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Il Pellicano, monumento dell’ospitalità italiana

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Il Pellicano, monumento dell’ospitalità italiana

Hotel “Il Pellicano”, Porto Ercole, Toscana
Hotel “Il Pellicano”, Porto Ercole, Toscana

Il Pellicano è uno dei monumenti dell'ospitalità italiana, non solo per i suoi oltre 50 anni di gloriosa attività, ma per il suo peculiare stile guidato con creatività dalla famiglia Sciò, prima il padre Roberto, e ora la figlia Marie-Louise, che a Luxury24 racconta come si attualizza una struttura storica.

Gli inizi

«Era il 1965. Mio padre Roberto Sciò stava facendo un giro in barca con amici, quando è stato colto da un malore. Per comodità, si sono fermati al Pellicano, e chi è il primo che incontrano, appena scesi? Charlie Chaplin! Il Pellicano era famoso per avere una clientela di vip ed esclusivamente straniera, come d'altronde i proprietari d'allora, Michael e Patsy Graham. Mio padre è stato accolto molto bene, e da allora è sempre tornato. Nel 1979, i Graham avevano deciso di vendere l'hotel e hanno chiesto consiglio a mio padre, ormai loro caro amico. E lui, tanto sarebbe stato il dispiacere di vedere quel posto in mano d'altri o rovinato, ha deciso di acquistarlo, prima il corpo centrale, poi i cottage intorno».

Lo stile Sciò

«A quel punto, mio padre ha cominciato a occuparsi a tempo pieno dell'hotel, conservando lo stesso stile di accoglienza e rinnovando la struttura dov'era necessario, senza mai comprometterne l'eredità. Il Pellicano è sempre stato un salotto culturale, frequentato da fotografi, scrittori, imprenditori, reali che lo amavano proprio per l'ospitalità peculiare. Il suo patrimonio è la sua storia, la sua italianità internazionale, dettato da un gusto specifico - dalle poltrone di Gio Ponti ai disegni di Fornasetti - e dal servizio senza protocollo, a cui contribuisce lo staff con la propria personalità».

Poi arriva lei, Maria Louise

«Per quel che mi riguarda, ho sempre frequentato l'hotel, ma era ben lungi da me l'idea di occuparmene. Volevo fare la mia carriera da architetto. Poi un giorno mio padre mi dice che c'è da rifare un bagno, e l'ho fatto. Poi c'era da sistemare una camera, e così siamo arrivati al 2010, che avevamo rinnovato tutto, compresi i piatti, le sdraio, e la comunicazione: grafica, marketing, eventi. Nel 2014 sono stata nominata vice presidente e poco dopo direttore generale del gruppo, che comprende anche l'altro nostro hotel, il Posta Vecchia, un posto magico, a Ladispoli, mezz'oretta da Roma. La nostra è un'impresa a conduzione famigliare, ma è una macchina da guerra, con mio padre che continua a occuparsi del personale – è bravissimo in questo – e mio fratello Henry nel Cda».

Lusso è...

«Il nostro è un lusso semplice e autentico, fatto del piacere per il bello, inteso come mix di natura ed estetica, con un servizio continuamente studiato, conservando però il rapporto genuino tra ospiti e staff. L'hotel è fatto essenzialmente da persone, e ognuno deve dare il suo contributo. Per permettere di esprimerlo al meglio facciamo molta formazione, corsi di Intelligenza emotiva, Think Different per allenarsi a pensare “fuori dagli schemi” e, da quest'anno, anche di Mindfulness. Ogni giovedì ci riuniamo per sviscerare un tema e trovare soluzioni “Pellicano Way”, e abbiamo una scatola, dove tutti sono invitati a “buttare” le loro idee che poi verranno discusse, adottate e a rotazione premiate».

Un esempio di “Pellicano Way”

«È a furia di ragionamenti che il nostro famoso breakfast è diventato tale. Sembra un mercato tanta è la scelta, con qualità altissima, e a sorpresa arriva al tavolo il cameriere a servire zabaglione appena fatto con scaglie di cioccolato grattugiato al momento. Poi c'è una ricerca inesauribile sui fornitori, come l'ex biologa di Zocca, un paese vicino, che ci porta frutta fresca, succhi e la marmellata di mandarini più buona del mondo. Qualunque cosa, cerchiamo di farla a modo nostro. Per esempio, qualche anno fa ho chiamato Jurgen Teller, fotografo di moda, e gli ho proposto di fare invece un libro di cucina. Per 15 giorni ininterrotti, l'ex chef Antonio Guida (ora è Sebastiano Lombardi, ndr) cucinava e Jurgen fotografava. Entrava nel piatto con l'obiettivo fino a farlo diventare un paesaggio. Con questo esperimento, Teller ha rivoluzionato il modo di fotografare il cibo. Ci abbiamo impiegato 4 anni in tutto, ma “Eating at Hotel Il Pellicano” è diventato un best seller negli Stati Uniti».

I vostri ospiti

«L'espressione più usata dai nostri ospiti è che si sentono a casa. Sono persone di successo e grandi possibilità, molto riservate. Il Pellicano è il luogo dell'anti show off; piuttosto genera un senso di appartenenza, come in un club. Qualcuno ha persino il suo cocktail personale. Ne avremo una ventina che portano il nome dell'ospite che ha contribuito alla formula, come il Camille (Bidault Waddington, ndr) e il Teller (Jurgen, appunto), un Negroni potentissimo.
Attrazioni storiche e architettoniche nei dintorni ce ne sono, eppure ci crede che quasi nessuno esce? Evidentemente sono appagati, e spesso, al check out, prenotano per l'anno dopo (il 55% torna)».

Cosa conservate del passato

«Tutto il conservabile, gli elementi che raccontano la storia dell'hotel, come le applique in ferro battuto del '65, tuttora appese nel ristorante. Oppure li reinterpretiamo, come il disegno di Fornasetti preso da un'anta di armadio e trasformato in carta da parati, oggi in produzione».

L'eredità paterna

«Mio padre mi ha sempre dato fiducia, affidandomi per esempio la ristrutturazione onerosa e importante dell'hotel, quando mi ero appena laureata. Ho ho imparato da lui ad aver fiducia nelle persone, ed è un'eredità di cui gli sono molto grata».

Cosa ha rinnovato invece

«Mi invento sempre qualcosa di nuovo. Abbiamo iniziato un programma di conversazioni culturali: l'anno scorso hanno partecipato Livia Giuggioli Firth, Dimore Studio, Alba Rohrwacher, e per la stagione appena iniziata sono confermate le tre Missoni, Angela, Margherita e Rosita, e il fotografo Paolo Roversi. Altra iniziativa che ha già avuto successo lo scorso anno sono le “Full moon cocktail night”, con musica live intorno alla piscina o pic-nic in barca al chiaro di luna. Prossimamente spero di organizzare un premio letterario. È un mondo che conosco poco, e mi incuriosisce molto. Non ho ancora trovato uno sponsor, ma ci riuscirò».

Il futuro

«Per affrontare il futuro, bisogna essere avanti. Il mondo dell'hotellerie è un po' chiuso su stesso, invece è importante farsi contaminare da altri settori, avere sempre nuovi stimoli. Bisogna essere curiosi, informarsi, leggere. Ormai non ci sono confini tra le discipline, bisogna attingere idee e metodi ovunque. Come in ogni settore, anche in albergo serve creatività, se vuole durare nel tempo».

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