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In Cina il made in Toscana di Alice Pi per il segmento junior

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In Cina il made in Toscana di Alice Pi per il segmento junior

L’abbandono della politica del figlio unico in Cina, decretata ufficialmente dal Governo un anno e mezzo fa, spinge non solo le nascite (17,5 milioni nel 2016, circa 1 milione in più rispetto al 2015), ma anche i consumi interni di moda junior, attirando l'interesse dei produttori internazionali.

È così che le sfilate dedicate al kidswear della Shanghai Fashion week – andate in scena dal 7 all’11 aprile all’800Show di Changde road, una delle strade dello shopping della megalopoli cinese – hanno portato in passerella marchi locali ma anche americani, indiani e italiani. Accanto a nomi come Okstar, Joy&Joa, Chivchild, Deesha, Pancoat kids, Lindomono, a rappresentare l’Italia c’era Alice Pi, marchio di abbigliamento per bambine di fascia medio-alta fondato a Pistoia e acquisito nel 2015 dall’imprenditore di origine cinese Franco Lin, titolare dell’azienda pratese di abbigliamento junior Felice srl.

La sfilata della collezione autunno-inverno 2017-2018 di Alice Pi si è svolta alla presenza del console aggiunto di Shanghai Maria Ludovica Murazzani, ed è stata un trionfo dello stile italiano, elegante, romantico ma anche divertente e frizzante. Abitini in pizzo con inserti in tulle di seta, maglieria impreziosita da glitter e lurex, capispalla e accessori colorati sono stati indossati da 60 bambine e hanno catturato l’interesse di pubblico e buyer.

Per l’azienda toscana, che produce in Italia, si è trattato di un passo fondamentale verso l’obiettivo di conquistare il mercato cinese puntando sul made in Italy. In quest’ottica Alice Pi ha già avviato un piano di aperture di negozi monomarca all’interno di centri commerciali cinesi con un partner locale: per adesso sono sei, di cui due a Shanghai (uno è stato aperto un mese fa nel mall ricco di marchi italiani Shanghai New world Daimaru), destinati a salire a 15 entro il 2018.

«In Cina piace lo stile italiano – spiega Franco Lin, impegnato a fare la spola tra Italia e Cina per aprire canali commerciali – e piace soprattutto il made in Italy, il fatto di essere prodotto in Italia. Per questo Alice Pi vuole rafforzarsi in Italia per crescere in Cina dove, con la fine della politica del figlio unico, si sta dando sempre maggiore attenzione al bambino».

L’azienda toscana chiuderà il 2017 con un fatturato di 3,5 milioni di euro, e l’obiettivo di arrivare vicino a 5 milioni nel 2018, quando dovrebbe partire la seconda fase dello sviluppo cinese. «Per adesso i negozi in Cina sono di proprietà e a gestione diretta – aggiunge Lin – ma il passo successivo, nel 2018, sarà l’avvio di una rete in franchising». Il piano di sviluppo prevede di arrivare a 38 negozi in Cina entro il 2019.

Alice Pi sta avviando un piano retail anche in Italia, dove realizza il 60% del fatturato con più di 300 clienti wholesale. Il primo negozio aprirà tra pochi giorni a Pistoia, città natale del marchio disegnato da un team guidato da Silvana Cipriani.

L’idea di Franco Lin è arrivare ad avere una decina di negozi in Italia. Tra le prime tappe dovrebbero esserci Firenze e Milano. Per il primo “cinese d’Italia” ad aver rilevato una storica azienda di abbigliamento per bambine - che ha percorso la strada comune a molti connazionali in arrivo dalla città di Wenzhou, fatta del duro lavoro in un laboratorio di confezioni prima di poter ambire ad aprire un’attività propria – si tratterebbe del coronamento di un sogno: «Voglio mantenere l’identità e l’italianità del marchio, che è fondamentale per lo sviluppo estero – conclude Lin – per questo stile, prototipi e tutte le funzioni strategiche devono essere affidate a italiani. Solo per la cucitura usiamo laboratori cinesi che si trovano soprattutto a Empoli».

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