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Extro Style cresce con le scarpe mediche

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calzature

Extro Style cresce con le scarpe mediche

La filosofia è immutata da 30 anni: progettare e produrre, in modo artigianale calzature di altissima qualità, fatte a mano e 100% made in Italy anche nei materiali. A cambiare è stato il segmento di mercato: dal fashion alla salute. È il cambio radicale compiuto dal calzaturificio familiare Extro Style di Nocera Umbra una dozzina di anni fa, per reagire alla crisi che ha decimato il distretto.

Ettore Abbati ha sfruttato il know how aziendale per dedicarsi ai «piedi disperati, come piedi diabetici e reumatici, o con patologie come alluce valgo e artrite». Il mercato gli sta dando ragione. «Negli ultimi cinque anni stiamo crescendo del 30% e siamo arrivati a un export del 63% con le calzature mediche a marchio del distributore (tra cui i francesi di Neut e i tedeschi di Liromed, ndr) e del 40% con il nostro brand Tecnica», spiega.

Abbati lavora con una ventina di dipendenti in una fabbrica in mezzo alle colline nocerine e alla fiera Arab Health ha raccolto ordini che potrebbero raddoppiare la produzione: la rete di farmacie e di health store Life Pharmacy di Dubai ha scelto l’azienda perugina per le calzature mediche e i dispositivi post operatori da distribuire nei propri punti vendita in tutto il Middle East (0ggi sono 150, diventeranno 300 entro il 2018).

«Crescere troppo velocemente non è salutare. Diciamo già molti no e se, come credo, arriveremo a fine anno a 1,5 milioni di fatturato – afferma Abbati – dovremo iniziare a eliminare i clienti più noiosi e a qualificarci, puntando sul nostro brand».

Un progetto che sta già prendendo forma, con la riorganizzazione della rete commerciale in Italia e investimenti per valorizzare il marchio Tecnica e il lavoro di ricerca, frutto di collaborazioni con istituti ortopedici europei e con l’università di Perugia. «In una grande famiglia di artigiani come la nostra la cosa più importante non è inseguire i mercati ma lavorare in modo sostenibile, senza stress, in un posto bello e sano e credere in ciò che si fa e farlo bene», conclude Abbati. Che dopo il terremoto del 1997 ha trasferito la fabbrica tra le colline di Maccantone, una frazione isolata di 54 abitanti, dalla quale ogni giorno le scarpe fatte a mano partono per i Paesi più lontani, dalla Scandinavia all’Egitto, dalla Russia all’Arabia Saudita.

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