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In passerella a Milano i tacchi di Ferragamo e l’eccentricità di…

milano / giorni 5 e 6

In passerella a Milano i tacchi di Ferragamo e l’eccentricità di Marni

Il tema dell’identità è centrale nella moda contemporanea, perchè condiziona fortemente la percezione dei marchi da parte del pubblico, e di conseguenza il loro successo. Lo è in particolare oggi che il mercato è saturo di proposte e che i tempi accelerati della creazione riducono in maniera drastica la possibilità per i designer di elaborare uno stile, o almeno degli stilemi, totalmente personali. C’è poi la questione delle maison con una storia, più o meno lunga, e la conseguente necessità di mantener fede ai codici cercando nel contempo di adattarsi ai tempi che mutano. Questo intreccio di argomenti si è posto con evidenza nel corso della fashion week milanese che si è chiusa ieri, ma le risposte date sono di timbro e natura diversi.

Da Salvatore Ferragamo, ad esempio, è in corso un evidente rebranding che non è solo mutamento di direttore creativo (doppio, in questo caso: Fulvio Rigoni per il prêt-à-porter donna, Paul Andrews per le calzature) ma anche ridefinizione del pubblico di riferimento. La collezione, presentata per la prima volta di sera, in uno spettacolare giardino-labirinto disteso su tutta Piazza Affari, ha un sapore decisamente edonista e indulgente.

Se fino al recente passato la donna Ferragamo si è vestita di giorno con una certa sobrietà, adesso diventa pantera, issata su tacchi scultura e avvolta in seducenti abiti di raso, inclinando ai piaceri della notte, o del red carpet. È una star ad ogni ora, in realtà: non c’è nulla di quotidiano nel suo guardaroba fatto di giacche scolpite e gonne a matita di pitone perforato o organza tecnica. Questa è la terza e miglior prova per Rigoni, che dopo un avvio alquanto freddo riesce ad aumentare la temperatura senza rinunciare al modernismo del tratto (dopo tutto, ha già lavorato con Miuccia Prada e Raf Simons). Unico difetto, una certa incoerenza, ma, a detta dell’autore, è ricercata anche quella: per movimentate la collezione.

Marni. Gonne couture tagliate al vivo. (Ansa/Matteo BazzI)

Anche da Marni l’identità del marchio è in discussione e ridefinizione, per mano del direttore creativo Francesco Risso, arrivato meno di un anno fa. L’impresa non è delle più semplici, perchè Marni è un marchio dai codici molto forti, amato da donne che nella deroga colta dalle norme e nell’eccentricità vedono la propria legittimazione. Risso, spinge l’acceleratore sull’eccentricità, ma lo fa con l’occhio di un uomo, che la donna la vede a conti fatti sempre un po’ bambola, anche quando porta gli scarponi punk e i pantaloni da raver di broccato. È questa la differenza principale con un passato che è ormai inutile rimpiangere, anche perché di suo Risso porta il gusto spiccatamente eclettico e una vena di immaginifica follia - nutrita di dosi massicce di Comme des Garçons - che si traduce in una immagine dall’opulenza scabra e intossicante. L’autore sintetizza la collezione, molto ben riuscita, nell’idea di una donna sullo skateboard in flapper ricamati o gonne couture tagliate al vivo. Il punto, adesso che l’idea c’è e che piace, è trovare una declinazione commerciale.

L’identità di Trussardi, marchio che rimane invece saldamente in mano alla famiglia, non è per nulla in discussione. Qui il direttore creativo Gaia Trussardi lavora sulla evoluzione nella continuità.

La sfilata co-ed uomo donna in questo senso è lo strumento perfetto per veicolare il messaggio, che è poi sostanzialmente la proposta di un guardaroba scattante ed essenziale a prova di moderno viaggiatore, nel quale la tuta è protagonista di spicco. Velocità e avventura, insieme al lusso pellettiero del vero saper fare italiano, sono tratti salienti dell’identità Trussardi, che Gaia Trussrdi interpreta con una asciuttezza tutta di oggi.

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