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Costa Azzurra a 5 stelle, così l’Hotel du Cap-Eden-Roc…

intervista

Costa Azzurra a 5 stelle, così l’Hotel du Cap-Eden-Roc è diventato «intramontabile»

Phillipe Perd è il general manager dell'hotel du Cap-Eden-Roc, l’iconico cinque stelle di Oetker Collection a Cap d’Antibes, in Costa Azzurra, che sin dai suoi esordi detta i parametri dell’ospitalità di lusso. A Luxury24 racconta come si mantiene una leggenda partendo dalle persone, staff e ospiti.
Da quanti anni dirige l’hotel?
Dal 2005, però lavoro con Oetker Collection da 16 anni e sono il responsabile dei nuovi sviluppi.
Quante persone lavorano con lei?
Quasi 450 persone per 118 camere.

Al proposito avete pubblicato un libro sulle persone che lavorano in hotel: che ruolo hanno nel suo successo?
Se il nostro hotel è un posto così speciale, è soprattutto merito delle persone che ci lavorano. Perciò abbiamo voluto pubblicare “The Artisans of Paradise” (edizioni Assouline), che racconta cosa fanno “dietro le quinte” e quanta passione ci mettono il doorman, il concierge, la governante, l’elettricista, i fornai, chi sta in lavanderia, tutti. Pensi che Michel, capo dell’accoglienza, con noi da 40 anni, continua a lavorare anche se è in pensione. Ormai fa parte della storia dell’hotel, e come gli altri colleghi contribuisce alla leggenda del du Cap-Eden-Roc.
Possiamo dire che l’hotel è uno di quei rari posti dove le persone sono felici di lavorare?
Sono convinto che l’attenzione sulle persone sia il segno distintivo di Oetker Collection. Ogni anno riconfermiamo l’80% del personale, il che significa che cresce, che ama ciò che fa, che si lavora bene insieme. E, mi creda, gli ospiti se ne accorgono e ne traggono vantaggio: è una questione di emozioni che si trasmettono con un gesto, un sorriso, l’empatia.
Come riuscite a rendere contemporaneo un hotel storico, senza comprometterne l’allure?
Un albergo lo fanno il personale e gli ospiti, e ciò che fa transitare il nostro hotel nel XXI secolo è proprio la lealtà degli ospiti, che tornano da generazioni, e dicono di provare sempre lo stesso piacere nel soggiornare. Infatti non abbiamo mai pensato di modernizzarlo, ma di apportare cambiamenti impercettibili, aggiungendo tocchi piacevoli per rendere il servizio sempre più consistente, attuale ed elegante. L’hotel è diviso in due strutture collegate dal parco: l’Eden-Roc del 1914, e l’Hotel du Cap, di fine Ottocento. Nel 2007 abbiamo rifatto la terrazza dell’Eden-Roc, che aveva il pavimento in ceramica e le sedie di plastica, e ora sembra il ponte di uno yacht. All’Hotel du Cap, invece, abbiamo appena rifatto i pavimenti della lobby usando lo stesso marmo botticino, e abbiamo avvicinato la cucina: probabilmente gli ospiti non si accorgeranno di nulla, avranno solo una piacevole sensazione di fresco, e si rallegreranno di ricevere in camera le patatine fritte ancora croccanti.
Quanto costa la gestione annuale dell’hotel?
Il 70% delle entrate, di cui 10% va in manutenzione. È una percentuale altissima considerando che siamo aperti solo sei mesi all’anno; ma siamo sul mare, i materiali si danneggiano facilmente, e devono essere continuamente rinnovati.
Che cosa cerca il turista di lusso oggi?
Premesso che l’infrastruttura deve essere perfetta e l’attenzione ai particolari maniacale, chi spende più di mille euro a notte per una camera si aspetta un servizio artigianale, con uno spessore emozionale. Come dice il nostro ceo Frank Marrenbach uno degli elementi chiave del lusso è la rarità dell’esperienza.
Ci fa un esempio?
Le nostre “Cabanes” non sono certo ambienti lussuosi, sono delle capanne sul mare, sempre uguali dagli anni Trenta. Non sa quante volte ci hanno proposto di mettere le docce, l’elettricità, le tv. Invece noi vogliamo mantenerle così come sono, e sono convinto che anche tra 50 anni dovranno essere ancora così.
Cosa intende per spessore emozionale del servizio?
Le faccio un esempio. Alcuni ospiti restano male se non li saluti ogni volta che li incroci, altri invece si infastidiscono, sta alla sensibilità (e all’esperienza) del personale capirlo e adeguare il suo atteggiamento. Un altro esempio: qualcuno lascia in camera i vestiti per l’anno dopo. Noi fotografiamo gli armadi, e quando tornano gli facciamo trovare tutto com’era. Ci complichiamo un po’ la vita, ma i nostri ospiti se lo meritano: hanno trascorso anche 40 anni qui, e contribuiscono alla leggenda del posto.
Da 1 a 10, che voto dà all’hotel?
Nove. Se dicessi 10, non ci sarebbe altro da fare, invece c’è sempre spazio per migliorare, aggiornarsi, rinnovarsi.
Qual è il riconoscimento più importante?
La soddisfazione degli ospiti. Nessun premio può sostituire il sorriso di un ospite contento o le decine di lettere di ringraziamento che riceviamo. Quando gli ospiti non sono soddisfatti il team lo sa, di sicuro. E quando un ospite si lamenta, nel 90% dei casi ha ragione.
Qual è l’X-Factor dell’hotel?
Direi che l’aggettivo che meglio si addice è “intramontabile”, una qualità che raggiungiamo con il nostro servizio.
Se l’hotel fosse un personaggio, chi sarebbe?
Grace Kelly.
Perché?
Era una gran dama, elegante, sorridente, amorevole verso gli altri, bella, ispiratrice.
Come responsabile dei nuovi progetti di Oetker Collection, ci può anticipare qualche acquisizione?
Secondo il nostro stile, siamo sempre alla ricerca di nuove strutture, purché dotate di alcune caratteristiche: forte identità, posizione straordinaria, architettura di pregio. Con queste premesse, capisce che non è facile trovare un pezzo per la nostra collezione, ma non abbiamo fretta. Ci focalizziamo su una proprietà alla volta. Per il prossimo anno ci dedicheremo a Palácio Tangará, che apre nei prossimi giorni in un bellissimo parco a San Paolo del Brasile.

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