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Il Giappone traina i conti di Furla

intervista

Il Giappone traina i conti di Furla

Non è un caso se il Giappone è da moltissimi anni il più importante mercato di Furla: con il 24% dei ricavi complessivi ha persino superato l'Italia, che assorbe il 20% del fatturato. E non è un caso se Giovanna Furlanetto, presidente dell’azienda bolognese e figlia del fondatore, abbia un’affinità elettiva con il Giappone. Il mercato del lusso del Paese asiatico è il evoluto al mondo, in ogni suo segmento, da quello accessibile all’assoluto, passando per sportswear e jeanswear di alta gamma. Di Furla i consumatori giapponesi apprezzano da sempre il design italiano, il rapporto qualità-prezzo, il servizio post-vendita e la capacità di ascolto delle esigenze locali, che ben si combina con la filosofia dell’understatement di Giovanna Furlanetto per sé e per l’azienda, lontana da sempre da annunci roboanti e autocelebrazioni, che pure sarebbero giustificate. Nel 2016 il fatturato è cresciuto a 422 milioni (+24,5% a cambi correnti, +22% a cambi costanti) e l’ebitda del 48%. I primi mesi del 2017 confermano i trend dello scorso anno, come spiega Alberto Camerlengo, scelto circa un anno fa dalla presidente a ricoprire il ruolo di direttore generale del gruppo Furla, dopo una lunga esperienza in azienda.

Tassi di crescita a due cifre di fatturato e profittabilità come i vostri nel 2016 non li ha avuti nessuno. Qual è il segreto?

L’equilibrio. Come dimostra la differenza minima tra vendite a cambi correnti e costanti. Da molti anni il portafoglio mercati è diviso equamente tra Italia, Europa, Asia, Americhe e Apac e non rincorriamo questo o quel Paese per approfittare di un periodo particolarmente positivo. Furla non fa mai ragionamenti di breve termine, bensì di medio e lungo. Equilibrio c’è pure nel network retail, diviso al 50% tra negozi di proprietà e in franchising.

Siete nati con le borse da donna, ora fate anche scarpe, avete collezioni da uomo, piccola pelletteria, accessori tessili, occhiali e, dal 2016, orologi. Quanto conta il prodotto nel vostro successo?

Davo per scontata l’idea che tutto parte da lì. Ed è di nuovo questione di equilibrio: tra qualità e prezzo, prima di tutto. Poi tra heritage e novità, tra artigianalità e innovazioni tecnologiche nelle lavorazioni, tra cultura dei materiali tradizionali e attenzione ai nuovi. Tra rispetto per i clienti storici e curiosità e umiltà verso quelli del futuro, i Millennials. Il nostro target principale sono le donne, ma di età compresa tra 20 e 50 anni. Poi c’è l’equilibrio tra distribuzione e comunicazione tradizionali, cioè negozi fisici e, ad esempio, pubblicità sulla carta stampata, e vendite su internet e marketing che utilizza i social network. Nel 2016 è partito ad esempio il progetto MyFurla, che consente una personalizzazione estrema dell’e-commerce.

Quanti sono oggi i monomarca?

Siamo arrivati a 444 rispetto ai 415 del 2015, ma siamo presenti complessivamente in 1.200 punti vendita di 100 Paesi, tra multimarca e department store. Nel 2016 abbiamo aperto in Rue Saint Honoré a Parigi, al Tsum di Mosca, in Brompton Road a Londra e in altre città dell’area Apac, in particolare Corea del Sud e Australia. L’espansione proseguirà nel 2017: entro il primo semestre avremo un monomarca ad Amsterdam e nel secondo rafforzeremo la presenza in Cina, Germania, Regno Unito e Australia, mercato relativamente nuovo ma in forte crescita.

Come è organizzato l’ufficio stile e il lancio di nuovi prodotti?

Siamo una piccola grande Babele. Tra i creativi ci sono talenti, alcuni molto giovani, di tutto il mondo, e si parlano tante lingue e convivono molte culture pure in altri settori dell’azienda. Furla è una multinazionale tascabile e il suo management, grazie alla visione della presidente Furlanetto, ne è lo specchio. Quanto alle collezioni, ne abbiamo due principali ma cerchiamo di rifornire l’intera rete ogni mese con alcune novità. In questo ci aiutano la tecnologia e i sistemi di Crm più avanzati, sui quali abbiamo molto investito e che continueremo a potenziare.

Nel 2016 è partito il progetto Furla for You, welfare di impresa da multinazionale, appunto.

Siamo da sempre impegnati nel creare programmi di incentivi e bonus, perché il successo di un’azienda è legato alle persone e alla capacità di attrarre talenti e di trattenerli. Furla for You è rivolto a tutte le circa 1.700 persone che lavorano per il gruppo nel mondo, ma non è standardizzato. Ci siamo resi conto che le esigenze quotidiane sono diverse da Paese a Paese. In Italia ad esempio la priorità sono gli aiuti per gli asili, i libri di scuola e l’istruzione dei figli in generale. A Hong Kong, dove i contratti prevedono solo 17 giorni di ferie all’anno contro i 35 dell’Italia, il benefit più apprezzato è qualche giorno libero in più.

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