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Per Prada moda e tv: sfilata Resort 2018 e mostra sulla Rai

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Per Prada moda e tv: sfilata Resort 2018 e mostra sulla Rai

«Andava fatta», dice Miuccia Prada, tra il rassegnato e il divertito, nel backstage della sfilata Prada ospitata domenica pomeriggio ai piani alti della Galleria Vittorio Emanuele di Milano, nello spazio Osservatorio della Fondazione, con vista sulle curve metalliche della cupola di Mengoni. La moda è entrata nel ciclo della comunicazione permanente che impone il massimo della visibilità, insomma lo show di ampio risalto mediatico, anche per quelle che un tempo erano precollezioni, ovvero la base solida e commerciale della produzione di un marchio, anche il più cerebrale ed elitista.

La signora Prada, va detto, ha resistito a lungo. Oggi evita anacronismi e cede, senza tradire il proprio spirito fieramente controcorrente quando aggiunge: «Mi rifiuto però di mettere un’etichetta stagionale, perché davvero c’è di tutto». Sull’invito, la dicitura ufficiale è Resort 18. Per la cronaca, le sottovesti e i flapper evanescenti, i cappottini che scoprono le spalle e i blouson sportivi con maniche a sbuffo come mantelli couture, visti in passerella accessoriati di sneaker da turista americano o tacchi a spillo da signora del varietà, arriveranno in boutique a novembre. Quindi, invero, la stagione è transitoria quanto prismatica. Cavilli lessicali a parte, quel che emerge con decisione è il messaggio: una affermazione forte e inequivocabile di pradismo.

L’esigenza, al momento, è condivisa da maison grandi e piccole: in tempi di indubbio caos, è imperativo lavorare sulla riconoscibilità assoluta del codice, anche a costo di risultare ripetitivi o martellanti. Prada va dritta ai due capisaldi di una estetica entrata a buon diritto nell’immaginario collettivo, modaiolo e non: il pragmatismo utilitario dello sportswear di nylon nero e l’eleganza evanescente sospesa tra purificazione minimal – la sottoveste come abito – e languori anni venti.

Il tutto, mescolato con un gusto eccentrico per le frizioni idiosincratiche. Insomma, Prada torna ai propri anni novanta, quando tutto ebbe inizio con spontaneità temeraria, quella, sì, non più replicabile.

«Ho voluto ritrovare le origini – racconta la signora – lavorando sulle metamorfosi del tecnico e dello sport e su una idea di modernismo di certo ispirata dal luogo singolare in cui abbiamo presentato». Niente naturalmente è uguale al secondo giro, e Miuccia Prada questo lo sa bene. Le sottovesti e i nonnulla indossati su corpi acerbi che la incoronarono regina di Milano vent’anni fa oggi sono sovrapposizioni di veli trasparenti che del corpo non fanno trapelare nulla. Nell’aria c’è molto dell’immaginario di Corinne Day, la fotografa della poesia sbrecciata, ma privato dei picchi abrasivi. La prova è invero un po’ fredda.

«Oggi c’è molta meno libertà, e non si può fare di tutto, per questo mi sono impegnata in un esercizio di auto-censura», conclude Miuccia Prada, che con il pullover a V e i pantaloni con la piega stirata veste i panni, perfetti, dell’accademica sediziosa. Anche in tv c’è molta più censura, oggi. A corollario della sfilata, l’azione si è spostata in serata in Fondazione Prada per il vernissage di TV 70: Francesco Vezzoli guarda la RAI, ricapitolazione immaginifica e coinvolgente, ad opera dell’artista che flirta da sempre con la cultura dell’entertainment, di una stagione di cambiamento, terrore e libertà che oggi appare utopica, da tanto che è distante. Sugli schermi scorre di tutto, dalle stragi a Cicciolina, che, nel parterre degli ospiti insieme a Iva Zanicchi, Rita Pavone e altre glorie pop conferma il gusto di Prada per lo scontro violento di alto e basso.

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