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Fintech, i master in finanza non servono solo per i banchieri

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Fintech, i master in finanza non servono solo per i banchieri

Alcune delle aziende di maggior successo al mondo sono creazione di fondatori che hanno abbandonato gli studi universitari per far crescere le loro startup, non ultimi gli ex studenti di Harvard Bill Gates di Microsoft e Mark Zuckerberg di Facebook. Tuttavia, un esiguo ma significativo numero di studenti che si iscrivono per conseguire diplomi di master in finanza fa esattamente l’opposto e ambisce ad approfondire le conoscenze in questo ambito.

Maximilian Voigt si è candidato a un master in economia finanziaria alla Saïd Business School dell’Università di Oxford poco dopo aver cofondato Gründermaschine, un incubatore per le fasi iniziali delle fintech a Francoforte. Voigt stava lavorando per Talentschmiede, una società di consulenze nell’IT, che ha finanziato i due terzi delle sue tasse universitarie. «Avevo la sensazione che mi mancassero ancora alcune conoscenze su come funziona l’intero ecosistema finanziario» dice Voigt, e aggiunge di essere stato incoraggiato a pensare in grande al riguardo della sua nuova impresa da persone conosciute tramite la rete di Oxford che mette in contatto tra loro studenti di altri corsi. «A Oxford si apprende a essere veramente ambiziosi perché si è circondati da persone brillanti», ha detto.

Sono pochi i segnali dai quali si possa desumere con certezza che gli studenti dei master in finanza si stiano lanciando in gran numero nelle startup fintech. Voigt è stato uno degli unici tre studenti del suo corso di 80 a essersi buttato in una impresa del genere come primo lavoro al termine del suo diploma. «C’erano moltissime persone che parlavano di lavorare in una startup fintech, ma credo che la maggior parte di loro abbia concluso che fosse un po’ rischioso» dice, facendo notare che si è sentito privilegiato a essere sponsorizzato e a non avere le medesime preoccupazioni economiche di alcuni suoi compagni di corso. «Alcuni hanno detto di voler prendere in considerazione l’idea di lavorare in una fintech, ma di aver bisogno prima di tutto di un posto di lavoro in banca per ripagare il loro debito studentesco».

Le fintech sono molto richieste e un buon approdo per quanti sono intenzionati a sviluppare competenze di rilievo per lavorare nei moderni team delle banche: così dice Yvon Moysan, docente di primo livello di marketing digitale presso il corso di Master of Science in finanza dell’IESEG School of Management di Lille. In ogni caso, Moysan ammette che subito dopo il diploma la maggior parte dei 25 studenti che frequentano il corso ogni anno trova un posto di lavoro in grandi banche, invece di optare con maggiori rischi per una startup. «Per questo diploma molto specifico, gli studenti sono più propensi a lavorare nelle grandi banche», dice Moysan.

Arzish Baaquie lavorava per un’azienda fintech prima di presentare domanda per il diploma di master in finanza alla London Business School (LBS). Dopo aver lavorato molti anni nel settore delle banche di investimento, era entrato in Smartkarma, a Singapore, un provider di consulenze di investimento per gestori patrimoniali dei mercati asiatici. «Le mie conoscenze del settore finanziario erano buone» dice Baaquie, che era però impaziente di espandere le competenze specialistiche necessarie a comunicare con i suoi clienti, portfolio manager presso società di gestioni patrimoniali. «Quando si ritrovano, queste persone non perdono tempo in chiacchiere inutili. Io volevo approdare a un palcoscenico dal quale le mie parole fossero considerate davvero efficaci».

A trentatré anni, dunque, Baaquie è tornato a studiare a tempo pieno con il placet dei fondatori della sua azienda, Jon Foster e Raghav Kapoor, che hanno anche acconsentito a finanziarne gli studi di un anno. «Come ogni startup, sapevamo di aver bisogno di elevare le competenze della nostra azienda per sostenerne la crescita in futuro», dice Foster. «Abbiamo deciso insieme ad Arzish quale tipo di programma si confacesse meglio alle sue aspirazioni e alle esigenze future della società», hanno detto i suoi sponsor. I fondatori sono rimasti assai colpiti dai risultati di Baaquie durante il corso: non soltanto per ciò che concerne lo sviluppo delle competenze tecniche, ma anche per come ha saputo prendere l’iniziativa in attività extracurriculari, prendendo per esempio la parola alla conferenza annuale degli investment manager della LBS.

Non appena è sceso dalla scaletta dell'aereo in arrivo da Singapore, Baaquie è stato spedito a Londra per aprire un ufficio di Smartkarma nel Regno Unito. «Ci siamo resi conto che era maturato in modo significativo, che capiva a fondo diverse tecniche di management ed era quindi pronto a raccogliere quella nuova sfida», ha detto Foster. Baaquie rappresenta un’eccezione nel corso della LBS, dove pochi studenti arrivano dalle fintech o vanno a lavorarci, malgrado il fatto che Londra abbia la reputazione di essere un hub per questo tipo di imprese: così afferma David Morris, che si occupa del reclutamento del settore tecnologico presso il centro carriere della scuola.

Morris dice anche che gli stipendi sono una questione difficile quando gli studenti sanno di poter guadagnare di più in una banca affermata che in una nuova startup tecnologica. E aggiunge che le competenze richieste sono diverse. «Lavorare in una startup significa lavorare in un ambiente disorganizzato», prosegue Morris, secondo il quale le fintech che si rivolgono alla LBS spesso cercano personale che possa essere coinvolto in ruoli differenti nell’azienda, dal reparto vendite a quello strategico.

La Stockholm School of Economics (SSE) ha coltivato stretti rapporti con la comunità delle startup tecnologiche della città. In facoltà molti docenti sono profondamente coinvolti con la comunità delle fintech, sia tramite le loro ricerche su argomenti relativi a esse, sia come direttori, consulenti e membri dei comitati di investimento: questo è quanto afferma Bo Becker, professore di finanza all'SSE. Degli 80 studenti circa che compongono una tipica classe di master in finanza, il cinque per cento va a lavorare per le startup fintech, secondo SSE. Molti di più sono coloro che assumono posizioni connesse alla tecnologia in grandi banche, società di venture capital e di consulenza mirata alle fintech, dice Becker.

«Molte aziende del settore fintech più importanti vengono direttamente qui a Stoccolma per conoscere i nostri studenti», dice. «Sono datori di lavoro meno organizzati delle società più grandi e di più vecchia data, ma l’importante è che ci sia richiesta di nostri studenti».

Copyright The Financial Times Limited 2018
(Traduzione di Anna Bissanti)

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