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Over 50: e se per una volta li vedessimo come un valore aggiunto?

lavoro ed esperienza

Over 50: e se per una volta li vedessimo come un valore aggiunto?

Mai come in questo periodo mi trovo a valutare profili di persone molto vicine ai 50 anni. E mai come in questo periodo mi sto soffermando su una domanda molto specifica: se dobbiamo lavorare fino ai 70 anni, se quindi queste persone hanno ancora 20 di lavoro davanti a loro e se, però, le aziende faticano a considerare candidati non più giovanissimi, che fine farà tutta questa forza lavoro nei prossimi anni?

Un volta, a chi era vicino ai 50 anni si diceva: «manca poco alla pensione»; oggi, invece, ne mancano ancora 20. Se va bene. Quasi un’altra vita intera. E oggettivamente non sono molte le società disposte ad investire risorse in un simpatico e preparatissimo candidato con oltre 25 anni di esperienza alle spalle. Nelle job description non ho mai letto «almeno 20 di esperienza nel settore». E devo ammettere che, sebbene mi occupi di selezione da oltre 20 anni, sembrerebbe strano anche a me. Eppure forse dovremmo imparare a farci l’abitudine. Perché in giro c’è tanta gente competente che di anni di lavoro ne ha almeno 20 e che davanti a sé ne ha altrettanti. Dobbiamo imparare, per forza di cose, a fare di più per questa categoria. Anche per responsabilità sociale.

Spesso sono degli ottimi manager che possono diventare degli ottimi imprenditori. Conoscono il mercato e hanno la “fatidica” esperienza. E allora, perché le uniche start up che fanno notizia sono quelle dei Millennials? E perché le aziende che hanno i contributi più interessanti sono quelle legate al mondo delle app, dell’hi-tech o del mobile che, solitamente, sono fondate da giovani? E se invece ci orientassimo verso l’alto? E se questa categoria, che sempre più sarà additata come responsabile della disoccupazione giovanile, fosse aiutata invece che bistrattata?

Credo che ci sia la possibilità di favorire i giovani aiutando i grandi. Qualche azienda ha iniziato a fare degli accordi tra generazioni: il senior si riduce volontariamente le ore di lavoro, l’azienda versa i contributi come se l’orario non fosse ridotto, ma con i soldi risparmiati assume un giovane da affiancare al senior e da formare. La questione, in fondo, si può ridurre in una sola domanda: perché lo stato non promuove queste formule e non sostiene le aziende nel fare questo passaggio?

*Managing director di EasyHunters

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