Moda24

Antoine Arnault: «Non c’è leadership senza…

intervista

Antoine Arnault: «Non c’è leadership senza responsabilità»

Vuitton
Vuitton

Un accordo storico, per molti motivi. Parliamo della “carta” per il benessere delle modelle e dei modelli sottoscritta da Lvmh e Kering ieri e che sarà adottata da tutti i loro marchi. Il primo motivo è che i due principali gruppi della moda e del lusso al mondo, da sempre rivali, hanno ideato, lavorato e presentato insieme un progetto di portata globale. Il secondo motivo è che sono anni, se non decenni, che si discute delle condizioni di lavoro e di vita delle modelle e modelli impegnati nelle sfilate o nelle campagne pubblicitarie. Il terzo motivo è che la carta di Lvmh e Kering ha una doppia valenza: da una parte tutela, come detto, giovani modelle e modelli, dall’altro toglie ai detrattori del fashion system uno degli argomenti più usati: che la magrezza e l’apparente perfezione dei corpi che si vedono in passerella o sulle pagine dei giornali siano tra le cause dei disagi psicologici e magari dei disturbi alimentari delle persone più giovani. Last but not least, un accordo dei due leader mondiali potrebbe essere da esempio per gli altri gruppi e per tutti i brand e maison indipendenti della moda e del lusso.

Della carta parla Antoine Arnault, figlio di Bernard Arnault, fondatore e ceo di Lvmh, membro del cda del gruppo e con importanti ruoli in alcuni dei marchi di punta, da Loro Piana a Berluti, solo per citarne due.

Nel primo semestre i ricavi di Lvmh sono cresciuti 12% a quasi 20 miliardi di euro. Kering ha superato i 7,3 miliardi. Se nel secondo semestre manterrete questi ritmi, insieme nel 2017 arriverete a quasi 60 miliardi. Solo nella moda e nel lusso avete oltre 25 marchi che sfilano a Milano, Parigi, Londra, New York. Si aspetta che altri sottoscrivano la vostra carta?

Mi auguro certamente di sì. Abbiamo interpretato un’esigenza sempre più sentita e affrontato un tema di grande attualità e che interessa non solo le persone che lavorano all’interno del sistema ma anche i consumatori finali. Siamo concentrati su ogni tipo di sostenibilità di quello che facciamo, perché siamo consapevoli dell’impatto che le azioni e le scelte di un gruppo come il nostro possono avere. Parlo di sostenibilità ambientale, del territorio e, appunto, sociale e direi culturale. Penso che la moda non solo rifletta i cambiamenti della società, ma li interpreti, in alcuni casi li anticipi. Lvmh è il più grande gruppo del lusso al mondo. La leadership porta con sé soddisfazioni ed enormi vantaggi, ma anche grandi responsabilità, che viviamo con grande consapevolezza e serietà.

Come è nata l’idea di preparare una vera e propria carta e di farlo con Kering?

Il tema delle modelle e dei modelli troppo magri, degli orari di lavoro impensabili per molte altre professioni, della fragilità legata all’età di queste ragazze e ragazzi, della necessità di tutelare la loro salute fisica e mentale, è al centro del dibattito da tempo. Non sono tra quelli che vedono un legame diretto tra il disagio di teen ager che non lavorano nella moda e le sfilate o le campagne pubblicitarie. Ma certo dare un’immagine più vera, autentica, credibile, dei corpi femminili e maschili può essere positivo per tutti. Detto questo, di recente sono successi alcuni episodi che hanno accelerato l’idea di proporre azioni concrete.

A cosa si riferisce?

Penso in particolare a quello che è successo a Parigi durante la settimana della moda di marzo. Si è parlato del trattamento ingiusto delle modelle durante i casting. Su internet si è scatenato il dibattito e molti hanno raccontato le loro esperienze. Ripeto: è stato solo uno spunto, su questi temi riflettevamo da tempo e abbiamo pensato che fosse il momento di agire e di farlo insieme a Kering.

Cosa vi aveva frenato finora?

Noi possiamo e vogliamo fare la nostra parte, ma è importante anche il ruolo delle persone che stanno accanto alle modelle e modelli, dagli scout agli agenti, dalle agenzie specializzate ai famigliari. Se non c’è uno sforzo complessivo e condiviso fin dall’inizio, si rischia di non ottenere i risultati sperati.

Sente di aver fatto tutto il possibile con la carta?

Certo che no: è un punto di partenza per un percorso anche culturale. Ma sono fiducioso, i tempi sono maturi come non lo erano mai stati. E poi è assurdo pensare che modelle e modelli scontenti o, peggio, trattati in modo scorretto, possano essere al loro meglio quando vanno in passerella. Non c’è bisogno di consulenti aziendali o di teorie di esperti in risorse umane: se le persone si sentono considerate, guardate con rispetto e interesse e fiducia, lavorano meglio e con maggiore serenità. Vale per qualsiasi azienda, settore, situazione. E vale a maggior ragione per la moda e il lusso.


© Riproduzione riservata