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Settimana dell’uomo, tra Firenze e Milano al record di buyer

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Settimana dell’uomo, tra Firenze e Milano al record di buyer

New York si è arresa. Londra potrebbe farlo a breve. Parigi no: la capitale francese non smetterà di ospitare una fashion week dedicata alla moda maschile, a maggior ragione potendo approfittare della vicinanza con le sfilate di alta moda dei primi di luglio. Men che meno smetterà di farlo Milano.

Il format delle settimane uomo è ormai consolidato in Italia e Francia; New York e Londra avevano pensato di poterlo facilmente duplicare. Non è stato così: la città americana e la capitale inglese non sono riuscite a far spostare i grandi marchi da Milano e Parigi, se non per eventi spot e quasi certamente si concentreranno solo sulle fashion week femminili di febbraio a settembre. Questo non significa che in Europa non ci saranno cambiamenti. Anzi. Basti pensare alla decisione di molti marchi attivi sia nel womenswear sia nel menswear di organizzare un’unica sfilata, quasi sempre durante le settimane della moda donna. Ma i brand prettamente maschili di fascia media, medio-alta o altissima (sartoriale) continueranno ad aver bisogno – e desiderio – di una vetrina globale che due volte all’anno mostri il loro lavoro al mondo. Milano si candida a essere proprio questo, in gennaio e giugno, anche grazie all’asse con Firenze: chi non viene fisicamente potrà vedere o rivedere tutto grazie a internet e nemmeno la Francia può offrire tanto. Insieme Pitti e Milano moda uomo offrono un’intera settimana di presentazioni, eventi, sfilate, mostre.

Da qualche stagione, grazie soprattutto all’impegno dei vertici di Pitti Immagine e Camera della moda e di un autentico sforzo dell’intera filiera per fare sistema, Firenze e Milano non sono più – o almeno non sono solo – la vetrina del made in Italy, ma anche dei giovani talenti di tutto il mondo. Ed è in Italia che si lavora e discute di più sul futuro del sistema moda per gli aspetti di sostenibilità sociale e ambientale. Basti pensare (si veda lo Speciale Pitti uscito martedì scorso con Il Sole 24 Ore e ora consultabile online) ai concorsi per stilisti, alle sfilate delle scuole di moda, ai convegni voluti dal presidente della Camera della moda Carlo Capasa sulla sostenibilità e al premio che in settembre verrà consegnato a Milano in collaborazione con Livia Firth e la sua organizzazione Green Carpet.

Un’unicità ribadita pochi giorni fa da Claudio Marenzi, presidente di Smi, oltre che di Pitti Immagine, la società che organizza le fiere di Firenze, e della neonata Confindustria Moda, che sarà operativa dall’inizio del 2018. «Nella donna ci sono diverse fashion week importanti, mentre nell’uomo c’è solo Pitti e dietro il baratro», ha detto Marenzi, che a Firenze e Milano può indossare anche il cappello di imprenditore, essendo presente con Herno, il suo marchio di capispalla da uomo, donna e bambino.

Dietro al successo dell’Italia e di Milano e Firenze come capitali mondiali del menswear ci sono i numeri: nel 2016 la moda uomo made in Italy ha superato per la prima volta i 9 miliardi di euro di fatturato, secondo i dati diffusi da Sistema moda Italia (Smi) alla vigilia della kermesse fiorentina, con una crescita dell’1,2% sul 2015. L’export è salito del 2,4% a 5,8 miliardi, pari a un peso sui ricavi totali del 64,4%, superiore a quello della donna (61,3% su 13 miliardi di fatturato) e di gran lunga a quello del bimbo (38%).

Italiane sono poi le aziende e i marchi dell’uomo leader nel mondo, con numeri che rendono impietoso il confronto con quel che resta dell’industria della moda maschile inglese. Secondo la classifica diffusa ieri da Pambianco Strategie d’Impresa, il fatturato 2016 delle prime nove aziende italiane ha sfiorato i 2 miliardi di euro. In ordine di grandezza sono Ermenegildo Zegna, Canali, Stefano Ricci, Kiton, Corneliani, Forall (marchio Pal Zileri), Lardini, Isaia e Lubiam, tutte orientate all’export. Alcune sono cresciute, altre meno, soprattutto a causa di riorganizzazioni interne o turbolenze e incertezze o riprese mancate in Russia, Usa, Medio Oriente e Asia. Ma le prospettive per il 2017 sono buone, come confermato da chi è presente a Pitti e da chi si appresta a partecipare a Milano moda uomo, che sarà aperta questa sera dalla sfilata Ermenegildo Zegna.

Un’ultima annotazione: alla forza attuale – e pensiamo futura – di Milano contribuisce il felice momento che sta vivendo la città e, occorre dirlo, le difficoltà di Parigi e Londra legate al terrorismo. Il New York Times ha parlato di «rinascimento» di Milano. Forse è solo una nuova consapevolezza e orgoglio delle nostre capacità creative, imprenditoriali e manifatturiere. Sulle quali bisogna costruire il futuro, non esserne spaventati. Vale per Milano e per l’Italia intera.

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