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Lady Diana, principessa del popolo e icona di stile

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Lady Diana, principessa del popolo e icona di stile

Afp
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La cultura della moda parte dal presupposto che abiti e accessori siano in grado di interpretare, se non anticipare, i cambiamenti sociali. E, dunque, che la decisione di individuo di indossare questo o quell'abito in un determinato momento sia, di fatto, una scelta culturale.

La parabola di Lady Diana Spencer, Principessa del Galles, scomparsa 20 anni fa nell’incidente d’auto nel tunnel dell’Almà, è una delle migliori testimonianze di quanto la moda possa essere espressione di un individuo e delle evoluzioni che subisce nel tempo, personali e sociali.

Timida al suo debutto, chiusa nei tailleur e nelle camicie di seta accollate che nei primi anni Ottanta ben si accostavano al rigore della casa reale britannica - e si inserivano alla perfezione in una Londra abituata al potere nelle mani delle donne sì, ma di ferro - e affogata nel maestoso e mastodontico abito da sposa più famoso degli ultimi 50 anni, Lady Diana ha avuto il merito di svincolarsi progressivamente dallo stile imposto, trovandone uno personale e diventando un modello.

Lo ha fatto senza negarsi ai tailleur in tweed né ai cappellini Royal Ascot, ma giocando con i colori (cari, per la verità, anche alla Regina Elisabetta) in nome della propria innata esuberanza. E, poi: scoprendo le spalle, ampliando (con delicatezza e gusto) le scollature e avvitando le silhouette. Indossando, tra i tanti, i celeberrimo abito con cui fu immortalata in un ballo con John Travolta, alla Casa Bianca, nel 1989.

Avviato il proprio percorso di emancipazione - non solo sul fronte del guardaroba: il matrimonio con il principe Carlo si conclude nel 1992, con la separazione - Diana comincia a definire il proprio stile in modo più netto: eleganza casual chic per il giorno, con tailleur, pantaloni capri e ballerine, seguendo le orme di Jacqueline Kennedy. Sceglie per conto proprio i propri stilisti.

Sceglie, in particolare, un pilastro della moda italiana: Gianni Versace, scomparso poche settimane prima di lei. Lui ne fa una musa. l’aiuta a tirare fuori il carattere, ne accelera la scalata all’Olimpo delle icone di stile: la veste proprio come Jackie, con un tailleur fucsia anni Sessanta (1993,Windsor Castle), poi la fascia in abiti lunghi - quello azzurro, indossato in Australia, e quello viola, a Chicago - e tubini che mettono in risalto la silhouette snella, come quello sfoggiato alla prima del “Lago di Cigni” alla Royal Albert Hall, a Londra, qualche settimana prima di morire.

E se nelle prime immagini ad illuminarle il volto sono tiare preziose, parte del tesoro della Casa Reale, nelle ultime a farlo è il sorriso, quello che l’ha iscritta nella storia con il ruolo di “principessa del popolo”. Una principessa in abito lungo, in jeans e camicia oppure in costume intero color acqua marina.

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