Moda24

Palazzo Scanderbeg: la nuova formula per l’ospitalità di lusso a…

hotellerie

Palazzo Scanderbeg: la nuova formula per l’ospitalità di lusso a Roma

Roma. Fontana di Trevi. Una selva di bastoni da selfie dalla mattina alla sera tardi schierati davanti a una delle più belle scenografie barocche (il capolavoro fu iniziato da Nicola Salvi nel 1732 e terminato da Giuseppe Pannini nel 1762). Sgattaioli tra la folla numerosa, ti infili in un vicoletto e per incanto ti trovi in uno degli angoli più tranquilli di Roma, dove i passi rimbombano solitari sui ciottoli antichi. Un centinaio di metri, e arrivi in una piazzetta deliziosa e silenziosa, ai piedi del Quirinale. Davanti, la facciata ripulita di fresco di Palazzo Scanderbeg , un edificio fatto costruire nel 1466 dal principe albanese e re dell’Epiro, e a lui intitolato come la piazza.

Il bel palazzo è stato restaurato e riqualificato, e oggi ospita una townhouse con 7 appartamenti e 4 suite che rinnovano l’ospitalità di alto livello a Roma, a metà tra una residenza e un hotel di lusso. Il progetto è della famiglia Toti, imprenditori romani che aprirono il primo centro commerciale italiano – Cinecittà 2 - e nel 1974 costruirono il loro primo quattro stelle business nel quartiere Prati, il Visconti, che dallo scorso primo febbraio, rinnovati gli spazi e le 240 camere, è stato affiliato a Le Méridien di Starwood. Successivamente, nel 2002, è entrato nel portfolio delle proprietà di famiglia il Capo d’Africa, un altro quattro stelle nel quartiere Celio, per turisti in vacanza, con 65 camere e terrazza-bar con vista magnifica sul Colosseo. Nel gennaio 2016, la famiglia ha inaugurato Palazzo Scanderbeg, che ha l’aspetto di una residenza privata, nel cui salotto, con camino, libri d’arte all’ingresso, si transita per sbrigare, velocemente, check in e check out, bere un caffè, attendere un taxi.

«Quando si è presentata l’occasione di prendere la struttura, ho subito pensato che potesse completare la nostra offerta di ospitalità - dice Marina Toti, amministratore delegato dei tre alberghi di famiglia -. L’ho immaginato per persone che non amano il lusso sfrenato, ma sanno cogliere il bello e la storia di un posto; che desiderano la discrezione e la tranquillità di una casa, però con i servizi di un cinque stelle, compreso, volendo, un maggiordomo dedicato. E questa formula piace, soprattutto alle famiglie, o a chi trascorre in città soggiorni più lunghi, per lavoro o piacere».

«Abbiamo ristrutturato nel massimo rispetto delle direttive ferree della Soprintendenza; abbiamo scelto materiali bio-sostenibili, come i pavimenti in legno grezzo ricavati dalle briccole veneziane (i pali piantati in Laguna per indicare le vie d'acqua), e, nell’ottica del risparmio energetico, abbiamo adottato un sistema di climatizzazione dei singoli ambienti e di domotica con luci che si accendono e spengono automaticamente. Quanto agli arredi, sono un omaggio al design italiano, con mobili di cappellini, sedie e divani di Poltrona Frau, luci di Artemide e Terzani (il grappolo che scende nella tromba della bellissima scala quasi a chiocciola), tappeti di Sartori, opere di artisti contemporanei, anche loro italiani».

A indicare lo stile, sobrio e classico, è stata Marina Toti, che ha valorizzato soffitti a cassettoni e travi a vista, dislivelli, piccoli dehors, e l’irregolarità di un edificio di fine Quattrocento che rende ciascuna delle 11 unità speciale, da 40 a quasi 170 mq, da 300 a 1800 €. Cosicché alcuni appartamenti hanno più di un terrazzino, soggiorni più o meno grandi, e angoli wellness, come la doccia-hammam con funzioni spa della Suite Ambassador, con cyclette e pesi nella mini-palestra. La prima colazione si può fare nella Morning Room, oppure si prenota a domicilio, raccolta in un cestino di vimini, o apparecchiata e preparata espressa dal maggiordomo negli appartamenti con servizio butler. Come a casa, ci si può preparare da mangiare (bevande, burro, olio, cereali sono in dotazione, come anche pasta e passata all'arrivo), farselo preparare, o chiedere di sgombrare dopo.

«Abbiamo impiegato due anni e mezzo e investito 3 milioni di euro tra restauro e arredi, ma non siamo ancora arrivati alla fine - continua Toti -. Abbiamo in programma una spa da prenotare individualmente, dove tutto è personalizzabile, comprese musica, fotografie, luci, e ovviamente trattamenti».
Pensate di ampliare il portfolio dell'ospitalità in futuro? «È vero che Roma è tra le mete più sognate dai turisti, però bisogna far arrivare i giovani». Non si pronuncia esplicitamente Marina Toti, ma lascia intendere che nel futuro, probabilmente, potrebbero progettare un ostello, di quelli di ultima generazione, allegri, comodi. Tant’è che racconta di essere andata a a vedere l’Ostello Bello di Milano, che nel settore detta tendenza.

Intanto, Palazzo Scanderbeg è un unicum a Roma, ed è giunta l’ora di rinnovare le guide turistiche che ancora suggeriscono l’indirizzo di Piazzetta Scanderbeg 117 come Museo della Pasta. No, non c'è più da 10 anni. Però al suo posto c’è un indirizzo da segnare e ricordare se si vuole soggiornare come residenti in una delle zone più belle di Roma.

© Riproduzione riservata