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Per Cegid la moda è entrata nell’era «phygital»

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Per Cegid la moda è entrata nell’era «phygital»

Vent’anni nell’era di internet sono un tempo lunghissimo: in termini di esperienze accumulate e cambiamenti affrontati valgono forse dieci volte un analogo periodo di un’era pre digitale. Fondata nel 1983 in Francia, Cegid è specializzata in soluzioni digitali per il retail e in 24 anni l’offerta dei servizi che la società può offrire a monomarca, multimarca, catene specializzate e department store si è evoluta insieme al ruolo di internet e di tutto ciò che ruota intorno al web: dai social network alla wearable technology, dalla internet of things allo strapotere delle tecnologie mobili, come smartphone e iPad di ogni tipo.

Pascal Houillon, ceo di Cegid, ha spiegato mercoledì al Luxury Summit del Sole 24 Ore quale sia oggi l’approccio della sua società: al termine multichannel si preferisce quello di unified commerce, per dare con maggior forza l’idea della necessità di un fil rouge tra ogni tipo di shopping, che si tratti di e-commerce o di una visita in un negozio fisico.

Oggi Cegid, che ha chiuso il 2016 con oltre 300 milioni di ricavi, è presente in oltre 75 Paesi e le sue soluzioni e servizi sono usati da circa 30mila punti vendita nel mondo, frutto della collaborazione con un migliaio di brand. Nel suo intervento “Unified Commerce: how digital is transforming the customer shopping experience”, Houillon ha sottolineato, rivolgendosi a ogni retailer, che occorre partire da un dato inequivocabile: «I vostri consumatori sono cambiati. Anche se credete di conoscerli a fondo, hanno pretese diverse dal passato. Il 50% di loro ad esempio si aspetta di poter ritirare in store ciò che acquista on line e il 71% vuole poter verificare la disponibilità di un prodotto prima di recarsi in negozio». Scegliere un approccio omnicanale offre benefici enormi, ha aggiunto il ceo di Cegid citando le analisi di Google e Ris News: «Il retention rate è dell’89% e non offrire contemporaneamente e-commerce con versione ottimizzata per il mobile, retail fisico e interazioni tra i due canali porta a una perdita del 10% delle vendite».

Guardando al futuro, Houillon ha fornito alcuni dati relativi al mercato americano che possono servire da benchmark per i retailer d’Europa: «Il 75% dei consumatori vogliono un’esperienza di shopping omnicanale ed entro il 2020 si prevede che le vendite online assorbiranno il 25-35% del totale». I consumi via smartphone raddoppieranno entro il 2020, ma i device mobili, di ogni tipo e dimensione, saranno cruciali anche per il personale dei negozi, che li userà per offrire servizi aggiuntivi e informazioni. Cegid ha coniato anche un aggettivo, per indicare l’imminente caduta delle barriere tra canali: phygital, azzeccata crasi di physical e digital.

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