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Da Fendi eleganza artigiana Max Mara esalta con il rosso

milano / giorno 2

Da Fendi eleganza artigiana Max Mara esalta con il rosso

A chi parla e di cosa parla veramente la moda con la M maiuscola, quella che si vede in passerella? L’interrogativo si reitera ad ogni fashion week, mai trovando risposta soddisfacente. D’acchito verrebbe da dire che oggetto di tanto comunicare sono i vestiti, e che il ricevente del flusso, attraverso gli addetti ai lavori, è il pubblico della gente vera - i facoltosi e gli esteticamente evoluti, certo. Eppure ultimamente la deriva esibizionista fomentata dalla viralità inesorabile dei nuovi mezzi di comunicazione sembrava aver portato l’azione nel territorio virtuale del puro intrattenimento. Anche al picco del più compiaciuto e brutale neorealismo, per troppe stagioni la moda ha virato in fiction, vendendo immagini bidimensionali. A Milano, adesso, la tendenza si inverte di nuovo. Sono protagonisti, a sorpresa, proprio gli abiti, non le astrusità rocambolesche. Vestiti fatti bene, che donano davvero, e che esaltano la bellezza di chi li indossa. Onestà, ecco il punto. Che non vuol dire grigia rinuncia alla fantasia, ma consapevolezza che anche al picco della libera invenzione le creazioni devono avere una funzione d’uso, e che protagonista è la donna che indossa, non l’ego smisurato di chi crea.

La svolta è particolarmente evidente sulla passerella di Fendi, locus amoenus nel quale Karl Lagerfeld, forte del savoir faire unico di abili artigiani italiani che il motto “niente è impossibile” lo hanno reso realtà, si muove solitamente a briglia sciolta. Lo fa anche questa stagione - gli intarsi geometrici sulle pellicce sono un capolavoro di virtuosismo - ma rinuncia al teatro e al grottesco. Via le bocche diamantate e i riferimenti cartoon a epoche passate, via il neobarocco ed espressionismo. La passerella - naturale, di legno, con la doppia F che ne ritma tutta la lunghezza, perchè nel mondo Fendi anche il logo è onesto e non mero marketing - è solcata da ragazze scattanti con il volto nudo e i capelli al vento, il corpo esaltato da abitini fluttuanti, chiuso dentro pellicce indossate con irridente nonchalanche, la vita sempre segnata, in mano borse piccole e squadrate. Fendi un certo esibizionismo lo ha nel dna, e certo è presente anche a questo giro - sono di pelo persino le tracolle - ma a colpire davvero sono eleganza e naturalezza, e pure una positiva normalità.

Da Max Mara il pragmatismo è intrecciato saldamente, da sempre, al dna stesso della maison, nata con i cappotti impeccabili. Di recente questo tratto saliente era diventato silente, ma le cose si sono finalmente aggiustate. La collezione è di una schiettezza assoluta e ispirata: linee pulite, volumi che donano, materiali onesti. Al centro di tutto, prevedibilmente, sono i capispalla, in un gioco di tema e variazione che convince invece di annoiare. Il sottotesto sensuale, poi, regala un frisson vincente.

«Voglio semplicemente far vestiti belli per donne belle» racconta Francesco Scognamiglio, lapalissiano. Non che si sia mai dato al brutto artistico: nel suo lavoro carnalità e seduzione sono centrali. La prova è una reiterazione di questo pensiero, venata però di una inedita e affascinante fragilità. Sono sensuali anche le motocicliste di Byblos, mentre Erika Cavallini continua il proprio percorso di autrice alla ricerca di una voce tutta sua. Talento ne ha parecchio, e anche se gli echi di Martin Margiela e di Miguel Adrover sono evidenti, l’espressione è personale: intensamente femminile, voluttuosa.

La ricerca di femminilità si fa psichedelica da Emilio Pucci dove Massimo Giorgetti gioca senza freni con colore e bling bling, inseguendo il miraggio del glamour contemporaneo. Lui il vestito paillettato lo accessoria con il trolley, nientemeno, mentre mette frange dappertutto. Giorno e sera, leggero e pesante, estate e inverno si mescolano senza apparente continuità. La collezione è accattivante, ma manca un piano di ampio respiro che unisca i pezzi in un disegno organico.

La contrapposizione di solidità e leggerezza, di sogno e concretezza regala carattere alla collezione di Les Copains. Onestà, a volte, è anche solo essere coerenti ai valori tattili e grafici di un marchio.

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