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Calzedonia sbarca in Cina e Stati Uniti

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Calzedonia sbarca in Cina e Stati Uniti

«Il 2017 è l’anno dello sbarco in Cina e Stati Uniti. Considerando quanto siamo cresciuti negli ultimi anni senza questi due mercati, che hanno trainato quasi tutti i marchi della moda e del lusso, non posso che essere ottimista sul futuro di Calzedonia».

Sandro Veronesi, fondatore e presidente del gruppo veneto presenta così i risultati 2016 e le strategie del 2017. Sulle previsioni di crescita le statistiche gli danno pienamente ragione. Gli Stati Uniti non sono né il più esteso né il più popoloso Paese del mondo, ma il mercato dell’abbigliamento è da moltissimi anni il più grande del pianeta e – secondo i dati di Euromonitor – vale circa 280 miliardi di euro, che diventeranno 310 nel 2020. La Cina è oggi al secondo posto dopo gli Stati Uniti ma nel 2019 le posizioni si invertiranno. Non dovremmo stupirci: la Cina ha 1,3 miliardi di abitanti, quattro volte quelli degli Usa, e il benessere economico si va diffondendo, insieme con la capacità e la voglia di spendere. La conquista di Usa e Cina inizierà da New York e Shanghai con Calzedonia e Intimissimi, anche perché il solo mercato dell’intimo cinese vale 25 miliardi di euro (12,5 quello americano) e nel 2020 dovrebbe arrivare a 33 .

Nel 2016 il fatturato è aumentato del 5,4% a 2,128 miliardi. A crescere di più è stato Falconeri: +16,2% a 61 milioni. Niente America e Cina per questo brand?

Per ora no, anche se abbiamo molte richieste. Preferiamo seguire la stessa strategia usata per i molti altri mercati stranieri che abbiamo aperto negli anni, partendo da intimo e calzetteria. Non abbiamo fretta, ma sono convinto che Falconeri abbia grandi potenzialità in America: grazie al reshoring, completato nel 2016, è al 100% made in Italy e il segmento in cui è posizionato, il premium, è quello che sta crescendo più velocemente.

Moda e lusso stanno ripensando il retail. La novità del 2016 per Calzedonia sono i negozi a insegna Intimissimi Uomo. Come nasce questa scelta?

Erano anni che ci pensavamo, guardando la costante crescita delle vendite di intimo e pigiami maschili. Nel 2016 ci siamo finalmente decisi. Gli uomini sono, giustamente, un po’ a disagio a comprare per sé in un negozio Intimissimi in gran parte dedicato alle donne. E le vecchie mercerie, che garantivano maggiore privacy, non esistono più. Entro l’anno saranno almeno cento i negozi a insegna Intimissimi Uomo e questo consentirà di liberare superficie di vendita nel network Intimissimi per tutte le novità da donna.

Come sono andati gli altri brand: Tezenis, Atelier Emé e Signorvino?

Tezenis è il terzo marchio, con 566 milioni, dietro a Calzedonia, che ha un fatturato di 705 milioni, e Intimissimi, che ha chiuso il 2016 a 665. Siamo molto soddisfatti anche di Atelier Emé (abiti da sposa): ripartendo praticamente da zero siamo già a 5 milioni e nel 2017 i ricavi dovrebbero raddoppiare. Signorvino ha superato i 21 milioni e nel 2017 apriremo altri punti vendita o miglioreremo quelli esistenti, come abbiamo appena fatto con quello a pochi metri dal Duomo di Milano.

Quanti negozi avete aperto nel 2016?

Siamo arrivati a 4.212 negozi, 2.569 dei quali all’estero. Nello scorso anno ne abbiamo inaugurati 187, la maggior parte, 127, fuori dall’Italia. E solo nel nostro Paese abbiamo assunto circa 1.500 persone.

A fronte di investimenti in capacità produttiva, retail e capitale umano l’utile netto è quasi raddoppiato, passando da 114 milioni a 208. Come ci siete riusciti?

Siamo da sempre impegnati su due fronti: da una parte l’innovazione di prodotto e la volontà di tradurre le tendenze ed esigenze del mercato in collezioni. Dall’altra vogliamo essere sempre più efficienti, facendo leva sulle diverse specializzazioni dei marchi e rivediamo costantemente ogni processo aziendale per eliminare sprechi e liberare risorse da investire in ricerca, formazione, welfare aziendale. È un lavoro che non finisce mai; impariamo ogni giorno: ad alcuni potrebbe sembrare frustrante il fatto che sugli allori non si possa riposare neppure per un sonnellino. Per me e tutte le persone che lavorano in Calzedonia invece la volontà di raggiungere una perfezione che non può esistere è la più grande e divertente delle sfide.

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