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Giorgio Armani: «Il mio successore? Non sarà per forza un…

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Giorgio Armani: «Il mio successore? Non sarà per forza un italiano»

La moda è senza dubbio un riflesso dei tempi, ma può anche essere un antidoto, o al limite una fuga. I due caratteri non si escludono a vicenda. Certamente non per Giorgio Armani, che su realismo e pragmatismo ha costruito un impero, ma che ai venti pauperisti del neorealismo pseudo-avanguardista che dilaga e che ci vorrebbe tutti vestiti come teppisti di periferia o gangster post-sovietici non vuol soccombere. Le quisquilie del momento che infiammano la fantasia dei modaioli incalliti non fanno per lui. Anche quando pensa abiti da indossare ogni giorno in metropoli sempre più dure e frenetiche, Armani ha la fissa dell’eleganza sobria, che se si vuole è una forma di fuga dalle brutture del presente. Però si evolve. Emporio Armani, la linea giovane - per spirito, non per età del consumatore di riferimento - della locale fashion week, cui la sua presenza regala una improvvisa parvenza di solidità.

L’apertura del rinnovato store Emporio Armani in New Bond Street è l’occasione per sfilare eccezionalmente in città. Non avveniva dal 2006 di una memorabile One Night Only. «Londra è una città di designer spregiudicati, anche eccessivi ma di certo interessanti - racconta backstage a conclusione dello show, ospitato negli spazi archeologico-industriali di un vecchio deposito di tabacchi, nell’East End cittadino -. Degli inglesi ammiro quell’ironia scanzonata che cancella ogni severità. Un’ironia che non ha ispirato in maniera diretta la collezione, ma che ho tradotto in una idea di libertà e spontaneità».

Invero inglesi, come piacerebbe alla regina Elisabetta II - Armani ci ironizza sopra - sono i pastelli tenui e delicati che pervadono questa prova, caratterizzata da linee aeree e leggere che sfiorano appena il corpo. Questa è la prima sfilata di Emporio dopo il riordino del portfolio di linee Armani. La collezione è enciclopedica, ma coerente: dal classico tailleur maschile al k-way di voile, dalla felpa con gli intarsi marini alle scarpe ginniche, c’è tutto, mescolato con una apparente casualità che appare fresca ed energizzante. Si palpa la voglia di giocare con i vestiti, senza rinunciare alla discrezione tipica di Armani. È in questo equilibrio che il sognatore e il pragmatico si riconciliano: «Con quel che di orrendo succede nel mondo la moda mi pare a volte irrilevante. Per questo ho voluto dare un messaggio ottimista di libertà e spensieratezza. A chi gli chiedeva della successione, lo stilista ha detto di avere «tanti piccoli eredi», nell’ufficio stile e non solo. Il riferimento è alla nipote Roberta e al responsabile delle linee uomo Pantaleo Dell’Orco. Ma, ha precisato Armani, «non è scritto che il mio successore debba essere per forza italiano».

Casualità apparente e caotico realismo sono le parole d’ordine anche da Burberry, dove il romanticismo galoppante del passato lascia spazio a una graffiante irriverenza.

Entrambe le qualità sono profondamente britanniche, ma adesso è necessario puntare su caratteri che diano nuovo appeal a un marchio dal passato glorioso e il presente leggermente offuscato. Il cambiamento di registro è evidente, e non solo per l’assemblaggio londinese, di questo e di quello, con il berrettino, gli orecchini di cristalli - anche da uomo - e l’impermeabile di lattice grandi protagonisti, insieme alle maglie di shetland e i k-way tartan. È l’idea del marchio come un bazaar - sulla scia di Gucci - che funziona bene, anche se va forse trovata una chiave di lettura più personale.

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