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Per entrare nel venture capital oltre a un Mba aiuta... un colpo di…

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Per entrare nel venture capital oltre a un Mba aiuta... un colpo di fortuna

Un diploma MBA conseguito alla London Business School è stato decisivo per Joe Krancki, che si è assicurato un posto di lavoro nel venture capital, ma non grazie a qualcosa di specifico che ha appreso in classe. A contare è stato il fatto di essere uno studente a tempo pieno in un campus, di trovarsi circondato da persone che avevano rapporti con i migliori posti di lavoro nel settore dei servizi finanziari londinesi. La soffiata da parte di un banchiere nel quale Krancki si è imbattuto uscendo dall’aula di informatica lo ha portato a uno stage estivo presso 3i, la società di private equity. Lì ha incontrato Mike Reid, che in seguito avrebbe fondato Frog Capital, la società di tech VC che lo ha assunto e lo ha inserito subito nel suo staff. «Mi sono trovato nel posto giusto al momento giusto ed ero la persona giusta», dice Krancki.

Un posto di lavoro nel settore private equity da sempre è la scelta di carriera preferita tra gli studenti dei corsi MBA. Per entrarci, però, serve fortuna. A differenza di altre carriere altrettanto remunerative nel settore bancario e delle consulenze, un investitore è coinvolto in modo assai intimo nel successo delle aziende, che a furia di raccogliere finanziamenti sono battagliere nei confronti delle loro prospettive. Un partner VC occuperà un posto del consiglio di amministrazione delle aziende in portafoglio. In ogni caso, c’è bisogno di eccellenti competenze umane, in quanto il posto di lavoro spesso prevede di diventare mentori di fondatori e dei loro team.

«I posti di lavoro in VC sono sempre stati molto ambiti» dice Reshma Sohoni, diplomatosi al corso MBA del 2003 dell’Insead e oggi partner di Seedcamp, un’azienda VC early-stage. L’occasione di essere assunto dall’azienda nel 2006 gli è parsa «l’occasione della mia vita». Tuttavia, sono gli studenti stessi degli MBA a fare la loro fortuna, per ciò che concerne il più ampio mercato degli investimenti in private-equity, di cui il VC fa parte. Il settore del private equity, infatti, quest’anno è stato il secondo ad assumere il maggior numero di diplomati MBA dell’Harvard Business School: il 18 per cento di loro, una cifra record, si è infatti avviata in questo settore rispetto al 10 per cento del 2013.

In parte, questo dato riflette il maggior numero di studenti che cercano di dar vita a una start-up prima di cercare un posto di lavoro nel VC: lo afferma Jonathan Shepherd, direttore delle relazioni aziendali per le carriere e del team per lo sviluppo professionale presso HBS. Shepherd consiglia di entrare in una start-up: secondo lui questa è una strategia affidabile per farsi strada verso un posto di lavoro nel VC. Dice infatti che «è di grande aiuto imparare quello che serve per avere successo e poi sfruttare quell’esperienza». Perfino con network come quelli degli ex-alunni HBS, gli studenti devono darsi da fare attivamente per trovare in che modo imboccare la strada che permette di entrare nel settore private equity. A differenza delle banche di investimento, le aziende di VC non fanno visita ai campus delle scuole di business. «Non è affatto facile essere assunti se non si è già nel settore», dice David O’Toole, capo del team per la ricerca di dirigenti nei servizi tecnologici e professionali di Harvey Nash. «Il settore VC ha una cultura che si basa sulla fiducia, quindi la cosa migliore da fare è costruirsi un percorso di lavoro nelle start-up».

Index Ventures, la più grande società di VC in Europa interessata al settore tech, ha parecchi dirigenti in posizione chiave che hanno conseguito un MBA. E nessuno di loro è stato assunto direttamente al termine del corso della scuola di business. Il settore non ha un record positivo per ciò che concerne la diversità di genere: una ricerca condotta quest’anno da Diversity VC, un gruppo di lobbisti, ha appurato che nelle aziende di VC statunitensi è occupato da donne soltanto l’11 per cento dei posti di lavoro a livello di soci, anche se nelle posizioni junior emergono segnali di percentuali in aumento.

I pochi che sono assunti subito, una volta conseguito il loro MBA, devono far fronte a varie sfide. Privi di esperienza precedente, i diplomati MBA quasi certamente devono iniziare a un livello inferiore rispetto a quello che si potrebbero aspettare altrove e questo, secondo Martin Mignor, partner di Index Ventures, potrebbe essere spiazzante per chi ha qualifiche nettamente superiori. «È un po’ come seguire il modello del praticantato», dice. I neoassunti da Index a questo livello di “associati” sono affiancati da uno sponsor, incaricato di guidarli nell’individuazione di nuove opportunità, negoziare termini contrattuali favorevoli e sostenere le aziende in portafoglio. Secondo PayScale, una pay data company, il salario medio iniziale è di 88.713 dollari.

Studiare in una scuola ubicata vicino al settore tech VC ha il vantaggio di mettere in contatto diretto con l’azione. Ma perfino alla Judge Business School di Cambridge, vicina all’hub per start-up Silicon Fen nel Regno Unito, o alla Haas School of Business di Berkeley alla periferia di San Francisco, soltanto uno o due delle centinaia di diplomati che escono dai corsi MBA ogni anno sono assunti da società di VC, stando a quanto riferiscono gli ex alunni. Altri diplomati riescono a entrare nel settore parecchi anni dopo aver conseguito il diploma perché nel frattempo si sono fatti un’esperienza di rilievo nelle start-up: questo è quanto afferma Abby Scott, assistente rettore per l’MBA career management della Haas.

In ogni caso, studiare laddove c’è azione può portare alla fine a trovare il modo di entrarvi, secondo Carol Cheung, diplomata MBA alla Judge MBA, diventata investment associate da Cambridge Innovation Capital dopo aver lavorato per alcune start-up in città. Il suo datore di lavoro ha investito in 22 aziende – Cheung funge da consulente in quattro di esse – oltre a essere coinvolto in decisioni riguardanti la scelta delle venture alle quali dare sostegno, e risponde abilmente alla manciata di tentativi che ogni settimana arrivano dalle start-up alla ricerca di equity funding.

L’esperienza le ha insegnato come individuare i team che faranno funzionare un’idea tra i molti che sono invece privi della capacità di farle avere successo. Cheung è anche consapevole che non sempre sceglie bene: «È difficile individuare un diamante di valore tra quelli grezzi, ma ancora più difficile può essere convivere con la decisione di non aver sostenuto un’azienda che alla fine ha avuto successo», dice.

Copyright The Financial Times Limited 2017
(Traduzione di Anna Bissanti)

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