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L’uomo Zegna sartoriale si trasforma con lo sport

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L’uomo Zegna sartoriale si trasforma con lo sport

Che Milano sia una città di giardini e tesori nascosti è ormai cosa nota anche ai forestieri, avvezzi a cercar rigoglio e frivolezza dietro facciate austere e riservate. Ritrovarsi in un deserto color mandarino racchiuso dalle pareti cariche di memorie dell’Università Statale, moltiplicate da specchi ben piazzati, è peró tutt’altra storia. Il contrasto tra modernità, natura e vestigia è potente. È Ermenegildo Zegna Couture, sotto la direzione creativa di Alessandro Sartori - tra i pochi autori contemporanei capaci di mescolare poesia e pragmatismo - a offrire al proprio pubblico la singolare esperienza.

Senza sensazioni irripetibili, del resto, non c’è oggi fashion show che tenga, perchè nell’era della piattezza digitale le emozioni di base - sorpresa, gioia, meraviglia - sono tornate protagoniste. Sartori accoglie il sensazionalismo che avanza con concisione ed essenzialità, senza sbavature faraoniche. «Questo è uno dei miei posti preferiti: un chiostro calmo e nascosto che ripara da tutto - racconta -. Non ho studiato in Statale, ma qui ero solito rifugiarmi per leggere, pensare, disegnare».

Adesso quel giardino segreto è il culmine di un percorso spiazzante e incantato, che parte da un labirinto di erba, specchi e video che illustrano i nuovi servizi di personalizzazione per la clientela più esigente per culminare tra ciottoli color tangerine e percussioni ritmiche che scandiscono il tempo della sfilata. La scenografia organica e insieme industriale racchiude ed esalta il senso del lavoro di Sartori per la linea ammiraglia di casa Zegna. Questa è solamente la sua seconda prova, ma il reset linguistico e stilistico è evidente quanto riuscito. «Sono i consumatori ad essere cambiati - spiega -. Alcuni sono decisamente più giovani, quindi più liberi e spregiudicati, ma anche la clientela matura non porta più i capi sartoriali con l’aplomb protocollare di una volta». Se è vero che le scarpe da ginnastica, filtrando nell’ultimo ventennio dallo sport alla quotidianità, hanno fatto da cavallo di troia per un mutamento epocale dei costumi, la virata di Zegna in direzione sport, senza rinunciare alla sartorialità e al piacere della materia, rappresenta la definitiva conferma da un lato del trionfo di una nuova rilassatezza dinamica, dall’altro della fine del falso dandysmo diventato ormai parodia buona per blog inutili che dipingono un inesistente streetstyle.

«Leggerezza: questa è la parola d’ordine. E poi volume» prosegue Sartori, che parla di Ermenegildo Zegna Couture in termini di «sportswear outdoor couture». L’assenza di peso - metaforica, formale, materiale - pervade tutto, dalle giacche e i bluson di seta lavata ai pantaloni con il polsino alla caviglia come quelli della tuta, dalle sneaker scattanti con dettagli opanka ai capi di pelle intagliata e stretch, alle giacche di maglia impalpabile. Leggeri sono anche i colori, a scrivere una nuova tavolozza maschile fatta di pastelli pallidi e note terrose e organiche. Il risultato è decisamente giovane, ma il target di Sartori non è scioccamente giovanilista: «Penso in primo luogo ad un uomo giovane nella testa - conclude -. L’estetica che sto creando per Zegna nasce dai materiali, sempre lussuosi e classici, ma si rinnova radicalmente nelle forme e nelle idee». Progresso, in altri termini. Con la memoria.

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