Moda24

Giacomo (a Milano) apre la Rosticceria là dove si sono…

storie di famiglia

Giacomo (a Milano) apre la Rosticceria là dove si sono ristorante, bistrot, dolci e tabacchi

A Milano Giacomo (www.giacomomilano.com) è un’istituzione. Lui, Giacomo Bulleri, era emigrato dalla Toscana nel 1937, per andare a Torino a fare il lavapiatti; poi un po’ più grandicello, si è trasferito a Milano, per lavorare in un ristorante toscano. Ha fatto la gavetta, com’era d’obbligo all’epoca, senza mai perdere l’ottimismo e il sogno di avere, un giorno, un ristorante tutto suo.
Giacomo oggi ha 92 anni, e gira tra i vari locali del regno gastronomico che ha costruito e che i suoi famigliari hanno ampliato e modernizzato.

Il suo primo ristorante lo aprì nel 1958 in via Donizetti, ma poi il palazzo fu venduto a una famiglia “su” che non voleva avere un locale pubblico nell’edificio. Lasciare quella posizione era un peccato, dopo trent’anni di attività; ciononostante il Bulleri non si è perso d’animo, e con l’aiuto dell’architetto Renzo Mongiardino, uno dei più in vista di Milano, ha trovato uno spazio luminoso in via Sottocorno 6, da ristrutturare come voleva. Risultato, il nuovo ristorante, aperto nel 1989, era ancora più bello e prestigioso del primo.

Le boiserie verde-Milano, gli stucchi, e il pesce fresco di sempre, sempre cucinato “divinamente”. Poi lo scettro è passato alla figlia Tiziana e a suo marito Marco Monti, anche lui toscano intraprendente in una Milano che negli anni Ottanta brillava di energia, creatività, e vita notturna. Modelle, stilisti, artisti vivevano soprattutto la sera, avevano bisogno di ritrovi classici e nuovi. Così è nato il Bistrot, qualche vetrina più in là del ristorante, nella stessa via. Il Bistrot sembra un salotto, con velluti rossi, le pareti foderate di librerie, le luci soffuse e basse. È un posto intimo, dove si ordinano drink e piccoli piatti in attesa del tavolo per la cena. Il menu ora segue le tendenze, con “ceviche”, “causa” e altri piatti d’ispirazione peruviana, sui quali garantisce lo chef originario del Paese andino. È il posto preferito del signor Giacomo, che cuochi e camerieri accudiscono come fosse il nonno di tutto il giovane personale e non solo dei suoi nipoti e bisnipoti. Oggi lui, seduto al tavolo, osserva.

Chi agisce invece è il vulcanico genero, aiutato a sua volta dalle figlie e dai rispettivi mariti. D’altra parte le attività e il lavoro si sono moltiplicati. Sempre in Sottocorno, che potrebbe essere a pieno titolo rinominata la “via di Giacomo”, le nipoti Giulia ed Elena hanno aperto una piccola Pasticceria che sforna pasticcini e torte sontuose, come l’irresistibile “bomba”, di nome e di fatto calorico, che tra due dischi di pasta sfoglia contiene uno spesso strato di crema chantilly con mascarpone e fragoline. Ma queste sono cose che non si raccontano, si provano.

Hanno anche la Tabaccheria, con bar e un angolo drogheria con qualche conserva speciale, come le peschiole, pesche appena nate in salamoia che si mangiano come aperitivo.

Le altre attività di famiglia sono il Caffè Letterario a Palazzo Reale, e il ristorante all’ultimo piano del Museo del Novecento, con il giardino d’inverno e la terrazza che danno sulla piazza e sulla facciata del Duomo. Dentro lo stile è Art Déco, il menu molto milanese, l’atmosfera elegante ma informale.
Le attività sono tante, e coinvolgono tutta la famiglia. Ma questo non basta a fermarli. Sono sempre attenti alle tendenze in fatto di gastronomia, e poiché Milano è una città dove si cucina sempre meno in casa, ecco che il vulcanico Monti ha inaugurato da qualche giorno la Rosticceria, ovviamente in via Sottocorno.

La ricerca sulla materia prima ha richiesto tempo. Ci sono voluti mesi prima di trovare i fornitori giusti. Ma alla fine tutto torna, e i polli allevati a terra in Piemonte - parola di Marco Monti – sono più buoni di quelli tanto famosi della Bresse. Bisognerà provare, e le possibilità sono due: take away o fermarsi lì, proprio come nelle vecchie rosticcerie milanesi di una volta.

© Riproduzione riservata