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Il franchising digitale integra i 5mila negozi Benetton nel mondo

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Il franchising digitale integra i 5mila negozi Benetton nel mondo

(Marka)
(Marka)

Il nuovo modello di franchising prevede un rapporto più stretto con la casa madre, uno scambio diretto di best practice e un rapporto basato su impegni reciproci che producono benefici per entrambe le parti. Un franchising 2.0, quello presentato ieri in casa Benetton, dove in 350 franchisee - provenienti da 12 Paesi europei - si sono confrontati sul modello che spinge verso una sempre maggiore integrazione fra i due volti della rete vendita: i negozi direttamente gestiti dal gruppo (la settimana scorsa è stato inaugurato Madrid, entro fine anno Londra Oxford street), veri laboratori per lo sviluppo del brand, e il canale “indiretto” che è la spina dorsale del modello di business Benetton. Proprio su questi ultimi si punta per la futura espansione della rete vendita, oggi costituita da 5mila negozi nel mondo; non a caso, nel quartier generale sono stati invitati sia franchisee già avviati sia potenziali nuovi ingressi.

«In questo modo - spiega Marco Airoldi, ad del gruppo Benetton - rispondiamo all’evoluzione rapidissima e spesso difficile da leggere del mercato». Il focus si sposta poi decisamente sul consumatore «per coglierne velocemente le richieste e i bisogni», sottolinea Christian Prazzoli, franchising director.

Il franchising 2.0 serve anche a far capire che «il digitale non è il nemico da combattere: l’e-commerce cresce, è un dato di fatto, ma sempre più spesso le persone prima visitano il sito, poi il negozio». E nel negozio del futuro, semplicemente grazie al cellulare, il personale potrà sapere quali articoli un cliente ha visionato online, o magari che cosa ha già acquistato per poter suggerire abbinamenti e accessori adatti. Novità che si vedranno applicate agli store già dal 2017.

Sono già oltre 230 i negozi Benetton che hanno adottato il format varato due anni fa, “on canvas”: in una sorta di lego si possono creare stanze separate, alternare abiti appesi ed esposizioni su ripiani, cambiando a seconda delle esigenze e delle stagioni. Nella sede trevigiana sono state allestite diverse tipologie di punti vendita, di diverse dimensioni, anche rivolti a un singolo pubblico (solo intimo, o bambino, ad esempio). «Questa flessibilità è un nostro punto di forza - aggiunge Marco Messini, chief distribution & sales officer - ed ha sempre garantito opportunità di business sostenibili in diversi contesti». L’India ad esempio, diventata nel 2015 il secondo mercato per Benetton (ha scalzato la Spagna): «Qui il brand è presente da 20 anni, e oggi può cogliere ogni opportunità di crescita legata a diversi fattori: l’economia, la demografia e il ruolo più centrale delle donne».

Il Dna della casa trevigiana resta confermato anche nelle future collaborazioni che seguiranno la prima con una stilista esterna (Stella Jean, lanciata lo scorso ottobre): «Il risultato è stato positivo, a chi verrà dopo di lei chiederemo sempre di concentrarsi sul tema della maglieria che ci contraddistingue», aggiunge Airoldi, che disegna anche una sempre maggiore autonomia fra i marchi Benetton e Sisley.

Per i futuri franchisee, destinati a ricevere dall’azienda maggiore supporto e più mezzi, verranno organizzati nuovi meeting e occasioni di formazione nei prossimi mesi.

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