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Il gruppo Stefanel chiede il concordato preventivo

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Il gruppo Stefanel chiede il concordato preventivo

(Olycom)
(Olycom)

Il cavaliere bianco che doveva salvare Stefanel (per ora) non si è palesato e la società dello storico marchio dell’abbigliamento, in profonda crisi debitoria, ha deciso di rifugiarsi nel concordato preventivo in bianco. Uno strumento di tutela, che dovrà essere omologato dal Tribunale, dalle pretese dei creditori, le banche in primis esposte per oltre 80 milioni sul gruppo fondato e guidato da Giuseppe Stefanel. È l’epilogo non del tutto inatteso di una situazione di crisi profonda industriale e soprattutto finanziaria che dura ormai da anni e che per ora non ha trovato una soluzione convincente. L’ultima semestrale del gruppo dell’abbigliamento veneto dice solo dell’aggravarsi della crisi. La perdita netta è stata di 13,3 milioni su ricavi in calo a 67,5 milioni dai 77,2 milioni del primo semestre del 2015. Le nuove perdite hanno portato il patrimonio netto in rosso per 11,5 milioni. Senza capitale e con debiti finanziari a breve saliti a settembre a 87,4 milioni, la strada del concordato era l’unica percorribile in questa fase. Non è detto che basti.

I revisori che hanno bocciato il bilancio pongono seri dubbi sulla continuità aziendale messa in discussione dal deterioramento ulteriore del conto economico. Già a fine del 2015 del resto alcuni dei covenants finanziari con le banche non erano stati rispettati, con il rischio di revoca delle linee di finanza operativa. E così Stefanel non può che chiedere alle banche una moratoria sui suoi debiti. Richiesta che non è affatto nuova. Quel debito con le banche da 85 milioni è al suo quarto giro di mancato rimborso. Il primo accordo di rinegoziazione del debito data infatti addirittura dal 2008: un tempo biblico, in cui la moratoria è stata rinnovata più e più volte. Il tutto nella speranza per le banche di rientrare prima o poi in possesso dei loro crediti. Strappare nuovi rinvi in assenza per ora di garanzie sulla ricapitalizzazione diventava sempre più arduo. Da qui la decisione del Cda della società di ieri di chiedere l’ammissione al concordato preventivo.

La crisi del marchio storico dell’abbigliamento è di lunga data. I ricavi continuano a scendere anno su anno: anche negli ultimi 12 mesi sono calati di un 12%. Stefanel che faceva ricavi per 180 milioni nel 2009 ora si è fermata a poco più di 150 milioni nel 2015 e rischia di scendere ancora sotto questa soglia nel 2016, ma soprattutto la sua marginalità industriale ha cumulato passivi per oltre 90 milioni dal 2009 e perdite nette per oltre 100 milioni sempre dal 2009 all'epoca dell'inizio dei guai finanziari che hanno portato alla prima richiesta di moratoria per i debiti bancari.

La società sarebbe impegnata a trovare un investitore disposta a iniettare risorse fresche. Un passaggio inevitabile, dato che il patron Giuseppe Stefanel pare non disporre di mezzi per un aumento di capitale. Due delle tre società con cui Stefanel controlla al 56% il gruppo sono in liquidazione, mentre la terza FinPiave (che ha il 20,3% del capitale) ha chiesto anch’essa l’ammissione al concordato.

E ironia della sorte con Giuseppe Stefanel che ha perso di tasca sua oltre 5 milioni di euro dall'investimento in azioni di Veneto Banca. Soldi che sarebbero stati oggi preziosi per salvare la sua storica azienda.Anche se l’omologa dovesse arrivare un nuovo socio industrial-finanziario è il passaggio indispensabile che attende il gruppo. Sempre che si palesi.

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