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La partnership tra corsi EMBA aiuta a offrire una prospettiva globale

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La partnership tra corsi EMBA aiuta a offrire una prospettiva globale

Quando si è presa un po’ di tempo libero rispetto al suo incarico di direttore esecutivo di un’azienda con sede in Ontario, specializzata in manutenzione e riparazione di impianti, Isabelle Graveline lo ha fatto per uscire dal comfort del suo ambiente e dal consueto tran-tran. Del resto, erano quasi vent’anni che guidava un’azienda che di recente si è classificata tra quelle a più rapida crescita in Canada. Graveline aveva anche il desiderio di trasferirsi e di lasciare la sua terra, dato che tutti gli uffici di Kilmarnock si trovano in Canada. Ha deciso di iscriversi all’International Masters Program for Managers, un corso MBA per dirigenti gestito da ben cinque scuole di business: la McGill University’s Desautels Faculty of Management in Canada, la Lancaster University Management School del Regno Unito, la Renmin University della China School of Business, l’Indian Institute of Management di Bangalore e la brasiliana EBAPE/FGV. Il corso di 16 mesi è strutturato in periodi di studio di due settimane, ospitati a rotazione da ciascuna delle scuole facenti parte del progetto.

«Per me era importante sperimentare dal vivo in che modo operino le aziende nei vari paesi» dice Graveline. «Lavorando nella bolla dorata di un unico paese si finisce col vedere le cose da un unico offuscato punto di vista». Le motivazioni che l’hanno spinta a frequentare un EMBA, invece di un corso a tempo pieno, sono tipiche dei dirigenti di alto livello che capiscono quanto valga la pena perseguire una panoramica globale anche se il loro lavoro non li porta mai all’estero. Le partnership tra diverse scuole di business soddisfano il desiderio degli studenti di un EMBA di comprendere le diverse prospettive in varie parti del mondo. La maggior parte dei dieci programmi di EMBA migliori presenti nella graduatoria del FT sono partenariati tra istituti di continenti diversi, mentre nel caso di altri si tratta di scuole come l’Insead, in grado di spostare i suoi studenti tra i suoi diversi campus in Francia, Singapore e Abu Dhabi.

Gli studenti del primo anno del programma EMBA di 23 mesi dell’Imperial College Business School si spostano in Cina per un soggiorno di una settimana di corso presso l’università cinese di Hong Kong prima di dirigersi alla volta della Germania per un soggiorno di studi di tre giorni, dove possono assistere alle conferenze di ESMT Berlino. In seguito il loro corso prevede un soggiorno negli Stati Uniti in partenariato con la Cornell University di New York City. Ciascuno di questi periodi di corso prevede non soltanto lezioni da seguire, ma anche visite ad aziende come le banche di Wall Street a New York o fabbriche ubicate nella regione meridionale cinese di Shenzhen.

«Agiamo con grande serietà» spiega George Yip, rettore associato per i programmi per dirigenti presso l’Imperial College Business School. «Abbiamo scelto questi partners perché sono le scuole migliori nei rispettivi paesi; perché è facile collaborare con loro e perché non sono collegati ai nostri concorrenti. Si tratta di un criterio che io stesso insegno quando parlo di alleanze nel mio corso facoltativo in business internazionale». L’importanza che l’imprenditoria sta acquisendo per i candidati all'EMBA ai fini della scelta della carriera – a prescindere dal fatto che cerchino di cambiarla o di movimentare le cose nelle società nelle quali lavorano – sta spingendo varie scuole a modificare le loro offerte formative. La cultura delle start-up affascina studenti di una vasta gamma di corsi tenuti da varie scuole di business, ma è ancora maggiore tra quanti frequentano gli EMBA.

Uno studio condotto da CarringtonCrisp, specialista nelle ricerche sull’istruzione e in marketing, commissionato dall’ente di accreditamento EFMD, ha accertato che le persone interessate a un MBA biennale assegnavano all’acquisizione di una mentalità imprenditoriale il decimo posto in una loro graduatoria di competenze ritenute importanti da sviluppare, mentre quelle interessate a un EMBA la collocavano al secondo posto. «Probabilmente, quelli che scelgono opzioni flessibili sperano di utilizzare l’MBA nel momento in cui danno vita a un’azienda per acquisire alcune competenze fondamentali e fare rete con persone che potrebbero aiutarli a far crescere la loro azienda» dice Andrew Crisp, cofondatore di CarringtonCrisp. «L’MBA per dirigenti non è considerato soltanto un diploma, ma un vero e proprio strumento da usare per fondare una start-up».

Le domande di chi si candida a frequentare un programma EMBA alla Chicago’s Booth School of Business sono in aumento, grazie anche al numero in crescita di chi vuole cambiare carriera e a un sempre maggiore interesse nei confronti del mondo imprenditoriale: così dice Phil Berger, vice-rettore dei programmi MBA part-time. Questo interesse è manifestato sia dagli aspiranti fondatori di start-up che cercano di incrementare le loro competenze, sia da persone che hanno voglia di apprendere come si fonda un’azienda. «Meno della metà dei nostri studenti è formata da imprenditori, quindi per lo più si tratta di aspiranti imprenditori che vogliono trovare un posto di lavoro al termine del corso. Tuttavia, quello che desiderano realmente sono le competenze imprenditoriali necessarie a dare una svolta alla loro carriera e a lavorare in organizzazioni nelle quali le strutture del management sono più orizzontali».

Molto spesso l’equilibrio di genere tra chi frequenta un EMBA è scarso. La proporzione di donne che frequentano questo corso alla Booth l’anno scorso è aumentata, ma è arrivata soltanto al 22 per cento su un totale di 240 studenti provenienti da tutto il mondo. Il loro numero è salito, ma è pur sempre fonte di preoccupazione, osserva il professore Berger, aggiungendo che la scuola cerca alacremente domande di iscrizione da parte di donne e offre anche borse di studio in quota rosa. «Stiamo facendo sempre di più per cercare di attirare candidati donna», dice.

Assai simile è quanto accade per il corso EMBA gestito da Trium, una partnership tra HEC Paris, la London School of Economics e la New York University’s Stern School of Business: soltanto un quinto dei 60 studenti internazionali appena ammessi è di sesso femminile. Oliver Gottschalg, rettore accademico di Trium presso HEC, ammette che è davvero difficile capire che cosa fare per aumentare la percentuale delle studentesse, anche se fa notare che il costo del corso – che si aggira intorno ai 175mila dollari, una parte dei quali serve a coprire le spese di alberghi e alloggio – potrebbe essere effettivamente una preoccupazione primaria per le candidate, visto che in linea generale guadagnano meno.

I costi di frequenza di Isabelle Graveline sono stati di circa 60mila dollari, anche se, sommando tutte le altre spese, lei quantifica il costo complessivo dei suoi studi in centomila dollari. È stata una delle quattro donne di un gruppo di 22 studenti e in parte attribuisce questa percentuale femminile così esigua allo scarso numero di donne che occupano alti livelli nelle aziende. Il costo dei corsi come il suo è per lo più proibitivo per molte persone, e soltanto due studentesse del suo corso erano sovvenzionate interamente dai loro datori di lavoro, lei compresa. Per Graveline, tuttavia, molto più preoccupante è la carenza di una folta rappresentanza femminile di rilievo tra coloro che hanno tenuto lezioni nella sala conferenze: «Quando abbiamo avuto una professoressa invece di un professore, i punti di vista espressi sulle sfide aziendali erano del tutti diversi. Ed è questo di cui si avverte la mancanza».

Copyright The Financial Times Limited 2017
(Traduzione di Anna Bissanti)

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