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A Vicenza l'oreficeria riparte dall'export

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A Vicenza l'oreficeria riparte dall'export

Gli unici a fare bracciali flessibili grazie a centinaia di micromolle in oro inserite nella maglia dorata (Fope); gli unici a colorare l'oro con particelle impercettibili e mescole particolari che lo rendono naturalmente beige o rosa (Cammilli); i primi a introdurre lo «stretch» nella gioielleria (Chimento).

Sono innovazione e creatività a rendere speciali i prodotti italiani dell'oreficeria e della gioielleria e a giustificare i risultati positivi ottenuti all'estero. Nonostante le crisi geopolitiche e gli scenari estremamente volatili, le esportazioni del gioiello italiano - 8.367 imprese e 28.546 addetti - sono saldamente in territorio positivo (+7% nel periodo gennaio-maggio), nonostante il -6% della Russia e il -7% del Giappone. La continua ricerca in nuovo design, nuovi materiali, e la sperimentazione costantemente orientata verso l'avanguardia fa sì che consumatori evoluti, come ad esempio gli statunitensi (+10% nel secondo trimestre), o in fase di evoluzione, come l'Indonesia e il Sud-est asiatico (+28%), apprezzino il prodotto italiano sopra ogni altro. Sono state queste le armi per sopravvivere durante la crisi - «e il potenziale di crescita è ancora molto forte», dice la presidente di Federorafi Ivana Ciabatti -, in un settore che per primo sente le difficoltà, ma, d'altro canto, per primo vede la ripresa.

E la ripresa c'è: oltre ai dati positivi dell'export, fanno ben sperare la crescita del 4,6% del fatturato totale (periodo gennaio-maggio), rispetto ai 6,86 miliardi di giro d'affari registrati a fine 2014, e l'aumento della produzione, che nei primi cinque mesi dell'anno è cresciuta dell'11% rispetto allo stesso periodo del 2014. Non solo: è ripreso anche il mercato interno, anche se solo per l'alto di gamma: Mattioli (25 milioni di ricavi, i primi ad introdurre nel 2006 l'«oro cioccolato» e ora famosi per le madreperle colorate) registra una crescita del 10%. La Giorgio Visconti, 17 milioni di fatturato, pionieri del «brillante sotto il brillante», tecnica per aumentare la luminosità della pietra, segna un aumento in Italia nei primi sei mesi dell'anno del 27,9%. «Il saper fare, il bello, la capacità di costruire un oggetto fatto bene con la giusta quantità di pietre e oro e nello stesso tempo il saper cogliere la contemporaneità e la modernità non sono cose da tutti - spiega Andrea Visconti, ad della casa di Valenza -. È questo che rende vincenti gli italiani».

La qualità e il successo italiani passano anche attraverso una rinnovata attenzione ai brevetti e alle certificazioni: «Il deposito dei brevetti e del design è importante per aumentare la credibilità all'estero - spiega Diego Nardin, ad della vicentina Fope, che nei primi mesi dell'anno ha visto balzare i propri ricavi del 25% sui mercati mondiali - e, aggiungo, delle certificazioni etico sociali». Il centro del mondo orafo, l'hub che rende l'Italia player irrinunciabile del gioiello è Vicenza, dove ieri si è aperta VicenzaOro September (fino al 9). «Non siamo la fiera più grande del mondo ma siamo la più innovativa - ha detto ieri il presidente di Fiera di Vicenza Matteo Marzotto -. Qui creiamo le tendenze che domineranno il mercato nei prossimi mesi, studiamo il consumatore, anticipiamo le mode.

E soprattutto siamo globali e locali perché fungiamo da aggregatore degli operatori mondiali da una parte e del made in Italy dall'altra». Proprio ieri a Vicenza, dopo il punto sui dati di settore, è stato firmato un accordo tra la fiera e il World Diamond Mark, organizzazione non-profit fondata dalla Federazione mondiale delle Borse diamanti, per la promozione del settore dei diamanti e dei gioielli. Mentre sono sempre più consistenti e decisive le manifestazioni dedicate al settore che Fiera di Vicenza organizza nel mondo (si veda l'articolo a fianco). Alla manifestazione berica partecipano 1.550 brand italiani e stranieri, 500 top buyers selezionati e sono attesi più di 25mila visitatori. Numeri destinati ad aumentare quando troverà compimento la partnership con Arezzo per l'armonizzazione dei calendari e il piano di razionalizzazione e internazionalizzazione del made in Italy che il viceministro Carlo Calenda sta mettendo a punto e che prevede, nel settore orafo, un ruolo da capogruppo per Fiera di Vicenza.

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