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A Museo Ferragamo «1927-Il ritorno in Italia» del calzolaio di…

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A Museo Ferragamo «1927-Il ritorno in Italia» del calzolaio di Hollywood

Nel 1915, all’età di 17 anni, Salvatore Ferragamo partì da un piccolo paese dell’Irpinia, Bonito, per andare in America a perfezionare l’arte della calzatura, imbarcandosi in terza classe sullo “Stampalia”. Dodici anni dopo, nel 1927, fece ritorno in Italia sul transatlantico “Roma”: questa volta era in prima classe, accompagnato dalla fama di “calzolaio delle stelle” che si era guadagnato a Hollywood.

Ed è proprio il viaggio sulla nave che lo riportò in patria il filo conduttore della mostra «1927-Il ritorno in Italia», che si apre il 19 maggio (fino al 2 maggio 2018) al Museo Salvatore Ferragamo di Firenze per celebrare i 90 anni dall’avvenimento.

Firenze è la città in cui Salvatore, deciso a dar vita a una fabbrica di scarpe made in Italy da esportare negli Usa, decise di fermarsi, attratto dalla tradizione artigiana, dalle arte decorative, dalla modernità. È quella Firenze, e quell’Italia degli anni Venti, che rivivono nella mostra, ideata dalla direttrice del Museo Ferragamo Stefania Ricci e curata da Carlo Sisi, con la scenografia di Maurizio Balò che ha riprodotto, per l’ambientazione, l’interno di una nave, la scaletta d’accesso, la piscina. Le scarpe di Ferragamo scandiscono il percorso che tocca la Firenze del primo Novecento, il folclore e le arti decorative in Italia, l’emancipazione della figura femminile, la Firenze industriale e poi la casa italiana, gli oggetti, il corpo e l’estetica dell’epoca. Sei modelli di scarpe Ferragamo degli anni Venti sono stati riprodotti in edizione limitata e sono in vendita in alcuni punti vendita nel mondo.

«Alla ricchezza degli anni Venti, in America, in Europa e anche in Italia, prima di tutto per le arti decorative, possiamo oggi guardare senza pregiudizi e condizionamenti ideologici» ha spiegato Stefania Ricci presentando la mostra. Ferruccio Ferragamo, presidente della maison, ha ricordato con ammirazione il padre Salvatore che, dopo essersi stabilito a Firenze, comprò, pagandolo a rate, il Palazzo Spini Feroni, in riva all’Arno, in cui oggi ha sede la maison da 1.438 milioni di ricavi 2016, con un utile netto di 198 milioni.

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