Moda24

Giorgio Armani, frenano i ricavi 2016 ma utili e liquidità continuano…

Industria + Finanza

Giorgio Armani, frenano i ricavi 2016 ma utili e liquidità continuano a salire

«Diventerò vecchio il giorno in cui smetterò di lavorare. Molti amici che incontro per strada sono irriconoscibili: persone della mia età che mostrano tutti i loro anni. Nel mio lavoro non posso consentire che questo accada questo. Devo essere sempre credibile e consapevole di quello che i giovani accetteranno da un uomo della mia età». Sono passati sette anni da questa dichiarazione di Giorgio Armani a Vogue Uk, ma le parole restano attuali: primo, perché dal 2010 il suo gruppo è rimasto indipendente e, insieme a Prada, leader italiano del settore. Secondo, perché rivelano la saggezza dell’uomo e naturalmente dello stilista che – unico caso rimasto in Italia – ha vissuto tutte le piccole e grandi rivoluzioni della moda dagli anni 60 a oggi. E non si lascia cogliere impreparato dal cambiamento più recente, il calo dei consumi, a livello globale, di abbigliamento e accessori.

L’effetto sui conti 2016 c’è: i ricavi sono calati del 5% a 2,511 miliardi. Il dato è bilanciato dall’aumento della redditività: l’utile netto è passato dai 241 milioni del 2015 a 271. (+12%) Invidiabile, per usare un eufemismo, la situazione patrimoniale: al 31 dicembre 2016 la liquidità era aumentata del 35% rispetto a un anno prima, da 654 milioni a 881. Segnali che Armani, presidente e amministratore delegato del gruppo, e la sua squadra, non potendo ignorare fattori esterni come la diminuzione delle vendite, le tensioni geopolitiche e la frenata della Cina, hanno agito su ciò che un’azienda può sempre migliorare, l’efficienza dei processi e il modello di business. Per un gruppo verticalmente integrato come quello di Giorgio Armani, ogni fase, dall’acquisto delle materie prime alla scelta dei fornitori, dalla gestione del retail agli investimenti in logistica e tecnologia, può innescare circoli virtuosi. Oltre che con la difficile congiuntura mondiale, il calo dei ricavi si spiega con la razionalizzazione della rete internazionale, che punta a un miglior bilanciamento tra monomarca e wholesale . Una strategia che produrrà effetti positivi nel ungo periodo, un orizzonte temporale che il gruppo può permettersi, forte della situazione finanziaria e patrimoniale che è, da sempre, alla base del suo successo.

Importante inoltre la semplificazione e il riposizionamento dei brand, dettati in parte dall’analisi dei cambiamenti nelle abitudini di consumo e all’affacciarsi sulla scena della moda e del lusso dei millennials, i nati dopo il 1980, quei giovani agli occhi dei quali Giorgio Armani vuole restare credibile. Riuscendoci, come dimostra il successo su Instagram del nuovo smarthwatch Emporio Armani, presentato in giugno durante Milano moda uomo. Blogmeter ha certificato 1,6 milioni di “like” per una foto postata sul social network più amato dai giovani da Shawn Mendes, millennial da 23 milioni di follower e testimonial del modello più recente di “orologio connesso” a marchio Emporio Armani.

Il riassetto in atto prevede la focalizzazione su Giorgio Armani (che comprende l’alta moda della collezione Privé e Armani/Casa), Emporio Armani (in cui confluiranno le linee Armani Collezioni e Armani Jeans) e A/X Armani Exchange. È forse quest’ultimo il tassello più curioso e la parte, ancora una volta, più innovativa della strategia dello stilista. Pensato per il mercato americano, A/X è stato introdotto gradualmente in Europa, puntando al segmento dello streetwear o street style, di cui oggi tutti sembrano accorgersi. Basti pensare alla capsule presentata qualche mese fa da Louis Vuitton con il marchio americano per skaters Supreme, che ha sconvolto i puristi del lusso.

Armani aveva intuito la tendenza nel 2014, avviando rilancio e riposizionamento di A/X Armani Exchange. Altra mossa di medio periodo che inizierà presto a dare i suoi frutti. «Costruire si fa senza pensare. Mantenersi implica controllare molti elementi: commerciale, stampa, pubblico, creatività». Parole a margine dei risultati annunciati ieri? No, passaggio di un’intervista di Giorgio Armani del 2000 a Elle Spagna. La coerenza non è acqua, potremmo dire.

© Riproduzione riservata