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Se il cloud è maturo, paga: e la spinta deve arrivare dal business

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Se il cloud è maturo, paga: e la spinta deve arrivare dal business

Quali sono le opportunità e i vantaggi che le aziende più tecnologicamente mature stanno ottenendo in relazione alla possibilità di attivare modelli di business realmente «data driven», e quindi pienamente guidati dai dati? Un quesito che chiama in causa solo i responsabili informatici e i Chief information officer? No, non più. Perché si tratta di sfide che incidono in modo sostanziale sulle dinamiche di gestione dell’impresa. Una nuova ricerca (scaricabile cliccando qui) commissionata da Oracle e condotta da Longitude su scala globale su un campione di oltre 700 professionisti It, ci dice in proposito che le aziende più avanti nell’utilizzo di piattaforme di cloud computing (con il 70% o più delle applicazioni operative nella nuvola) aumentano la produttività e la capacità di competere, lasciando sempre più indietro le altre.

Chi fa parte di questa élite, denominata «cloud master» e costituita dal 12% del totale delle aziende oggetto di indagine, vanta maggiori capacità di sfruttare i propri dati per ottenere informazioni chiave, fa dell’innovazione un asset e può rispondere meglio alle esigenze dei clienti. In altre parole, le imprese che hanno massimizzato i vantaggi di spostare nella nuvola applicazioni e sistemi informatici sono quelle che stanno rivoluzionando i settori in cui operano, lasciando indietro in modo significativo i concorrenti.

La difficoltà, per chi rincorre, non risiede tanto nel non aver messo in atto una strategia cloud. Bensì nelle modalità di implementazione della stessa. La ricerca evidenzia in proposito un aspetto interessante, e precisamente il gap in essere tra percezione e realtà: se oltre un terzo (il 35%) degli executive It interpellati afferma come le loro strategie in tema di computing nella nuvola siano pienamente sviluppate e in larga parte implementate, meno di un quinto di essi (il 18%) lavora in un’azienda che fa parte dei «cloud master».

Perché questa dicotomia, visto e considerato che circa due terzi dei rispondenti sia dell’idea che adottare il cloud offra la possibilità di rispondere meglio alle esigenze dei clienti e di avere maggiore agilità a livello di processi? Per una serie di ragioni. I timori legati alla sicurezza, in primis, evidenziati da oltre la metà dei manager It interpellati (le aziende con un livello di maturità cloud elevato giudicano invece generalmente buona la propria capacità di proteggersi dalle minacce informatiche). Lo studio evidenzia, infine, anche una profonda differenza nella capacità di sfruttare le analytics tra le realtà con significativamente impegnate sulle tecnologie cloud e quelle meno mature. Oltre il 60% delle prime dichiarano di avere una maggiore capacità di analizzare differenti modelli e tipologie di dati e di avere vantaggi tangibili dagli strumenti di machine-learning, al cospetto di poco meno di un terzo delle aziende meno evolute che possono dire lo stesso.

Da Luigi Scappin, responsabile dello sviluppo del business in Oracle Italia, arrivano conferme che di aziende «cloud master» ve ne sono anche nella Penisola e si tratta di imprese di grandissime dimensioni, «che stanno veramente capendo il valore del dato del cloud, sfruttando la capacità di tecnologie avanzate come il machine learning». Dai giochi sono esclusi le Pmi? Assolutamente no, secondo il manager, perché il cloud risponde appieno al principio della democratizzazione della tecnologia, dell’accesso a costi contenuti a risorse elaborative tipiche dell’utenza di classe enterprise. Il punto fondamentale è che a spingere le aziende verso un’adozione organizzata e matura del cloud, in un’ottica di trasformazione digitale, debba essere innanzitutto il business.

«I Chief information officer oppure i Chief digital officer – spiega in proposito Scappin – devono governare questo cambiamento, eliminando la logica dei silos e degli ambienti applicativi vecchio stile, costruendo sistemi flessibili che servono a tutte le funzioni aziendali, a tutto il management, a ogni singolo processo, dalle risorse umane alle operations, dalla finanza alle vendite». Perché essere competitivi significa anche, se non soprattutto, agilità e velocità. Ad ogni livello dell’organizzazione.

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