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Pitti Uomo 92: in Italia il 40% della moda europea

pitti uomo 92

Pitti Uomo 92: in Italia il 40% della moda europea

(Ansa)
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L’industria della moda è una risorsa fondamentale del Paese, e il Governo continuerà a sostenerla. Arriva da Ivan Scalfarotto, sottosegretario allo Sviluppo economico con delega al commercio internazionale e dell’attrazione degli investimenti esteri, la garanzia di “vicinanza” e aiuto agli imprenditori della moda riuniti ieri nel Salone de’ Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze per l’apertura della 92esima edizione della fiera Pitti Uomo (fino a venerdì alla Fortezza da Basso con 1.231 marchi per il 44% esteri). Una fiera “spinta” dal record di fatturato realizzato dall’industria italiana della moda maschile nel 2016 (9 miliardi di euro, +1,2%), oltre che dalle discrete prospettive per l’anno in corso, anche se l’incognita-Usa non fa dormire sonni tranquilli.

Scalfarotto ha assicurato l’impegno del tavolo nazionale della moda, nato nel gennaio 2016 e riunito con cadenza mensile, sui terreni della sostenibilità, formazione, passaggio generazionale e consumi dei Millennials, e ha indicato le strade da battere per rafforzare un settore che, mettendo insieme tessile, abbigliamento, pelletteria, scarpe e occhiali, vale quasi 90 miliardi di euro di fatturato, è secondo per importanza solo alla meccanica, impiega 700mila addetti e genera il 50% del surplus commerciale italiano, cioè 25 miliardi sui 52 miliardi del 2016.

Un settore che ora deve marciare unito: «Firenze e Milano hanno l’imperativo categorico di collaborare – ha detto Scalfarotto riferendosi alle manifestazioni sull’uomo promosse in sequenza nelle due città, che da tempo alimentano confronti e ipotesi di trasferimento –, il Governo le considera due manifestazioni importanti, anche perché è dalla combinazione delle nostre differenze che possono crescere le attività». Il sottosegretario ha esaltato il saper fare italiano ma ha invitato le aziende a non adagiarsi sugli allori: «Il saper fare va attualizzato – ha detto –, bisogna utilizzare gli strumenti di Industria 4.0, fare ricerca e innovazione, produrre cose nuove per rimanere i primi».

Un primato rivendicato con forza da Claudio Marenzi, neo presidente della società fieristica Pitti Immagine (oltre che di Smi e di Confindustria Moda), che ha ricordato come la moda italiana valga il 40% di quella europea e come le fiere del Pitti abbiano un impatto economico milionario sul territorio (si veda Il Sole 24 Ore di ieri): quasi 400 milioni la ricchezza prodotta su Firenze e provincia nel 2016, pari a 10,8 volte il fatturato di Pitti Immagine.

Marenzi ha delineato anche lo scenario dei mercati per l’industria della moda: l’Europa sta crescendo più di tutte le altre aree del mondo, la Russia si è ripresa bene, l’unico Paese che nel 2016 ha segnato una flessione sono gli Usa. «Alcuni dicono che la responsabilità sia della politica del presidente Trump, ma a me sembra che sia troppo presto per tirare delle conclusioni – ha spiegato Marenzi - e comunque il -8% dell’export in Usa nel 2016 arriva dopo il +17% segnato nel 2015». Conclusioni che invece ha tratto il vicepresidente Ispi Paolo Magri, che nella sua analisi internazionale ha avuto giudizi pesanti per la politica del presidente americano Trump, ma ha osservato che dollaro forte e contrarietà del Partito Repubblicano a una guerra dei dazi aiuteranno le imprese, esprimendo anche moderato ottimismo per le prospettive di stabilità in Europa.

Della necessità di accelerare la formazione ha parlato Andrea Cavicchi, presidente del Centro di Firenze per la moda italiana (la holding di controllo di Pitti Immagine), mentre il sindaco di Firenze, Dario Nardella, ha sottolineato come la città oggi sia un grande cantiere per trasformarsi e diventare ancora più attrattiva. Ai cantieri si aggiungerà, entro la primavera 2019 (cioè la fine del mandato di Nardella) anche quello della Fortezza da Basso per l’annunciato restyling degli spazi espositivi che preoccupa non poco i vertici di Pitti Immagine.

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