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A Shenzhen un maxi-hub aiuta pmi e giovani talenti italiani a conquistare…

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A Shenzhen un maxi-hub aiuta pmi e giovani talenti italiani a conquistare la Cina

Il cantiere della sede Marisfrolg a Shenzhen
Il cantiere della sede Marisfrolg a Shenzhen

Ellassay è uno dei quattro big cinesi con base a Shenzen che porterà le sue creazioni a Milano, lunedì a Palazzo Clerici, in una sfilata organizzata dalla Shenzhen Garment Industry Association, cuore del distretto manifatturiero dell’abbigliamento più grande della Cina, con 1.200 brand, 3.800 aziende e 350mila addetti. E forse meglio degli altri tre - La Pargay, Xiehaiping e Ming Yuehe - Ellassay esprime le ambizioni di quest’area, che si vuole evolvere da regione di fabbriche a hub creativo.

Ellassay, infatti, che nasce come marchio di segmento medio, ad agosto ha comprato per circa 4,7 milioni di euro la maggioranza dei diritti per la vendita in Cina del marchio sino-americano Vivienne Tam, dopo essersi aggiudicato il luxury brand francese Iro. Simbolo di tali ambizioni è anche la recente nascita della Fashion Valley di Shenzhen, un progetto da 3 miliardi di euro pagati interamente dalla vivace municipalità - che nel 2018, secondo stime di Sanford C. Bernstein & Co., supererà Hong Kong nel Pil (con 350 miliardi di dollari contro i 345 dell’ex colonia britannica) -, poiché non ospiterà solo fabbriche, ma anche sedi di istituzioni e centri di formazione. Proprio la formazione sarà una delle priorità dello Shenzhen Satellite, un hub polifunzionale che sarà inaugurato a ottobre per valorizzare i giovani talenti di tutto il mondo: «Daremo spazio ai creativi fornendo loro atelier e showroom a costi simbolici per farsi conoscere nel mercato cinese - spiega Francesco Fiordelli, designer e manager con una lunga esperienza nel settore, ideatore del Satellite e ambasciatore per l’internazionalizzazione di Shenzhen Garment Industry Association in Italia ed Europa -. Organizzeremo anche corsi avanzati per manager, per poter gestire un’azienda di moda dalla base al vertice, partendo dall’artigianalità per arrivare al marketing ».

Affamato di novità, in costante crescita e in profonda evoluzione, il mercato interno cinese è però uno dei più difficili da approcciare: «Vorremmo portare in Cina le aziende che producono artigianato d’eccellenza, quelle Pmi che vogliono entrare nel Paese ma che spesso non hanno gli strumenti per farlo - prosegue Fiordelli -. A loro forniamo non solo una vetrina, aperta ai buyer locali, ma anche assistenza legale, per esempio aiutandoli ad aprire la loro società cinese a costo quasi zero».

L’hub diventerà anche un laboratorio sul retail, un altro aspetto del sistema moda cinese in veloce cambiamento: «Il modello dei mall è in crisi, ne chiuderanno molti a breve - spiega Fiordelli -. I luoghi dello shopping saranno più simili ai multibrand occidentali, dove scoprire nuovi marchi, di nicchia, di cui i buyer sono ghiotti». E al capitolo e-commerce, che in Cina è ancora impero della contraffazione, «sarà dedicato un centro con esperti internazionali che supporti e monitori i player, per controllare la provenienza dei prodotti e rispettare la proprietà intellettuale», prosegue. Vetrina del distretto è anche la Shenzhen Fashion week, «che nell’edizione di aprile ospiterà anche uno speciale “Italian day”, con quattro giovani designer che hanno già la loro nicchia ma ancora senza distribuzione in Cina», conclude Fiordelli.

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