Moda24

Eccessi di glamour in passerella a Parigi

fashion week

Eccessi di glamour in passerella a Parigi

La pièce modaiola per l’estate 2018 è giunta a Parigi al suo atto finale, che in genere è quello più denso. I primi tre giorni non hanno però riservato grandi sorprese. Finora solo conferme - con il volume al massimo, per così dire, come si addice alla capitale nella quale la moda si merita quasi sempre la M maiuscola. Il messaggio è pressochè univoco, sulla scia di quanto successo a Milano: i tempi grami e il pessimismo indotto chiamano a gran voce gioia, sbrilluccichio, eccesso e insomma glamour a profusione, come non si vedeva dal picchio cafonal degli anni Zero. Anche un pizzico di volgarità, al limite, perché corteggiare il pericolo rende il gioco della moda più eccitante.

Con il pericolo si sono confrontati grandi maestri in passato, sfidando i benpensanti: Gianni Versace, o Yves Saint-Laurent. Lo fa anche Anthony Vaccarello, il cui status di autore è ancora in costruzione, ma le cui ambizioni come direttore creativo della maison Saint-Laurent sono smisurate. Lo show si svolge nientemeno che sullo sfondo della Tour Eiffel illuminata a festa, su una passerella di cemento grezzo che è grande come una piazza d’armi. Le modelle, torve e seducenti, la cavalcano sfrecciando a razzo, issate su tacchi infiniti e sottilissimi, le gambe in mostra sotto minigonne corte al limite della decenza, il busto avvolto di piume, di meringhe di duchesse e marabù, di piccole giacche, ricapitolando tutto il repertorio couture e bohemien della maison, tagliato ad angoli acuti come tipico di Vaccarello. L’effetto è intossicante e certamente genererà proseliti. Del buon gusto Vaccarello non si cura, e nemmeno di come questi abiti staranno alle donne vere. Gli intetessa l’effetto bomba e lo ottiene.

A paragone, il bling bling massimalista di Balmain, tutto cristalli, volant scultorei, vinile e reti, ha un che di anacronistico, anche se per certe fette di big spender il neo barocco è sempre d’attualità.

Il glamour di John Galliano per la Maison Margiela è di tutt’altra natura, ma abbonda anch’esso di piume di marabù, perchè il glitz e lo sfarfallio sono canto di sirena per la showgirl che è forse nascosta in ogni donna. La prova è un tour de force di decostruzione e ricostruzione, con il trench interpretato in ogni modo, frivolizzato, glamourizzato, glorificato. L’incontro di leggerezza e brutalità sartoriale è elettrizzante e conferma la vena istrionica ma secca del nuovo Galliano.

Da Paco Rabanne, il capace (e giovane) Julien Dossena assesta un colpo da maestro concentrandosi sul tratto festaiolo ed edonista dell’eredità della maison. Lavora i jersey liquidi, il lamè glittetaro e la maglia di metallo - marchio di fabbrica Rabanne con il quale acquista maggiore familiarità e libertà di stagione in stagione - in forme sinuose, asimmetriche, che rivelano e velano, che si avvolgono sinuosamente intorno al corpo e trasmettono un senso di energia. L’effetto, per usare il trito aggettivo, è moderno, senza la freddezza di altri francesi - Chloè, ad esempio, dove il debutto di Natasha Ramsey non convince - ma soprattutto senza volgarità.

Broccati laminati e cineserie assortite si moltiplicano da Rochas, dove Alessandro Dell’Acqua unisce sensualità, innocenza e grandiosità couture in una proposta dal perfetto equilibrio, non dirompente ma di certo elegante.

Per Dries Van Noten la gioia equivale a un accumulo di stampe e di strass che è invero festoso e accattivante: una rutilante iterazione del suo credo eclettico che se non segna un nuovo capitolo, conferna la verve unica di un creatore dal meraviglioso eclettismo.

Ai mala tempora che currunt, però, si può anche reagire in altro modo. Senza bling bling, a colpi sonanti di astrazione, con una forza che è insieme progressista e primordiale. È quanto fa Rick Owens, tra i pochi che oggi meritano davvero il titolo di autore. Con uno stoicismo speranzoso ma anche pugnace, Owens resiste all’urgenza di fuggire decorando e si concentra sulla forma: estrema, assurda, paradossalmente funzionale, bianca. L’abito inghiotte la borsa, e diventa scultura, per donne resilienti o dee della fertilità.

© Riproduzione riservata