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Così i fondi studenteschi insegnano a investire con soldi veri

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Così i fondi studenteschi insegnano a investire con soldi veri

Pochi professionisti nella gestione delle risorse passano dalla posizione di direttore capo degli investimenti di un fondo che hanno cofondato ad analista. Eppure, proprio questa è la direzione nella quale Nicola Zanetti sembra avviarsi. L’italiano Zanetti appartiene a un numero in costante crescita di studiosi che aspirano a una carriera nell’asset management e che si stanno impratichendo in fondi di investimento gestiti da studenti. Queste iniziative delle scuole di business ambiscono a dare agli studenti un’esperienza di vita reale nella gestione dei patrimoni, facendo applicare direttamente nei mercati le teorie accademiche di solito confinante alle aule delle conferenze.

«Sono rimasto molto sorpreso dal fatto che quando attui e metti in pratica alcune strategie che hai studiato sui testi accademici, i risultati possono differire in maniera sostanziale» dice Zanetti, che studia all'Imperial College Business School di Londra per un Master of Science in investimenti e gestione patrimoniale. Nell’aprile scorso l’Imperial College ha lanciato un fondo gestito da studenti sulla falsariga di altri programmi di scuole analoghe, per lo più negli Stati Uniti. Il fondo dell’Imperial è supportato da centomila sterline provenienti da sovvenzioni dell'università e da donatori. A supervisionarlo c’è un comitato consultivo comprendente personale accademico ed esperti in investimenti come Victor Li, gestore fondi per JPMorgan Asset Management, e Guillaume Benhamou, private equity manager presso Tikehau Capital. Buona parte del fondo è investito utilizzando strategie quantitative computerizzate, uno dei settori in più rapida espansione del mercato in genere. Zanetti, che vigila su quella parte del fondo, dice che proprio questa è una delle motivazioni principali che lo hanno spinto a lasciarsi coinvolgere.

«Abbiamo iniziato con la ricerca e siamo passati ai test retrospettivi» dice riferendosi alla pratica di applicare strategie di trading ai dati storici. «Abbiamo l’opportunità di sviluppare le nostre conoscenze degli algoritmi e della programmazione informatica. E abbiamo anche fatto esperienza di come presentare al meglio le nostre idee. Si tratta di competenze molto utili per le nostre future carriere nella gestione delle risorse». I docenti universitari dell’Imperial, nona nella graduatoria del FT dei Master in Finanza per studenti con poca o nessuna esperienza lavorativa, desideravano lanciare un fondo da parecchi anni, ma il piano è decollato soltanto quando gli studenti hanno convinto la scuola ad appoggiarlo.

Walter Distaso, professore di econometria finanziaria (l’applicazione dei metodi statistici ai dati di mercato) presso l’Imperial dice: «Lo consideriamo uno strumento didattico, non uno strumento speculativo. È concepito per integrare ciò che insegniamo al corso, un’esperienza tangibile e pratica al tempo stesso». Il professor Distaso è uno dei pochi accademici che fissano i parametri di rischio – a suo dire rigidi – ma sono gli studenti a occuparsi del trading di giorno in giorno. La scuola è in trattative con alcune società di investimento per sponsorizzazioni varie, che potrebbero portare a un aumento delle dimensioni del fondo stesso.

Uno degli aspetti più importanti presi in considerazione quando è stata messa a punto questa iniziativa, dice il professor Distaso, è porre un limite alla visione a breve termine, un problema per i fondi gestiti da studenti perché la maggior parte dei partecipanti è iscritta a programmi che durano un anno soltanto. «Ci sarà, inevitabilmente, un grande turnover. Alcuni studenti hanno accettato di restare nella commissione esecutiva anche quando avranno completato gli studi, mentre gli studenti del dottorato di ricerca avranno un incarico più lungo», ha detto.

Un altro fondo gestito da studenti è stato concepito per promuovere proprio una visione a lungo termine. Due anni fa la Columbia Business School di New York ha lanciato il «5x5x5 Student Value Investment Fund», sostenuto finanziariamente da Thomas Russo, un selezionatore di titoli della Pennsylvania. Questo fondo investe 250mila dollari l’anno in cinque proposte di investimento che sono state messe insieme dagli studenti del corso di value investing della scuola. Quando gli studenti devono scegliere le idee sulle quali puntare, devono farlo usando non più di cinque motivazioni chiare. Gli investimenti sono mantenuti per cinque anni e gli studenti che hanno scelto le proposte tornano dopo il diploma per discutere l’andamento complessivo dei loro investimenti.

«Alcuni fondi gestiti da studenti hanno visto il management di ogni nuovo anno liquidare le holding dei predecessori, il che significa che nessuno apprende dai propri errori» dice Meredith Trivedi, direttrice amministrativa dell'Heilbrunn Center della Columbia, che siede anche nel consiglio del fondo. Secondo lei, un altro vantaggio legato al fatto che gli ex studenti tornino per ridiscutere le loro idee di investimento è che ciò contribuisce a creare una rete di ex alunni che aiuta chi è all'inizio della carriera. «L’obiettivo di Tom Russo era far sì che gli studenti spingessero i loro orizzonti di investimento sempre più in là, e riflettessero su che cosa potesse rientrare nel portafoglio dell’investimento che sarà mantenuto e di cui dovranno rispondere a distanza di cinque anni». Al termine dei cinque anni, le azioni sono vendute e il capitale è reinvestito nel fondo. Ogni plusvalenza è utilizzata per offrire aiuti finanziari agli studenti futuri.

È risaputo che gli investment manager lavorano molte ore e il coinvolgimento nei fondi delle scuole di business prepara gli studenti a una carriera in cui si inizia a lavorare molto presto e si finisce molto tardi. «Il tempo è il limite più grande» dice Zanetti. «Finora sono riuscito abbastanza bene a dividere il mio tempo tra la frequenza del corso e la gestione del fondo. Studio molto di notte e al mattino presto. Se si ci appassiona a qualcosa, il tempo lo si trova».

Copyright The Financial Times Limited 2018
(Traduzione di Anna Bissanti)

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