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Milano moda uomo sale in passerella e punta sui buyer esteri

sfilate uomo pe 2017

Milano moda uomo sale in passerella e punta sui buyer esteri

Marchi che scelgono di unificare le sfilate uomo e donna; brand, italiani e stranieri, che abbandonano il “format” sfilata a favore di presentazioni o eventi; altri marchi ancora che rinunciano a portare in passerella le pre-collezioni o, sul fronte della comunicazione, vietano di postare su internet foto e video delle sfilate.

Sono momenti di ripensamento e cambiamento per le aziende e per le settimane della moda di tutto il mondo, a partire da Milano, Parigi, New York e Londra (si veda anche Il Sole 24 Ore di ieri). Ma Milano sembra la più cosciente della sua rinnovata forza nello scacchiere del fashion system globale e raccoglie oggi il testimone da Firenze, dove ieri Pitti Uomo si è chiuso con un record di 30mila visitatori e 8.500 buyer stranieri, che ora faranno rotta in Lombardia. Nella parte maschile Milano e l’Italia sono sempre più uniche rispetto alle altre capitali della moda, come hanno ricordato nei giorni scorsi l’amministratore delegato di Pitti Immagine Raffaello Napoleone, il presidente della Camera della moda Carlo Capasa e, ieri, Renzo Rosso, membro del board esecutivo della Camera della moda, fondatore del marchio Diesel e oggi presidente della holding Otb (Only the brave). Un gruppo che negli anni ha costruito un portafoglio di cui fanno parte, tra gli altri, i marchi Maison Margiela, Viktor&Rolf, Marni e John Galliano e che ha chiuso il 2015 a 1,59 miliardi (+2%, con un export del 95%), un fatturato riconducibile solo per il 60% a Diesel.

Da sabato a martedì Milano moda uomo ospiterà 37 sfilate, due in meno rispetto all’ultima edizione. Ma sono aumentate le presentazioni in showroom, le mostre e gli eventi, alcuni dei quali aperti al pubblico. Un segnale, la “fluidità” nelle scelte dei marchi sulla modalità di presentare le collezioni, che secondo Carlo Capasa «dimostra la vitalità di Milano e del mondo della moda di percepire la necessità di cambiamento e di provare, coraggiosamente, strade alternative, di rottura con il passato». Proprio di scenari futuri si parlerà nel giorno di chiusura: martedì, dopo la sfilata di Giorgio Armani, la Camera della moda ha messo in calendario il convegno Crafting the Future of Fashion, realizzato in collaborazione con Bain&Company, il sito The Business of Fashion e UniCredit.

La positività di Capasa su Milano è condivisa da Rosso, che ha dato il buon esempio sul fronte di un diverso rapporto con gli abitanti di Milano che non seguono il settore dal punto di vista professionale. Sabato, dalle 10 alle 18, la mostra tratta dal libro Radical Renaissance 55+5, scritto per ripercorrere i primi 60 anni dell’imprenditore veneto, sarà aperta gratuitamente al pubblico. Suggestiva la location, uno spazio in via delle Erbe 2, nel cuore di Brera, un quartiere dove l’arte e il design si mischiano sempre di più alla moda. «Insieme agli altri membri del board della Camera, credo di aver dato un contributo a rafforzare la posizione dei Milano: il titolo del nuovo libro contiene la parola Rinascimento, che si può applicare anche a questa città – ha detto Rosso –. E credo che non si fermerà qui: come Otb stiamo guardando al futuro della moda e del mondo in ottica di sostenibilità ambientale e sociale; le grandi aziende come la nostra e l’Italia nel suo complesso possono dare l’esempio».

L’energia c’è, l’ottimismo portato da Pitti pure: la fiera di Firenze è stata definita in questi giorni dalla stampa internazionale la miglior vetrina al mondo per la moda maschile, nonché punto di riferimento per nuove tendenze e ideali legami tra passato e futuro. Accanto alle sfilate di Raf Simons e del talento russo Gosha Rubchinskiy, Firenze ha celebrato Karl Lagerfeld con una mostra a Palazzo Pitti.

Qualche ombra resta però: nel 2015 il fatturato della moda maschile italiana era cresciuto dell’1,4%, sfiorando gli 8,9 miliardi, secondo il consuntivo di Sistema moda Italia. Ma nei primi due mesi del 2016 l’export, che nel 2015 era salito del 2,3% a 5,6 miliardi, è calato dell’1,1% e le incognite per il resto dell’anno, economiche e geopolitiche sono moltissime, a partire dal calo delle esportazioni verso la Russia (già scese del 31% nello scorso anno) e dal rischio terrorismo, che spaventa i turisti ma anche i buyer internazionali.

Guardiamo però le luci: lo stilista francese Cedric Charlier, che ha un accordo di licenza con il gruppo Aeffe e prodotto in Italia al 90%, ha annunciato che aggiungerà alle sue collezioni donna una linea uomo. Lo stesso aveva fatto la designer inglese Stella McCartney due giorni fa.

L’Italia – come ha ricordato martedì la vicepresidente di Confindustria con delega per l’internazionalizzazione Licia Mattioli – è di fatto «la fabbrica di lusso del mondo»: è nel nostro Paese che tutti i marchi di alta gamma (in primis i francesi) vengono a produrre. Su questo – e su una rinnovata energia e capacità di fare squadra di Milano – bisogna puntare per restare il punto di riferimento, come città e come Paese, per la moda, maschile e non solo.

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