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New York si allea con i cinesi di Alibaba

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New York si allea con i cinesi di Alibaba

«L’ansia di Parigi» è quello che, secondo il New Yorker, ha pervaso questa ultima edizione della New York Fashion Week, che ha chiuso i battenti mercoledì scorso. Un sentimento suscitato dall’abbandono delle passerelle statunitensi da parte di alcuni marchi - Rodarte, Proenza Schouler, Altuzarra, Thom Browne - alla volta della capitale francese, intesa anche come capitale della moda “che conta”, poiché, come nota il settimanale di Manhattan, «la Nyfw è stata rovinata a volte da un’atmosfera da trade show». Mentre Parigi, ma anche Milano, hanno il dono prezioso di un’aria di «eleganza e sofisticatezza» che manca altrove. Ad aggravere il tutto anche la scelta di un’icona del made in Usa come Tommy Hilfiger, che ha deciso di portare la sua nuova collezione a Londra.

Tuttavia, le sfilate di New York hanno le loro peculiarità,di cui anche Vanessa Friedman ha preso le difese sul New York Times, facendo appello ai designer statunitensi a non snaturarsi con queste trasferte oltre Oceano: l’alto tasso di spettacolarità, per esempio, che ha portato Rihanna a sfilare in moto per Fenty by Puma, le performance di Dita von Teese e della ballerina Teyana Taylor nella sfilata rock di Philipp Plein (che ha lasciato Milano per New York, come d’altra parte Chiara Boni, unica italiana in calendario), e una concentrazione di celebrità sui vari front row che non ha pari.

Poi il mix estetico, riflesso delle strade della città, con le modelle curvy (come Ashley Graham) di Addition Elle, a New York già da tre anni, mentre solo una settimana fa Lvmh e Kering hanno siglato il loro accordo per contrastare l’eccessiva magrezza in passerella. Infine, la sperimentazione, che vuol dire anche rinunciare alle avanguardie, come ha fatto Tom Ford che ha dettto addio al “see now buy now”, mentre per l’atteso debutto del ready-to-wear Mansur Gavriel ha scelto proprio questa formula.

Parigi, Londra, certamente Milano, hanno sì quell’atmosfera “glamourous”, ma anche se perde pezzi pregiati New York mantiene quell’attrattività di città-cantiere che continua a catturare l’attenzione di player dell’economia digitale, anch’essa per certi versi sperimentale: il giorno di chiusura delle sfilate è stato annunciato che Tmall di Alibaba Group, la più grande piattaforma commerciale cinese, è diventata partner ufficiale della fashion week, e che porterà i marchi statunitensi a quella platea di oltre mezzo miliardo di consumatori che visitano le piattaforme di Alibaba, organizzando anche eventi ad hoc.

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