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Shiseido, l’Italia traina i conti in Europa

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Shiseido, l’Italia traina i conti in Europa

«Cambiare nome? Mai, per nessun motivo. Cambiare cultura? Direi piuttosto che lavoriamo a un’evoluzione: le radici giapponesi ci danno forza e orgoglio, ma dobbiamo avere il coraggio di nutrirle con altri valori, energie, punti di vista. Solo così si ci si può trasformare in un’azienda globale».

Masahiko Uotani, ceo di Shiseido, sta lavorando a un ambizioso piano di crescita del colosso giapponese, con una lunga lista di obiettivi di fatturato, riequilibro dei mercati e lanci di nuovi prodotti. Ma sul nome non si discute, ha ribadito a Tokyo in occasione delle anticipazioni sulle prossime tappe del piano Vision 2020. Come non si discute il concetto di omotenashi, parola intraducibile nella maggior parte delle lingue europee e che significa, oltre che “ospitalità alla giappone”, accoglienza, servizio al cliente, perché ogni cliente viene considerato, appunto, un ospite da trattare con riguardo.

Nei piani di Uotani e dei suoi più stretti collaboratori, il fatturato passerà dagli 850 miliardi di yen del 2016 a mille miliardi (8,7 miliardi di euro) entro il 2020, con un utile operativo di 100 miliardi di yen (circa 870 milioni di euro) e un indice Roe pari «almeno al 12%». Perché tutto questa succeda, Shiseido dovrà crescere soprattutto all’estero: il Giappone assorbe ancora circa il 50% delle vendite. L’Europa e l’Italia avranno un ruolo centrale: «È nell’area Emea che prevediamo l’aumento maggiore per il 2017: stimiamo un +34%, contro il +19% delle Americhe e il +14% della Cina – spiega Louis Desazars, ceo e presidente di Shiseido Emea, un francese che ha abbracciato la cultura giapponese, dopo aver lavorato per molti anni negli Stati Uniti e che si divide tra Tokyo e Parigi –. L’Italia ha un ruolo strategico: nel 2016 le vendite sono cresciute del 16%, molto più della media del mercato, e per il 2017 puntiamo a un+20%». Il legame con l’Italia si è inoltre rafforzato nello scorso anno: il 1° luglio è stata firmata una partnership con Domenico Dolce e Stefano Gabbana per sviluppo, produzione e distribuzione mondiale di fragranze, makeup e skincare a marchio Dolce&Gabbana. «In questo caso l’obiettivo è passare da 400 milioni di fatturato a un miliardo entro cinque anni – ha ricordato Uotani –. Una cifra ambiziosa, ma la sfilata di alta moda che Domenico Dolce e Stefano Gabbana hanno allestito in aprile qui a Tokyo mi ha fatto capire l’incredibile forza del marchio:forse proprio grazie a questa partnership riusciremo a far aumentare gli acquisti di profumi in Asia, dove il mercato della cosmetica è dominato dallo skincare. A differenza dell’Europa e dell’America, dove i best seller sono, rispettivamente, profumi e makeup».

Il ceo di Shiseido dice di essere «affascinato al limite dell’ossessione» dal digitale. Qui rispunta l’Italia: «Da Dolce&Gabbana tutti possiamo imparare: l’uso che gli stilisti e il marchio fanno dei social e della tecnologia e il loro rapporto con i Millennial è estremamente creativo ed efficace». E forse non è un caso che a guidare la Global digital academy interna, che ogni anno forma 600 dipendenti, sia l’italiano Alessio Rossi, chief digital officer di Shiseido.

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