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A Norcia riapre il primo hotel dopo il terremoto

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A Norcia riapre il primo hotel dopo il terremoto

Il 29 aprile ha riaperto il Relais & Châteaux Palazzo Seneca a Norcia, il borgo umbro che il 30 ottobre 2016 è stato l'epicentro di un terremoto di magnitudo 6,5, il più forte dopo quello in Irpinia nel 1980. L'hotel, un quattro stelle di carattere a conduzione famigliare, era stato dichiarato subito agibile, avendo resistito alle scosse grazie alle misure antisismiche prese durante la ristrutturazione, ma era impensabile riaprirlo sei mesi fa, nel paese dissestato e deserto.

Però, prima o poi, bisognava ripartire. E la famiglia Bianconi, proprietaria di Palazzo Seneca e altre strutture, ha deciso di provarci. Da un giorno all'altro, si sono trovati senza nulla da fare né da far fare ai 135 dipendenti.

Improvvisamente, il turismo sportivo e all'aperto e il progetto di Norcia capitale gastronomica si sono interrotti. L'hotel Salicone e il Palatino, che ospitavano gli atleti in ritiro e i ristoranti sono chiusi, con crepe non rimarginabili.

«A parte il Granaro del monte, il ristorante che prevediamo di riaprire nella primavera 2018, dovremo demolirli e costruirne di nuovi», dice Federico Bianconi, che insieme al fratello Vincenzo, gestisce l'impresa di famiglia iniziata nel 1850. È un'eredità importante, ma anche di grande responsabilità, perché la Valnerina, che comprende la meravigliosa e ora isolata Piana di Castelluccio, è notoriamente una terra ballerina. «Il terremoto fa parte della nostra identità, proprio come il tartufo nero e il prosciutto Igp. Non possiamo ignorarlo, al contrario dobbiamo tenerne conto», dice Vincenzo, che è tra l'altro presidente della delegazione italiana di Relais & Châteaux.

Il piano di ricostruzione del borgo dove è nato San Benedetto, del cui operoso monastero è rimasta in piedi solo la facciata medievale, prevede infatti anche un Museo del Sisma. Come hanno ribadito tutti i presenti alla riapertura, dal Ministro della giustizia Andrea Orlando, al Commissario per la Ricostruzione Vasco Errani, il terremoto fa parte della cultura locale e può diventare un elemento distintivo sia per la formazione e la prevenzione in un'Italia che è sismica tutta dal Friuli alla Sicilia, sia un esempio di ricostruzione virtuosa e tecnologica. Intanto i Bianconi hanno messo nelle camere di Palazzo Seneca un vademecum per affrontare l'evenienza, ed evidenziato i luoghi più sicuri dell'hotel dove ripararsi in caso di scosse.

Come ha scritto nel suo messaggio di auguri il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni: «La prima riapertura di un albergo nel centro storico di Norcia dopo il terremoto è una tappa importante nel percorso di ricostruzione e rilancio dell'economia locale».

Palazzo Seneca è oltretutto uno dei «50 migliori alberghi d'Italia» secondo la prestigiosa classifica del Telegraph e ospita il ristorante Vespasia da un anno premiato con la stella Michelin, che il nuovo chef Valentino Palmesani è appena arrivato da Kyoto a difendere insieme alla candidatura di Norcia come capitale gastronomica d'Europa. «Sono una persona fortunata, dice orgoglioso della sua scelta, e ora desidero restituire un po' di fortuna aiutando che ne ha avuta meno di me». Hanno formato una brigata scegliendo tra i dipendenti rimasti senza lavoro, e stanno creando un menu che comprende il tartufo nero, ovviamente, ma anche il pecorino, il maialino nero, le lenticchie e altri buoni prodotti locali.
Si procede a piccoli passi, e il 4 maggio è fissato il secondo appuntamento con Michele De Lucchi, l'architetto scelto per il progetto della Cultural Farm, che dovrà dare una nuova identità ai progetti della famiglia Bianconi, lavoro a chi vive a Norcia, risonanza al turismo locale, continuando un lavoro iniziato da diversi anni.

I Bianconi hanno sempre creduto nell'importanza del territorio, e lo hanno valorizzato. «Tanto per dirne una, prima del terremoto avevamo più dipendenti del comune di Norcia, e fino a qualche tempo fa la nostra società produceva nel turismo il fatturato più alto dell'Umbria», spiega Federico, incaricato della comunicazione e della promozione dell'azienda Bianconi. «Abbiamo investito sulla nostra terra, con due grandi progetti che sono stati motore di sviluppo: il centro sportivo, dove venivano ad allenarsi gli atleti di tutta Italia, e Palazzo Seneca, realizzato al 95% con manodopera e artigianato umbri. Il denaro è rimasto nel territorio e ha prodotto ricchezza locale. Ma il rischio è di restare l'unico attore della zona, e da soli non si va da nessuna parte. Frequentando le fiere, partecipando a convegni internazionali, girando per altre strutture abbiamo cercato di capire se la nostra filosofia era giusta. E siamo giunti alla conclusione che abbiamo in casa proprio quello che i viaggiatori cercano oggi, ovvero autenticità, senso del luogo, originalità. Quando abbiamo aperto Palazzo Seneca, nel 2008, andavano di moda le strutture minimaliste. Ma, se avessimo seguito le tendenze, ci siamo chiesti, gli ospiti poi, entrando in camera, avrebbero percepito di essere a Norcia? Forse no. Perciò abbiamo fatto una tavola rotonda con la nostra amica architetto olandese, uno storico e i frati benedettini, quasi tutti nordamericani, e da questo brainstorming sono emerse tante idee che abbiamo raccolto in un libro e consegnato per ispirarsi all'architetto progettista Andrew Lervin Bowen, un inglese che vive nelle Marche, che ha saputo interpretare perfettamente quello che volevamo, combinando materiali alti e alto design».

E così è nato l'hotel, che ora si ripropone come motore di riavvio del turismo. Camere di lusso a partire da 140 €, che servono in parte per finanziare i progetti di solidarietà, come il “Baby Smile Summer Camp”, per offrire ai bambini della zona un'estate di attività nel centro sportivo della famiglia Bianconi, e “Mamme e papà d'acciaio” un programma di seminari per affrontare il sisma in modo più consapevole (norciababysmilecamp@bianconi.com e mepacciaio@bianconi.com).

E ai turisti non si chiede nulla, se non venire, partecipare e godersi le molteplici meraviglie della Valnerina: i paesaggi, la natura, i trekking, il rafting, le gite in mountain bike o a dorso di mulo, il parapendio, la scuola del formaggio e le lezioni di cucina. Sono tutte attività già praticabili in buona parte della Valnerina. Tant'è che i tour operator americani del circuito Virtuoso, presenti alla riapertura dell'hotel, l'hanno rimessa sul mercato e venduta per la primavera del 2018.

«Nel frattempo, però tutti possono aiutare Norcia», suggerisce Vincenzo Bianconi. «Per esempio prenotando una vacanza tra le nostre bellissime montagne, comprando i prodotti locali (come lo zafferano, i succhi biologici Sibilla, la birra Nursia dei monaci benedettini, le lenticchie, la roveja e altri legumi pregiati), organizzando eventi sportivi, culturali, sociali, e sostenendo i progetti di rilancio dell'associazione I love Norcia». Forse proprio questa è l'ottica di un turismo solidale, che non rinuncia alla pace, al divertimento e alle comodità pretese in vacanza, ma favorendo un'economia che in questo momento è tanto generosa quanto ancora sofferente.

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