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Creatività, una competenza di cui non potremo più fare a meno

reinventare il lavoro

Creatività, una competenza di cui non potremo più fare a meno

Il World Economic Forum ha presentato le competenze che, da qui al 2020, diventeranno indispensabili. Ai primi tre posti troviamo: complex problem solving, critical thinking e creatività. Si tratta di elementi collegati, in un modo o in un altro, all’evoluzione tecnologica. Un’evoluzione che, abbiamo letto quasi ovunque, potrebbe portare alcune macchine a svolgere alcuni lavori che, oggi, sono fatti dagli essere umani. Pensiamoci un attimo: le macchine, già oggi, hanno sostituito l’uomo in tutto ciò che è routinario e senza valore aggiunto.

Ed è in questo contesto che l'uomo sarà chiamato a fare la differenza attraverso la sua capacità di affrontare problemi complessi, in aree sempre più interconnesse e con materie trasversali. Ogni giorno ci troviamo ad affrontare situazioni sempre diverse e con interferenze costanti, senza il supporto di strumenti e concetti imparati sui libri di testo. Prendiamo uno dei lavori del futuro, ma oggetto del presente: il Data Analyst. È un esperto di numeri, laureato in matematica o statistica, ma anche in economia o ingegneria. Appassionato di computer e di sequenze, perché un minimo di conoscenza a livello di coding è importante. Il suo grande valore aggiunto, però, sta nella capacità di interpretare i numeri e renderli fruibili al business in particolare modo al mondo sales. Stiamo parlando di informatica, di finance, di marketing o di sales? Probabilmente di tutti e quattro messi insieme.

In un caso come questo, le macchine sono diventate fondamentali per elaborare le tonnellate di dati che ogni giorno accumuliamo e che le aziende ormai hanno a disposizione grazie agli smartphone, alle carte fidaty o semplicemente tracciando dove navighiamo. Ma senza un critical thinking o una certa creatività che permette di leggere oltre, questi dati sono inutili. Infatti tra le caratteristiche soft che vengono ricercate dalle aziende troviamo proprio questa capacità di interpretare i dati in senso critico, tenendo conto dei fattori emotivi e interpretativi. E su questi campi l’intelligenza umana, ancor di più se flessibile, batte sicuramente le macchine.

Io credo che dovremmo iniziare a pensare a come reinventare il nostro lavoro e non ad avere timore che le macchine ci sostituiranno. È vero che se il nostro lavoro è per il 90% routinario abbiamo elevate possibilità che, in futuro, possa essere automatizzato o digitalizzato. È altrettanto vero, però, che abbiamo una marcia in più che dobbiamo sfruttare: la capacità di adattarci e interpretare ambienti sempre più complessi e in evoluzione. Una capacità che alle macchine non potremo mai insegnare.

* Managing Director di EasyHunters

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