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Responsabilità: una sfida trasversale che coinvolge tutto il team

sbagliando si impara

Responsabilità: una sfida trasversale che coinvolge tutto il team

Quando eravamo piccoli può essere capitato che i nostri genitori affermassero con tono perentorio: «devi essere più responsabile», oppure «per diventare grande devi essere responsabile» e questo generava in noi una sorta di incomprensione mista a fastidio, forse perché collegavamo questa parola al senso del dovere. Crescendo probabilmente abbiamo constatato, per esperienza diretta, che all’interno di alcune famiglie, scuole, istituzioni e aziende, ci sono molti adulti totalmente irresponsabili e che con i loro comportamenti, più o meno consapevoli, generano eserciti di persone non esattamente definibili come responsabili. Senza addentrarci in speculazioni filosofiche o giuridiche sul termine in questione, e volendo stare molto lontani da intenti moralizzatori, sono certa che molti di noi attribuiscano una valenza positiva e dinamica a questa parola, perché la collegano alla capacità di dare risposte rispetto a circostanze specifiche (autodeterminazione).

La responsabilità è una sfida trasversale

Prima di spendere alcune parole sul significato di «capacità di dare una risposta», condivido alcuni brevissimi spunti di riflessione che la filosofia buddhista offre sulla responsabilità personale e di un leader, sulla fiducia e sull’ascolto, ritenendo queste parole fondamentali e in profonda connessione. Daisaku Ikeda (Presidente della Soka Gakkai, associazione buddhista internazionale) in «La saggezza del Sutra del Loto» afferma che responsabilità significa rispondere, pertanto una persona responsabile è colei che risponde con grande sincerità alla voce della gente. Fare ciò implica un ascolto e chi si pone in questi termini è saggio. Colui che ascolta i membri della comunità avrà l’occasione di comprendere i problemi esistenti e condividendo la propria esperienza di vita potrà creare un contesto nel quale ognuno si senta incoraggiato a raggiungere la realizzazione a cui tende.

Questo comportamento genererà persone disposte a fidarsi del leader e pronte ad assumersi la responsabilità delle proprie azioni e dunque a trasformare le situazioni in cui si trovano per raggiungere gli obiettivi che si sono prefissati. In questo modo sarà possibile conquistare un alto grado di autonomia e di libertà. La libertà richiede quindi responsabilità da parte dei membri della comunità ma anche da parte del leader che la rappresenta.

Senza sposare questa filosofia, ma utilizzandola solo come spunto di riflessione, proviamo a rappresentare la condizione umana attraverso tre aree che creano il territorio della responsabilità. Nel mondo accadono un’infinità di fatti che, non avendo alcuna relazione diretta con noi, non ci riguardano. Altri, invece, ci toccano da vicino perché appartengono alla sfera di ciò che accade nella nostra vita (sfera di coinvolgimento). Quest’ultima include a sua volta la sfera di influenza, ovvero la capacità di influenzare ciò che ci succede grazie alle scelte che effettuiamo e ai comportamenti che mettiamo in atto. Affermare che «non tutto quello che ci accade dipende da noi» non significa che «nulla dipende da noi», altrimenti saremmo legittimati ad attribuire la responsabilità a cause esterne a noi e di conseguenza la nostra sfera di influenza si atrofizzerebbe.

Ogni volta che invece ci domandiamo «cosa posso fare io?» stiamo allargando la nostra sfera di influenza e stiamo esercitando la nostra capacità di incidere sugli avvenimenti che accadono. Tanto più ci focalizzeremo sulla risposta che daremo rispetto alle circostanze che si presenteranno, tanto più saremo padroni del nostro destino e consolideremo la nostra autostima. Ritengo dunque sia necessario un processo individuale di sviluppo della responsabilità nella quotidianità degli esseri umani e quindi anche nei contesti nei quali sono protagonisti, come ad esempio la vita all’interno di un'azienda.

Altrettanto fondamentale è la capacità di un buon manager di creare contesti organizzativi che favoriscano l’assunzione di responsabilità delle persone. Tanto più l’individuo si sentirà capace e libero di contribuire e di incidere al raggiungimento degli obiettivi, tanto più sarà pronto ad assumersi la responsabilità delle sue azioni. Il prerequisito per stimolare il senso della responsabilità è che le persone si fidino del proprio manager, dal momento che saranno reciprocamente coinvolti in un rapporto di medio-lungo periodo in cui sarà necessario il contributo di tutti per raggiungere i risultati. Responsabilità, autostima, autonomia, libertà e fiducia sono mondi strettamente collegati tra loro e capaci di generare valore umano e di business.

* Consultant Newton Management Innovation Spa

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