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Il Teamwork è una strada possibile? No, è l’unica…

sbagliando si impara

Il Teamwork è una strada possibile? No, è l’unica strada percorribile

Lo scenario in cui ci muoviamo oggi è complesso, non solo quello delle imprese, anche lo scenario culturale in cui crescono i nostri figli e quello socio-economico in cui si sviluppano le nazioni. In altre parole, la nostra vita quotidiana è cambiata radicalmente negli ultimi decenni. Le ragioni di questi cambiamenti hanno varie concause: la globalizzazione, la saturazione dei mercati, l’innovazione tecnologica e (probabilmente la principale) l’accelerata interconnessione generata dalle comunicazioni online.

Per governare questo nuovo contesto, oggi più che mai l’unica strada percorribile nelle organizzazioni è il teamwork. Oggi infatti la figura «dell’eroe» (il “workhaolic” che assume su di se tutte le responsabilità e le fatiche del lavoro) non ha più a stessa efficacia di un tempo. Un esempio un po’ fuori dagli schemi ce lo suggerisce la strategia della storica casa editrice statunitense Marvel che oggi, nei film da essa prodotti, preferisce raccontare le storie dei team di eroi (gli Avengers, I Guardiani della Galassia, gli X-man, i fantastici 4, e così via) piuttosto che quelle dei singoli eroi (Capitan America, Iron Man, l’Uomo Ragno, Hulk, ecc.). Le storie dei team di eroi sono sicuramente più attuali, perché più efficaci nel superare le sfide che i singoli da soli non riuscirebbero a vincere.

Questo è, evidentemente, un esempio borderline, più metaforico che tangibile, però emblematico dell’attualità in cui ci muoviamo. Altri esempi, ben più concreti, dello scenario culturale in cui crescono i nostri figli sono i gruppi WhatsApp dei genitori che, come team e non più come singoli, si confrontano con le scuole. Per quanto concerne il contesto socio-economico, i forum politici che vedono protagonisti i principali capi di governo del mondo, che si incontrano sempre più spesso per cercare di fronteggiare assieme le sfide globali. Se è questo il contesto delle nostre organizzazioni, allora è evidente che mai come oggi l’unica strada percorribile è il teamwork, tema di cui si parla da tempo nelle aziende, ma che fino ad ora poteva sembrare più esercizio di retorica che risposta a reali necessità.

La strategia del mettersi di traverso

Esistono infinite definizioni, citazioni e aforismi per raccontare e spiegare il teamwork. Tra di esse, ho scelto quella del matematico scozzese John Craig, collega e amico di Isaac Newton: «Non importa quanto un uomo possa fare, non importa quanto coinvolgente la sua personalità possa essere, egli non farà molta strada se non sarà in grado di lavorare con gli altri». Implicitamente Craig afferma quanto sia importante effettuare un delicato passaggio culturale: spostarsi dal considerare importante il «saper fare» al comprendere quanto sia necessaria la volontà di ognuno di ridefinire il proprio ruolo e il proprio apporto, ovvero valorizzare il «saper essere».

Lavorare in team significa infatti scegliere di mettere campo alcune capacità individuali, di cui almeno 4 fondamentali:

1- Concentrarsi su ciò su cui si ha un impatto, che si può influenzare con il proprio agire. Di fronte ad una situazione più o meno problematica, alle volte abbiamo la tentazione di focalizzarci sulle cose che non dipendono da noi, bensì su ciò che sta in mano ad altri o è in quel modo perché peculiare di quella specifica situazione. Lavorare in team invece significa che ognuno pensa, parla e agisce solo rispetto a ciò che lui, non gli altri, può fare.

2- Focalizzarsi sul risultato non sul compito. Per compiere un’impresa ciascuno ha il proprio ruolo e, se lavorando avendo chiaro quanto il loro agire contribuisce a far raggiungere il risultato comune, le persone che operano in team possono farlo con sempre maggior passione e soddisfazione, perché comprendono quanto la responsabilità dell’impresa sia anche loro.

3- Comunicare efficacemente per lavorare serenamente insieme. Significa da un lato scegliere di avere sempre uno scopo nella comunicazione e dall’altro chiedersi sempre con chi si sta comunicando. Queste due domande (Che obiettivo ho? Chi c’è dall’altra parte?) ci permettono, se consapevoli, di scegliere il mezzo, lo strumento e il messaggio migliori, più efficaci, per evitare fraintendimenti e anche per chiedere, ascoltare, scoprire cosa intenda effettivamente l’altro.

4-Lavorare continuamente per sviluppare clima di fiducia reciproca. Il Teamwork è una situazione in cui ciascuno deve essere certo che, anche potendolo fare, nessun altro gli creerà difficoltà o si approfitterà di lui per avvantaggiare se stesso. Per tornare al nostro esempio Marvel, quando Capitan America inizia a dubitare di Iron Man, il team ha un momento di profonda difficoltà. Quando questo tacito e profondo accordo che si chiama fiducia cambia, tutte le altre capacità passano in secondo piano e fare teamwork diventa molto più difficile.

* Senior Consultant Newton Management Innovation Spa

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