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Lusso e moda, sono italiani 26 dei cento top player globali

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Lusso e moda, sono italiani 26 dei cento top player globali

Lo studio Global powers of luxury goods 2017 di Deloitte conferma il ruolo di primo piano delle aziende italiane nel mondo della moda e del lusso. Non solo perché i grandi marchi francesi, inglesi, tedeschi e americani producono nel nostro Paese tutte le linee di alta gamma e non solo perché le aziende del made in Italy acquistate da gruppi stranieri hanno mantenuto le sedi produttive qui, spesso ampliandole. Lo studio certifica la leadership anche per quanto riguarda i marchi, la parte a valle della filiera.

Delle prime cento aziende, che nel 2016 hanno generato un fatturato di 212 miliardi di dollari (circa 193 miliardi di euro), oltre un quarto (26) sono italiane. Nella top ten c’è però solo Luxottica, un dato che ripropone il problema dimensionale delle nostre aziende (non solo nella moda).

Le prime italiane dopo il gruppo veneto dell’occhialeria (che con l’approvazione della fusione con Essilor rafforzerà la sua leadership globale) sono Prada e Giorgio Armani, rispettivamente al 17° e 21° posto. Le prime dieci aziende della top 100 sono Lvmh, Richemont, Estée Lauder, Luxottica, Kering, gruppo Swatch, L’Orèal, Ralph Lauren, Chow Tai Fook (colosso cinese della gioielleria e orologeria) e Pvh (società Usa che controlla Calvin Klein e Tommy Hilfiger) e da sole rappresentano quasi la metà (48%) del fatturato totale.

Dallo studio Deloitte, arrivato alla quarta edizione, emerge un secondo primato dell’Italia: abbiamo il maggior numero di aziende con il Cagr (tasso di crescita composto) del 2013-2015 a due cifre. Marcolin (terzo player italiano dell’occhialeria dopo Luxottica e Safilo) e Valentino, sono al primo e secondo posto della classifica Fastest growing companies, con Cagr, rispettivamente, del 43,1% e 37,8%. Tra le primi venti “lepri” ci sono poi Moncler (+23,1%), Furla (+22,9%), Vicini (+22,1%) e Versace (+16,5%). Inevitabile il confronto con la Francia: il fatturato medio delle aziende italiane è di 1,2 miliardi di euro, quello delle francesi di quasi 4 volte tanto.

Osservando le performance delle categorie, il Global powers of luxury goods mette al primo posto borse e accessori (+13,4%), mentre tra i canali spiccano digitale e travel retail, che offre grandi opportunità anche per il 2017, spiega Patrizia Arienti, Deloitte Emea fashion & luxury leader: «Quasi la metà degli acquisti in beni di lusso sono effettuati da consumatori in viaggio, sia in store esteri (31%), sia in aeroporto (16%). Ma il dato cresce fino al 60% tra i consumatori dei Paesi emergenti, che in genere non hanno accesso alla stessa gamma di prodotti e brand dei mercati consolidati». Cina, Russia ed Emirati continueranno a trainare l’alto di gamma: il 70% dei consumatori di queste aree dichiara di aver incrementato la spesa in beni di lusso negli ultimi 5 anni, contro il 53% dei mercati più maturi (Unione europea, Stati Uniti e Giappone).

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