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Una notte in ovile con sacco a pelo ricamato a mano tra i piccoli grandi lussi…

Grandi hotelier d'Italia

Una notte in ovile con sacco a pelo ricamato a mano tra i piccoli grandi lussi a Su Gologone

«Negli anni Sessanta, mio padre Peppeddu realizzò il suo sogno: aprire il primo ristorante a Oliena. Inizialmente era solo una piccola taverna vicino a una sorgente nel bosco, dove si mangiavano ravioli di formaggio, porcetto arrosto, sevadas. All’epoca, i suoi clienti erano soprattutto gente del posto e qualche cacciatore forestiero. D’altra parte, la Barbagia era famosa solo per i sequestri e le rapine. Tant’è che i miei genitori, a 11 anni, mi hanno iscritto in collegio a Firenze. Tornavo per le vacanze, e fin dall’inizio portavo sempre qualche idea». Così Giovanna Palimodde ricorda gli esordi di Su Gologone (http://www.sugologone.it/), l’albergo di famiglia che conduce nel cuore della Sardegna ancora selvaggia e spontanea. E lei, sulle orme del padre e come lui aperta e sempre pronta a rinnovarsi, ha creato un luogo magico dove si respira la tradizione e si sperimenta un’ospitalità autentica, originale, ma con tutti i comfort e i lussi internazionali.
Le origini dello stile
«Negli anni Settanta aggiungemmo le prime 8 camere. Il progetto fu affidato all’architetto Giovanni Antonio Sulas, che contemporaneamente lavorava con Jacques Couelle e Peter Schneck in Costa Smeralda. Tengo a precisare che per le loro ville si ispiravano alle abitazioni di Orosei e Oliena, con le corti interne, i gradini colorati, le altane sui tetti. Oggi abbiamo 70 camere, e mi occupo io dell’arredo, partendo dai materiali e dai tessuti sardi, come mi ha insegnato Sulas, un grande maestro per me».

Un trio perfetto
«Finite le superiori, negli anni Ottanta, mio padre mi chiede di fermarmi per dare una mano in albergo. Ero figlia unica, come potevo dirgli di no? In tre formavamo un team perfetto: papà Peppeddu, il visionario, mamma Pasqua, la custode delle tradizioni sarde, e io, giovane creativa, cresciuta a Firenze a furia di arte e bellezza».

L’innovazione come evoluzione della tradizione
«Non mi sono mai pentita della mia scelta. In hotel ho costruito spazi nuovi, sempre tenendo conto delle tradizioni. Per esempio in cucina, continuiamo a servire i piatti sardi, ma ne inventiamo di nuovi come le “pupusas”, una pasta fatta a mano condita con un pesto alle erbe. Per la pasta mi sono ispirata alle coccarde che decorano le scarpe del nostro costume. Sono dei gioielli, e lo stesso Ferragamo ne ha fatto un modello simile, esposto nel suo museo a Firenze».

Breve digressione sul costume
«Oliena è famosa per gli scialli ricamati in oro e argento, che fanno parte del nostro costume, che tutto compreso, con scarpe in cuoio ricamato e gioielli in filigrana, costa circa 35mila euro. E ogni paese ha il suo. La Sardegna è talmente ricca di arte e cultura, che potrebbe vivere solo di quello. Bisogna però valorizzarla, e io cerco di farlo più che posso».

Un innato senso dell’ospitalità
«Viaggiando in tutto il mondo, mi sono convinta sempre di più che la Sardegna tutta, non solo la Costa Smeralda, è una meta straordinaria per la sua bellezza unica, l’autenticità, le esperienze. E abbiamo un innato il senso dell’ospitalità. Sorridere fa parte dell’educazione che riceviamo a casa».

Autenticità con comfort
«Uno dei segreti del nostro mestiere è sorprendere gli ospiti. Per loro organizziamo escursioni archeologiche in montagna che finiscono con vino e pecorino sotto un albero secolare, e proponiamo la notte in ovile, con i sacchi a pelo ricamati a mano. Tutto autentico, ma con tutti gli agi e le comodità».

Albergo-museo
«All’inizio del 2000 ho trasformato l’albergo in un museo con stanze dedicate agli artisti sardi o ispirati alla loro opera. Avevano iniziato i miei esponendo i quadri di Giuseppe Biasi, uno dei maggiori pittori del Novecento sardo. All’arrivo davamo agli ospiti una brochure con le didascalie dei lavori esposti e i percorsi d’arte».

Le Botteghe d’Arte

«Della decorazione mi occupo personalmente, facendomi aiutare dalle donne del posto che sono depositarie della tradizione: ricamatrici e sarte che fanno lavori stupendi. Così è nato anche il progetto delle Botteghe d’Arte, nelle ex scuderie. Le abbiamo sistemate, e ho invitato gli artigiani a lavorare lì, anche fabbri, ebanisti».

Artigianato di design
«Dalle Botteghe d’Arte è nato il marchio “Su Gologone Style”, e un sito per vendere i manufatti. Spesso suggerisco io stessa le idee e i disegni da realizzare. Ci tengo a dare anche un’impronta di design a quello che produciamo. Lo scialle tipico si fa come sempre una volta; se però devo fare un cuscino mi posso sbizzarrire seguendo le tendenze, la moda e il gusto».

L’hotel delle esperienze
«Gli ospiti sono curiosi delle nostre usanze, gli piace fare la passata di pomodoro, vendemmiare, partecipare ai nostri riti. Il 24 giugno, per la festa di San Giovanni, vengono con noi a raccogliere erbe aromatiche e fiori e aiutano volentieri a preparare il percorso per la processione che passa nell’albergo. Anzi, qualcuno viene appositamente, e molti si iscrivono ai corsi delle botteghe - ricamo, pittura, ceramica, calligrafia – e alle lezioni di Reiki, Yoga e astronomia sulle nostre terrazze».

Più natura, meno tecnologia
«Quest’anno ho trasformato le terrazze delle camere in salotti, rendendomi conto che le persone desiderano sempre più stare all’aperto. In generale noto un’esigenza di tornare al passato, alla semplicità, alla natura. C’è troppa tecnologia, tutti hanno bisogno di staccare la spina».

Mission compiuta
«Mi fa molto piacere quando qualcuno propone di andare a Su Gologone, senza dire dov’è. Volevo creare una destinazione, promuovere la bellezza e la cultura della Barbagia e oggi posso dirmi soddisfatta dei tanti estimatori che abbiamo anche all’estero. Spero onestamente di poter dire “mission compiuta”».

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