo il diploma è stato offerto a Espinal da Doughty Hanson Technology Ventures, una società di private equity specializzata negli investimenti di imprese alle prime fasi. Espinal però ha rifiutato l’offerta preferendo diventare direttore operativo di una start-up per la banda larga wireless con sede a Londra che gli ha offerto uno stipendio di 50mila sterline. «Sapevo che per essere coinvolti nelle start-up non è indispensabile fondarle, e che l’altra faccia della stessa medaglia, sotto molti punti di vista, è esserne un investitore», dice.

Copyright The Financial Times Limited 2017
Traduzione di Anna Bissanti

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