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Miu Miu e Moncler nel vortice glamour

parigi / giorni 7 e 8

Miu Miu e Moncler nel vortice glamour

Non tutto, ma di tutto: la settimana della moda che si chiusa a Parigi marted si svolta all’insegna delle contraddizioni, non solo per le differenze sovente abissali tra una collezione e l’altra, ma anche per la diversit di proposte all’interno di ogni singola prova. Il caos e la distrazione che governano questo turbolento momento storico si riflettono in passerella. La moda, adesso, parla di incertezza, inclusione, multiculturalismo, potere femminile - mai vista tanta politica amalgamata allo stile, anche se spesso non nulla di pi che una posa o uno slogan - ma lo fa con un linguaggio sfaccettato e vorticante che rinuncia alla coerenza.

il modus operandi della swipe generation, cui apparteniamo tutti noi possessori di smartphone, presi a scorrere distrattamente immagini che ci attraggono per pochi secondi per poi passare, con un tocco del dito, alla successiva, e a quella dopo, ad infinitum. Nicolas Ghesquire, da Louis Vuitton, parla di barriere che si abbattono - laddovve nel mondo troppe se ne erigono - attraverso abiti che descrivono una idea astratta e sciutta di folk. La collezione un coacervo di idee che si scontrano e si sovrappongono: l’esplosione del concetto stesso di guardaroba, che poi, fin dall’inizio del mandato, il principio guida nel lavoro di Ghesquire per la veneranda maison francese. Ecco allora il maschile in clash con il femminile, il selvaggio che si alterna all’industriale, la lana che pare denim e il raso che pare poliestere, le rouche frementi e i tagli affilati. Molti, forse troppi spunti, amalgamati confusamente per una precisa ragione: esaltare le diversit. Se questa volta Vuitton convince meno del solito, vince per su tutti in termini di spettacolo: la sfilata ospitata dentro il Museo del Louvre, tra le bianchissime sculture sei-settecentesche della Court Marly. Il messaggio inclusivo: mescolare culture, modi e mode, esattamente come tra le sale del museo si incrociano visitatori provenienti da tutto il mondo e da ogni background.

Altra maison del lusso - vero, francese, senza tempo - altro approccio, identica attitudine caotica - consapevoli che a questo giro caos cosa buona e giusta: da Herms, Nadege Vanhee-Cybulski sonda territori inaspettati e ludici, lasciandosi prendere la mano dal mega-mix di stampe, volumi, colori. Il risultato certamente un Herms giovane e vitale, ma a tratti un po’ confuso. Non a caso, i pezzi migliori sono anche i pi essenziali: un cappotto cammello, un completo blu. Encomiabile, per, il tentativo di far dialogare la maison con il presente.

Dialogo che riesce sempre bene a Miuccia Prada, in ottima forma con Miu Miu. Impegnata da sempre in una battaglia culturale condotta con il mezzo pi frivolo e volatile - i vestiti - la signora decide che per affrontare la realt paurosa di quanto stiamo vivendo - e questo include il trash - bisogna sporcarsi le mani, non arroccarsi su posizioni rigide. Ovvero, tradotto in azione modaiola, abbracciare il glamour pi eccessivo, vistoso e, l’aggettivo suo, stupido. Pellicce di pelouche, plastica trasparente, cristalli e colore sono generosamente distribuiti su silhouette anni Quaranta che sono forse il solo limite della collezione. Perch ballare e dar di matto per combattere l’oscurantismo va benissimo, ma farlo citando il passato - un passato pur simile al nostro presente - facile e letterale, e soprattutto sa di vintage.

Altrimenti, bisogner partire per lo spazio siderale, a bordo di un razzo, e allontanarsi per sempre da tutto, come suggerisce Karl Lagerfeld da Chanel a suon di tweed glitterati e pomposit irridenti da madame anni Ottanta. O ancora si potr fuggire nel bosco, con lo zaino in spalla e i completi di tweed e di piumino, come proposto dal sempre glamouroso Giambattista Valli da Moncler Gamme Rouge.

Tra le visioni pi toccanti della stagione, il romanticismo pagano di Sarah Burton per Alexander McQueen un’ode alla manualit eccelsa e all’alto artigianato condensati in abiti eterei e opulenti, ma possibili. Da Valentino, in fine, Pierpaolo Piccioli mescola vittoriano e Memphis, delicatezza e pop, con lirismo e spirito di sintesi. Riflette sul rapporto tra moda e tempo e dice: Penso che oggi il solo modo di inventare sia trovare qualcosa che ci parla nella storia, recente o remota, e poi farlo dialogare con altro. Il nuovo per il nuovo non esiste. Il vero messaggio della stagione proprio questo.

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