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La Blockchain non spazzerà via l’azienda tradizionale. Per…

Addio manager?

La Blockchain non spazzerà via l’azienda tradizionale. Per ora...

Il logo di una azienda di  blockchain, Hyperledger
Il logo di una azienda di blockchain, Hyperledger

Walmart la sta usando per ricostruire la filiera della carne di maiale cinese. AP Moller-Maersk la applica alle assicurazioni marittime. Le banche sperano che semplificherà le contrattazioni commerciali tra paesi esteri. BP la sta collaudando per perfezionare le sue attività commerciali di petrolio e di gas. Ora che la blockchain, o catena di blocchi, si sta espandendo al di là del suo uso originario di piattaforma per valute digitali come i bitcoin, anche i cosiddetti “tecno-evangelisti” ne stanno portando il potenziale a un livello superiore, così da ottenere qualcosa di più della semplice provenienza geografica di una braciola di maiale.

«I dirigenti delle aziende hanno un’altra opportunità per riflettere su come organizzare la creazione di valore» hanno scritto l’anno scorso Don Tapscott e Alex Tapscott nel loro libro “Blockchain Revolution”. Gli entusiasti affermano che la blockchain (una distributed digital ledger) potrà addirittura far piazza pulita del management tradizionale e delle organizzazioni che lo hanno sostenuto.

In un recente post su un blog, l’imprenditore Nick Tomaino ha previsto «la lenta agonia dell’azienda». Ora che la tecnologia taglia i costi delle transazioni commerciali, scrive, essa eroderà la motivazione di fondo all’origine dell’esistenza stessa di un’azienda, esplicitata da Ronald Coase nel 1937 come il luogo in grado di coordinare molte attività in maniera più economica rispetto a quello che si spenderebbe fuori dall'organizzazione.

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Un altro post, sul blog Ribbonfarm, anticipa invece la sostituzione dei monotoni discorsi aziendali conformisti criticati da William Whyte nel suo libro del 1956 “The Organization Man” da parte del “Blockchain Man” (o, più presumibilmente, Woman), un mix di “lifestyle business owner e agente libero”.

Come riuscirà la blockchain a ottenere ciò? Nei suoi immodificabili database resteranno scolpite per sempre le informazioni sui contratti, le performance del passato e le relative competenze. Chiunque sarà in grado di trovare subito l'appaltatore giusto. I contratti smart salvaguarderanno gelosamente termini e condizioni, garantendo un pagamento automatico e preciso delle royalties al Blockchain Man o Woman.

Addio dunque cacciatori di teste, intermediari e reparto delle risorse umane! E benvenuto mercato per i lavoratori, libero e senza attriti. Parte di ciò sta già accadendo. «Dietro ai bitcoin non c'è un'azienda» fa notare Toamino, «ma soltanto codici e incentivi».

Inevitabilmente, gli operatori di mercato, i cosiddetti “hype merchant” e coloro che cercano di vendere estratto di mandragora e altre pozioni opinabili del genere stanno già preparando l'esca per i loro ami con la tecnologia più all'avanguardia che strappa titoli in prima pagina. Molti esperimenti nel decentramento stanno mettendo insieme denaro per mezzo dell'ultimo effervescente trend delle “offerte iniziali di monete” – le criptovalute, gettoni digitali che possono essere commercializzati o scambiati per vari servizi.

Non ho intenzione, a questo punto, di fingere di sapere se le affermazioni più altisonanti relative all'influenza della blockchain sul management saranno realizzabili. In ogni caso, non lo sa nemmeno chi sostiene queste affermazioni. Don Tapscott ha pronosticato a lungo che internet avrebbe frantumato ogni gerarchia, ma ammette che “l'architettura aziendale dei primi del XX secolo resta in buona parte integra”. C'è molto da dire al riguardo della distribuzione dell'autorità. La catena di blocchi, tuttavia, è soltanto uno degli strumenti disponibili. Molti passi avanti si possono fare anche per mezzo di una semplice delega. In ogni caso, parecchie virtù della tecnologia sono condivise da database piatti e vecchi e, a ben vedere, alcuni dei suoi presunti vantaggi di fatto sono inconvenienti.

Garrick Hileman, research fellow presso la Cambridge Judge Business School nonché ponderato sostenitore dei distributed ledger, dice che «molte aziende sono passate all'hype cycle, hanno sperimentato prove di concetto e poi si sono chieste: ‘Ehi, un momento: abbiamo davvero bisogno che la blockchain faccia ciò?».

Anche in questo caso vale l'antico slogan Gigo (“Garbage in, garbage out”) dei programmatori di un tempo, proprio come accadeva quando è stata scritta la prima riga di codice. In teoria, un curriculum vitae blockchain porrebbe un argine ai truffatori e agli spacconi che non potrebbero gonfiare le loro credenziali. In pratica, permane il rischio che qualcuno possa inserire un errore, deliberatamente o per sbaglio, e sarà in ogni caso più difficile correggerlo qualora lo si scoprisse.

Anche se la mia carriera scolastica non è stata particolarmente brillante, mi piacerebbe che i miei voti bassi mettessero a repentaglio la mia carriera? La tecnologia della blockchain mi renderebbe padrone dei miei dati e mi conferirebbe il potere di rivelarne soltanto alcune parti. Potrei così mettere a tacere il contributo da me dato al crollo della Enron e nel contempo potrei esaltare maggiormente ciò che ho fatto di positivo per accrescere il successo di Google. In verità, tutto ciò non sembra granché meglio – e significativamente meno farraginoso – che editare la pagina LinkedIn del mio profilo.

Per di più, non tutto ciò che facciamo al lavoro può essere valutato facilmente o oggettivamente. Sono un fan dei feedback a tutto campo, ma si tratta in ogni caso di un modo complesso di apprezzare lo staff. Al contrario, far sì che un numero sufficiente di persone controlli la mia performance in quasi tutti i progetti di base, così che ne derivi qualcosa di utile per tutti i dipendenti futuri, ma farlo anche in modo abbastanza irreprensibile da rimanere scolpito per sempre in una catena di blocco, sembra proprio un compito di una complessità insuperabile, tanto per un uomo quanto per una macchina.

Da un sondaggio del Cambridge Centre for Alternative Finance risulta che gli ostacoli maggiori per l'adozione della tecnologia del distributed ledger sono le questioni legali e confidenziali. Col passare del tempo, l'innovazione e la regolamentazione potranno contribuire a spezzettarle. Ma ci sono buoni motivi per i quali l'Organization Man, e per quel che conta l'organizzazione stessa, continui a sopravvivere al di là del terzo ostacolo individuato dal sondaggio: «La riluttanza a modificare processi operativi aziendali ormai consolidati».

Traduzione di Anna Bissanti
© 2017, The Financial Times

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