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A Venezia il colosso del travel retail Dfs apre un polo del lusso (7mila…

intervista

A Venezia il colosso del travel retail Dfs apre un polo del lusso (7mila metri) e assume 500 addetti

«Quando abbiamo deciso di espanderci dall’Asia in Europa i due Paesi candidati erano Francia e Italia. Come città, pensavamo a Parigi, Roma, Firenze o Milano. Ma il destino ci ha portati a Venezia e ora siamo convinti che non potesse esserci scelta migliore».

Philippe Schaus, presidente e ceo di Dfs, gruppo leader nel settore del travel retail in Asia e partecipato da Lvmh, presenta così il «T Fondaco dei tedeschi», un department store del lusso che aprirà il 1° ottobre in un edificio del sedicesimo secolo a due passi dal Ponte di Rialto e dove T sta per turisti.

Quali sono le particolarità del progetto italiano?

Ogni player di lunga esperienza nel retail, come Dfs, fondato a Hong Kong nel 1960 da due americani, Robert Miller e Charles Feeney, sa che il settore sta cambiando, in tutto il mondo. Una delle novità è che persino i format di maggior successo vanno oggi adattati alla città in cui sorgono. A Venezia questo è ancora più evidente, per i limiti di spazio e i giusti vincoli che pone la Sovrintendenza quando si modificano gli interni degli edifici storici. Il T Fondaco dei tedeschi è stato ristrutturato da Rem Koolhaas e la superficie, quasi 7mila metri, sarà divisa tra spazi commerciali e culturali, in partnership con il Comune e le autorità museali di Venezia.

Come avete scelto i marchi?

Ci saranno soprattutto nomi italiani della moda e del lusso. Al piano terra in particolare lo spazio più grande lo avranno Gucci e Bottega Veneta, simboli del made in Italy e del made in Veneto, ma avremo poi prodotti dell’artigianato locale, dagli oggetti in vetro veramente made in Murano alle specialità enogastronomiche della regione. La cosmetica sarà all’ultimo piano e la selezione comprenderà grandi marchi accanto a nomi meno conosciuti, di nicchia.

A Venezia i marchi della moda e del lusso sono già presenti con le loro boutique. Non si rischia una sovrapposizione?

Tutti i grandi marchi sono nostri partner da molti anni e sono stati i primi a valutare l’opportunità di partecipare al progetto Dfs. Non solo: sempre di più chiederemo di creare capsule collection e prodotti ad hoc. I clienti, specie se sono turisti extra Ue, cercano o forse addirittura pretendono una shopping experience diversa da quella che possono fare a casa loro e idealmente vogliono acquistare prodotti introvabili altrove.

Come promuoverete il Fondaco all’estero?

Il mercato che conosciamo meglio è l’Asia, dove comunque ci sono enormi differenze tra Paesi. Singapore, Hong Kong, Macao, la Cina con le sue metropoli: sono mondi diversi. Su un tema però insisteremo per l’incoming fatto in collaborazione con tutti i tour operator asiatici: il Fondaco e Venezia possono essere il punto di partenza per fare un giro della regione. Abbiamo portato i responsabili delle più grandi agenzie di viaggio asiatiche sulla Riviera del Brenta, a visitare le ville Palladiane, ma anche i laboratori artigianali i vigneti, le cantine. Lo stupore e l’entusiasmo sono stati unanimi.

Il progetto sarà un volano economico per la città ?

Al Fondaco lavoreranno circa 500 persone, per la maggior parte italiane e con un’età media molto bassa, anche tra i manager, che stiamo formando da oltre un anno. Pensiamo poi di poter creare, come dicevo, un indotto per l’intera regione e di modificare l’immagine di Venezia come destinazione turistica “mordi e fuggi”.

Quando prevedete di andare a break even?

Ci siamo dati come obiettivo per il pareggio due anni. L’investimento, anche per un grande gruppo come il nostro, è tra i più importanti che abbiamo fatto negli ultimi anni (si parla di decine di milioni di euro, ndr) ma Dfs, con i suoi 56 anni di storia, può permettersi una visione di medio-lungo termine. Non siamo speculatori né vogliamo sfruttare il territorio. Al contrario: speriamo che il Fondaco diventi un punto di riferimento per i veneziani, ai quali offriremo mostre ed eventi tutto l’anno.

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