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Dopo il diploma MBA arrivano i dubbi sulla prima carriera scelta

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Dopo il diploma MBA arrivano i dubbi sulla prima carriera scelta

Quando ha conseguito il suo MBA alla Iese Business school, Jeroen Kemperman ha deciso di realizzare la sua ambizione e di cofondare una start-up in campo tecnologico. Le cose gli sono andate bene e nel giro di poche settimane ha messo insieme 250mila dollari per lanciare Treeveo, lo strumento online per la pianificazione del management. Hewlett-Packard è entrata quasi subito nel novero dei suoi clienti. Al pari di molte altre imprese che muovono i primi passi, tuttavia, Treeveo non è riuscita ad affermarsi: a due anni e mezzo di distanza dal lancio, dopo ripetuti tentativi falliti di rilanciarne il modello business, Kemperman e il suo team hanno chiuso l’attività. «Quando vedi il conto in banca avvicinarsi allo zero devi per forza pensare alle alternative che hai a tua disposizione» dice Kemperman, che ha anche una giovane famiglia da mantenere (cosa più importante di qualsiasi altra cosa). Programmare il primo lavoro al termine di un diploma è un elemento centrale di studio nei programmi di corso di un MBA, ma spesso la carriera scelta in un primo tempo si rivela molto meno ideale.

Secondo Jenny Portalska, responsabile per le carriere dei diplomandi al campus londinese, circa il 30 per cento degli studenti di un corso MBA a tempo pieno presso la City University’s Cass Business School finisce col cambiare idea rispetto al lavoro che si prefiggeva di ottenere dopo il diploma. Gli studenti spesso hanno questo ripensamento perché devono risolvere alcuni problemi, come garantirsi l’indispensabile visto da un’azienda o adattarsi ai cambiamenti che subentrano nel mercato del lavoro. In qualche caso, la loro motivazione è molto più prosaica: un lavoro appare noioso. «Arriva sempre un momento, nel corso dell'anno, in cui gli studenti scoprono di provare interesse per qualcosa di nuovo», dice Portalska. «Esplorano un dato settore e scoprono alcuni aspetti legati a una data professione non così attraenti come avevano immaginato in un primo tempo».

Ora che gli MBA stanno per iniziare, i dipartimenti carriera vivono un periodo di grande frenesia. Prima che abbiano inizio i corsi, gli studenti hanno tempo e modo di parlare delle aspettative che nutrono in relazione al lavoro. Tuttavia, questa opportunità è di breve durata, perché si troveranno ben presto alle prese con l’esigenza di studiare: lo dice Jane Barrett, cofondatrice di The Career Farm, un servizio di tutoraggio che collabora con le scuole di business. La ragione per la quale molti posti di lavoro scelti in prima istanza finiscono col deludere le aspettative di chi consegue un MBA, dice, è che gli studenti si erano concentrati troppo sul tipo di azienda per la quale pensavano di voler lavorare e non abbastanza sulla loro idoneità ad assumere specifici ruoli.

Jane Barret consiglia agli studenti di redigere un elenco scritto di tutto quello che vogliono ottenere da un posto di lavoro, specificando per esempio il livello salariale, lo status al quale puntano, il riconoscimento della loro posizione. Spiega anche che è indispensabile riordinare questi potenziali benefici in ordine di preferenza, chiedendo aiuto a chi già ricopre quelle posizioni e accertandosi di aver messo per iscritto tutto quello che ci si prefigge di discutere. «Molte persone si recano agli incontri finalizzati a fare rete pensando di andare soltanto a scambiare quattro chiacchiere», dice. «Invece, è indispensabile non lasciar parlare i propri interlocutori di ciò che non si desidera discutere, e preparare con cura un elenco di domande specifiche».

La forza delle reti di ex alunni MBA della Leeds University Business School è uno dei motivi per i quali Amit Pandey ha deciso di trasferirsi dall’India per studiare a tempo pieno nel Regno Unito. A questo proposito, però, sembra proprio che avrebbe fatto meglio a puntare maggiormente sulla sua passione per lo sport, il cricket. Prossimo al diploma, Pandey si accingeva a ricoprire una posizione a tempo pieno presso Communisis, un’azienda di marketing aziendale con sede a Londra, dove aveva fatto un tirocinio durante il suo MBA, ma il capo della divisione IT dell’Halifax Bang, che aveva incontrato giocando in un club di cricket, lo ha dissuaso.

«Avevo intenzione di lanciarmi nel management strategico a livello operativo, ma non avevo riflettuto su quale settore sarebbe stato più confacente alle mie qualità», dice Pandey”. «Quel mio conoscente del club di cricket mi ha invitato a fermarmi un minuto, aggiungendo che da Halifax era in corso un’ottimizzazione strategica delle operazioni. Non mi ha assunto lui direttamente, ma ha fatto arrivare il mio curriculum a qualcuno che assumeva personale da Halifax». A distanza di nove anni, Pandey lavora ancora nei servizi finanziari, anche se ha fatto carriera ricoprendo posizioni sempre più importanti in varie aziende. Di recente è diventato vice-presidente di Barcleys e si occupa di strategia normativa. Aver scelto i servizi finanziari, conclude, si è rivelato «un caso fortunato».

Dal canto suo, Kemperman non rimpiange la sua avventura nel mondo imprenditoriale. Adesso, però, lavora per un datore di lavoro grazie all’aiuto ricevuto dai contatti della sua scuola di business. E adora quello che fa. Un anno prima che per Treeveo arrivasse il giorno della resa dei conti, un ex compagno di studi presso l’Iese gli aveva raccomandato di prendere in considerazione un posto di project manager presso Google. Dopo aver chiamato gli investitori di Treeveo e aver comunicato loro che l’azienda stava per chiudere, Kemperman ha preso una decisione all’apparenza molto più difficile: presentare domanda per un posto da dipendente da Google. «Da una parte temevo che la mia proposta sarebbe stata respinta», ammette aggiungendo di non aver detto niente in proposito nemmeno agli amici più cari fino a quando non gli è stato offerto il posto. Oggi Kemperman lavora da Google e sente di essere fatto per un lavoro da dipendente e di aver trovato finalmente la sua vocazione.

«Sono rimasto molto sorpreso io stesso, ma sono molto soddisfatto di avercela fatta», dice e aggiunge di essere contento anche della retribuzione sicura che si accompagna alla sua posizione.

Copyright The Financial Times Limited 2017
(Traduzione di Anna Bissanti )

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