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Moda, le lepri italiane battono Europa e Usa

STUDIO PAMBIANCO

Moda, le lepri italiane battono Europa e Usa

Il 2016 si conferma un anno complesso per il settore moda-lusso internazionale. Le aziende sono alle prese con il rallentamento di alcuni mercati chiave – in primis Cina e Russia – e con una clientela in rapida evoluzione, sempre più digitalizzata. Nessuna di loro, tuttavia, si è arresa: tutte hanno accettato la sfida offerta dallo scenario instabile e in profonda trasformazione, chi puntando ai Millennials e chi rivedendo le strategie distributive all’insegna dell’efficienza, chi ragionando su prezzi e qualità. L’analisi condotta da Pambianco Strategie di impresa sulle semestrali di un campione di aziende quotate del settore – dal lusso di Lvmh al fast fashion di Inditex – evidenzia come il fatturato complessivo delle aziende considerate sia cresciuto del 2,8% passando da 97,1 a 99,8 miliardi di euro; il margine Ebitda è invece sceso dal 17,5% del primo semestre 2015 al 16,6% del 2016. «Le performance migliori arrivano dalle aziende del mass market – spiega David Pambianco, autore della ricerca – che hanno un target più trasversale rispetto a quelle del lusso e hanno sofferto meno del rallentamento delle economie cinesi e russe».

In questo contesto di crescita moderata, l’Italia non brilla: i ricavi delle 13 quotate – che in sei mesi hanno fatturato 10,4 miliardi – sono calati dell’1,6% rispetto al primo semestre 2015. La classifica delle quotate italiane continua a essere guidata da Luxottica, gigante dell’occhialeria che nel primo semestre 2016 ha superato i 4,7 miliardi di euro di fatturato, in salita dell’1,1% rispetto allo scorso anno, con Ebitda leggermente in calo al 22%. Al secondo posto il gruppo Prada (-14,8% i ricavi).

Particolarmente positive le performance di Moncler, al nono posto, che ha messo a segno un +17% toccando i 346 milioni di ricavi, Cucinelli (+9,8%) e Aeffe (+7,1%). Nonostante il margine Ebitda complessivo sceso dal 19,9% al 18,3%, le imprese italiane continuano a superare in termini di redditività sia quelle europee sia quelle americane. «Il lusso è alle prese con un cambiamento strutturale del mercato – chiosa David Pambianco – e deve affrontarlo facendo leva su omnichannel e storytelling, per integrare le dimensioni on e offline».

Il confronto con le realtà straniere, benchè il tessuto industriale estero sia completamente diverso da quello italiano, con i grandi gruppi del fast fashion e del lusso tra Spagna, Francia e Svezia, restituisce uno scenario più dinamico proprio oltre confine: i ricavi delle 10 imprese europee esaminate sono saliti del 5,8% a 60,8 miliardi di euro, una cifra sei volte superiore al fatturato delle 13 quotate italiane. Se lo scettro europeo spetta al gruppo francese Lvmh che nel semestre ha registrato ricavi per 17,1 miliardi, in salita del 2,9% (ma che nel terzo trimestre 2016 ha accelerato con 9 miliardi di ricavi, +6,5% rispetto allo stesso periodo del 2015), a trainare la moda europea sono state Pandora (+26,9%), Adidas (+15%) e Inditex (+11,1%): aziende che operano nella fascia accessibile o media. Negativo l’andamento delle imprese americane: le 12 aziende analizzate hanno messo a segno un -1,6% nei ricavi del primo semestre, toccando i 28,6 miliardi.

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