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Intellettuali, masserie e granite: ritorno a Scicli

nell’anima dei luoghi

Intellettuali, masserie e granite: ritorno a Scicli

In attesa della granita migliore di Scicli, in piazza Busacca, c'è tempo e spazio per lunghe contemplazioni: la chiesa del Carmine, il convento appena restaurato, i nuovi bar e ristoranti, e un antico palazzo in pietra bionda con le persiane verdi che delimita il lato lungo. Appartiene alla famiglia Scimone, e ci trascorre lunghi periodi l'erede Carlo, «un uomo di gentilezza e modi squisiti», raccontano. Mi piacerebbe intervistarlo. Trovo il numero, chiamo, organizziamo l'incontro.
Salgo lo scalone d'onore, ingresso nobiliare, porte che preludono a una serie di salotti, di rappresentanza, di studio, di conversazione. Carlo Scimone arriva seguito da due cirnechi dell'Etna. «La disturbano?». Capisco che sono allevati e amati come bambini e non mi sognerei di escluderli. Sono animali regali, con il pelo raso e lucido e le orecchie erette, un ottimo pretesto per iniziare la conversazione: Carlo mi mostra con orgoglio la foto della sua Nike di Colle San Matteo, campionessa del mondo di bellezza che nel 1976 ricevette il pedigree d'ufficio assegnando alto lignaggio alla stirpe.

Carlo Scimone, nato a Roma, sciclitano di origine, trascorreva lunghe villeggiature in Sicilia, e fin da piccolo giocava con i cirnechi. «Sono una delle mie tante passioni, racconta, e da molti anni ho iniziato l'allevamento. Sono una razza antichissima razza, che compare addirittura sulle monete d'argento di Segesta e Mozia dal V secolo avanti Cristo».

Per molti anni Carlo è stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e al Cerimoniale Diplomatico della Repubblica del Ministero degli Affari Esteri, dove seguiva le visite delle più alte autorità straniere in Italia e italiane all'estero.
Ciò nonostante non ha mai smesso di dedicarsi a Scicli, contribuendo alla crescita del paese. Anzi, oggi vuole dedicare più tempo a Scicli e alla casa in piazza Busacca, che considera il suo “scatolone dei ricordi” con le foto dell'adorata nonna veneziana, le carte da parati dipinte a mano, il salotto rosso dove si intrattenevano Don Luigi Sturzo e Vitaliano Brancati, solo per dirne due.

Con lui c'è la moglie Margherita, anche lei sciclitana d'adozione, ma di origine polacca, discendente della famiglia Czartoryski che dà il nome alla Galleria di Cracovia dove è conservata la “Dama con l'Ermellino” di Leonardo da Vinci. Quando arrivò la prima volta, giovane e biondissima, negli anni Ottanta, il paese viveva fuori dal tempo, con le anziane vestite a lutto e i vecchi seduti sulle panchine con la coppola e le mani sul bastone, poche botteghe alimentari, il dialetto stretto, i silenzi della siesta e della sera.

Oggi Scicli è diversa. In estate, sembra più affollata di Taormina -azzarda qualcuno- ma non esistono statistiche per il momento. C'è stato un boom, anzi un duplice boom. Il primo è frutto di un fenomeno televisivo, perché nel Municipio di via Mormino Penna si gira il “Commissario Montalbano”, la serie ispirata ai gialli pop di Camilleri. Gli uffici, la casa, il lungomare, i luoghi dei delitti e della fantasiosa Vigata sono ambientati nel ragusano, con i suoi paesi-presepe e i monumenti tardo barocchi rinati dalle ceneri di un terremoto definitivo nel 1693. Tra questi, Scicli è la più visitata con conseguente moltiplicarsi di negozi di souvenir, gioiellerie, ristorantini e bar, b&b, e due hotel eleganti, Novecento e Borgo Hedone. Gli anziani in panchina con la coppola e il bastone ci sono ancora, ma non si voltano più all'unisono per il fruscio di una gonna o una chioma forestiera. Ne hanno visti ormai di turisti....

Chiese e palazzi sono aperti fino a tardi la sera, e sulla terrazza dell'Osteria Tre Colli (piazza Italia 14, tel. 0932931605) si mangiano crema di fave (macco) e pasta con i tenerumi (cime della zucchina lunga), tutto super locale, sullo sfondo barocco della Chiesa Madre e San Bartolomeo.

Prima di questa recente notorietà, i pochi che conoscevano Scicli se ne innamoravano comunque. “Forse è la più bella di tutte le città del mondo. E la gente è contenta nelle città che sono belle…”, scriveva Elio Vittorini (Le città del mondo, 1969). Piaceva anche a Sciascia e a Pasolini, per il suo fascino arcaico e magico, ma anche per la vivacità intellettuale. Quarant'anni fa, nell'ottobre 1977 usciva il primo numero del “Giornale di Scicli”, organo di cultura locale e di legame con chi era andato via, e c'era il giovane professore d'arte Paolo Nifosì che organizzava, allora solo per i suoi concittadini e qualche villeggiante, le “escursioni intelligenti”, tra archeologia rurale e arte religiosa, con tesori rari come la statua della Madonna a cavallo e il dipinto del Cristo in gonnella (per le passeggiate barocche, così si chiamano oggi, contattare: paolo.nifosi@tin.it).

Piero Guccione, “il più grande pittore italiano vivente” secondo Sgarbi, è tornato a vivere nella sua Scicli tanti anni fa, trovando nel mare, nella campagna, nei colori della terra la maggiore ispirazione. E come lui sono man mano tornati anche emigrati, figli di emigrati e puri estimatori. «Sono incantati dallo stile di vita semplice e dell'accoglienza siciliana che crea una rete di rapporti umani straordinaria», spiega Margherita. Intanto suonano alla porta, si allontana un attimo e riappare con una bottiglia di Malvasia e una cassa colma di fichi d'india: «Capisce cosa intendo? In quale altro posto passa un conoscente per portarti un regalo senza alcuna ragione specifica?».

Il secondo boom sciclitano riguarda appunto l'arrivo di persone che non hanno parentele né origini locali. Hanno comprato casa giornalisti, artisti, imprenditori, politici, per esempio Cristina Nardini, regina della grappa. Anche il poliedrico Andrea Franchetti, produttore di vini che in pochi anni ha creato sulle falde dell'Etna “Contrade”, evento di degustazione di richiamo internazionale, guarda ora a Scicli.

«Quello dei forestieri non è un fenomeno passeggero - afferma Carlo Scimone- . Negli ultimi 10 anni si stima che ci siano tante famiglie di “nuovi sciclitani”». Veneti, milanesi, romani, inglesi, francesi, svizzeri, designer, architetti, giornalisti, imprenditori. Hanno acquistato piccoli dammusi, trasformandoli in graziosi pied à terre e masserie antiche con ettari di giardini e terre coltivate. Per spiegare la fatale attrazione per Scicli, Margherite allude appunto a un passaparola virtuoso, di cui lei e suo marito sono appunto un anello portante, e all'ospitalità di cuore. «Ma non bastano», ribadisce. «Bisogna mantenere vivi l'entusiasmo e il paese tutto l'anno, non puntando su un turismo veloce e decontestualizzato».

E, Commissario Montalbano a parte, di occasioni per visitare questo borgo Patrimonio Unesco ce ne sono più d'una: la festa dell'Uomo Vivo a Pasqua, la sacra rappresentazione della Madonna delle Milizie che mette pace tra Mori e Normanni a maggio, la cavalcata di San Giuseppe tra le vie del Paese a marzo, le conferenze, le mostre dei pittori della Scuola di Scicli e, si spera, i concerti di Claudio Scimone, il cugino di Carlo direttore dei Solisti Veneti. I progetti non mancano, ora però bisogna passare alla pratica.

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