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La crisi catalana spaventa le scuole di business di Barcellona

dopo il voto sull’indipendenza

La crisi catalana spaventa le scuole di business di Barcellona

Fino al mese scorso, quando si è trasferito a Barcellona per iniziare a frequentare il corso MBA alla Iese Business School, Michael Wurth si era recato in Spagna soltanto come turista. Il ventottenne americano non si è lasciato dissuadere né dall’attentato di agosto che ha provocato la morte di 13 persone, né dal referendum per l'indipendenza della Catalogna, e si è iscritto a un corso che, secondo le sue aspettative, lo aiuterà a coronare l’ambizione coltivata da tempo di aprire un’azienda tutta sua.

Ciò nonostante Michael Wurth definisce minacciosa l’atmosfera che si respira nelle strade di Barcellona, dove oggi vive presso la famiglia di un amico spagnolo. «Ogni giorno la gente si affaccia alla finestra e sbatte pentole e coperchi. Si percepisce un clima davvero molto teso», dice. Più di due milioni di persone sono andate alle urne per scegliere la scissione dalla Spagna sfidando Madrid. Il voto per l’indipendenza della Catalogna ha intimorito le aziende della regione, comprese le banche e le società edili. Molte imprese si sono preparate a contrastare ogni tipo di scissione rispetto al resto del territorio spagnolo e a spostare il loro quartiere generale fuori dalla Catalogna.

Le due scuole di business di Barcellona più quotate – Iese (al decimo posto nella graduatoria globale dei corsi MBA redatta dal “FT”) ed Esade (al 17esimo posto) – temono che i tumulti possano rivelarsi tanto dannosi quanto lo è stata l’elezione di Donald Trump per le scuole di business statunitensi. Negli Stati Uniti si imputa il forte calo delle domande di iscrizione ai corsi MBA all’elezione del presidente Trump. Nello stesso modo, anche il referendum per la Brexit e la conseguente decisione di uscire dall’Unione europea hanno avuto un impatto negativo sugli istituti del Regno Unito. Esade redige una valutazione annuale degli studenti degli MBA nelle città di tutto il mondo. Quest’anno il numero totale degli studenti a tempo pieno iscritti a Barcellona è stato di 924, il sesto nel mondo per ordine di grandezza davanti alla Silicon Valley e alla pari con Toronto.

Alfons Sauquet, direttore dei servizi qualità di EFMD, l’ente di accreditamento della scuola di business, ed ex rettore globale di Esade, ammette che la crisi costituzionale catalana potrebbe rivelarsi «dannosa quanto la Brexit» lo è stata per gli istituti del Regno Unito dove, all’indomani del referendum, molti studenti non si sono nemmeno presentati per l’inizio dell’anno accademico 2016. Tuttavia, egli sostiene che i brand Esade e Iese siano «sufficientemente solidi» da poter recuperare tale svantaggio, se i disordini dovessero rivelarsi passeggeri. «Il vero danno dipenderà dalla cronicità di tutto questo e da quanto a lungo se ne parlerà sui giornali» dice Sauquet, aggiungendo che l’intera faccenda probabilmente innervosirà più i giovani studenti non laureati degli studenti già ammessi ai programmi di master. «La maggior parte degli studenti più anziani, come quelli che frequentano i corsi MBA, ha un’esperienza di vita sufficiente a rendersi conto che essere colpiti da eventi come questi fa parte integrante dello scenario delle città moderne», dice Sauquet.

A differenza delle scuole di business del Regno Unito, nessuno dei nuovi ammessi allo Iese ha saltato l’inizio delle lezioni: lo afferma Eric Weber, rettore associato della scuola. Egli fa notare tuttavia che il trimestre è iniziato quando la crisi per il referendum era ancora in corso. «È prematuro affermare quale sarà l’impatto di tutto questo sul lungo periodo, perché gli studenti avevano appena iniziato a presentare domanda di ammissione per l’MBA dell’anno prossimo», dice. I primi dati attendibili arriveranno in tempo per la prima delle quattro scadenze previste per le iscrizioni a dicembre.

La preoccupazione maggiore di Weber è che, a causa dell’incertezza economica, le imprese locali abbiano tagliato la spesa per i corsi su misura di formazione in business per manager. I programmi di istruzione per dirigenti nel 2015-16, ultimo anno per il quale sono disponibili dati precisi, hanno generato circa la metà degli introiti annuali di 102,4 milioni di dollari di Iese e tra l’8 e il 9 per cento di questi arrivavano da aziende con sede in Catalogna. In ogni caso, il punto di forza di Iese sta nella sua accessibilità globale: nel 1989 ha dato vita a un consiglio di consulenza internazionale con illustri esponenti del mondo civile e imprenditoriale di Europa, Americhe e Asia, e nel 2010 a New York ha aperto il primo dei suoi tre campus all’estero.

«A Hong Kong il nostro personale assicura programmi di formazione a un’azienda americana su come fare business in Asia. Il relativo contratto è stato firmato presso il nostro campus di New York», dice Weber. La preoccupazione di Esade, invece, si focalizza per lo più sul calo potenziale delle domande di ammissione tra gli studenti non laureati, la maggior parte dei quali è spagnola, più che tra quelli che vorrebbero frequentare un MBA: lo dice Josep Franch, il rettore della scuola di business. Egli aggiunge che il 94 per cento degli studenti che frequentano l’MBA a tempo pieno arriva da altri paesi e che molti hanno lavorato in città nelle quali la vita degli ultimi anni è stata caratterizzata da sommosse politiche ed economiche. La città di Barcellona, invece, è ancora un asset, aggiunge Franch: «Probabilmente non è la ragione principale per la quale ci sono richieste di ammissione per studiare da Esade, ma si tratta senza dubbio di uno dei valori aggiunti alla proposta».

Wurth, neo iscritto a Iese, dice: «Ho scelto questa scuola prima di tutto perché è tra le migliori università e poi perché ha un approccio fortemente internazionale. E questo aspetto mi piace molto». I 350 studenti che frequentano l’MBA sono divisi in cinque sezioni di 70 studenti ciascuna. Della sua fanno parte sei catalani e sette studenti di altre regioni spagnole. «Sono sicuro che quando non siamo in classe alcuni miei compagni di studio partecipano ai comizi politici, ma quando ne parliamo tutti insieme dicono semplicemente di voler rispettare le opinioni altrui», dice. «Probabilmente, rispetto alle persone con le quali studio, tra le varie sezioni ci sono più tensioni in ambito sportivo, dato che siamo in competizione gli uni contro gli altri», dice Wurth. «E questo mi dà motivo per ben sperare».

Copyright The Financial Times Limited 2017
(Traduzione di Anna Bissanti )

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