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Per La Petite Robe di Chiara Boni ricavi in crescita e un’apertura a LA

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Per La Petite Robe di Chiara Boni ricavi in crescita e un’apertura a LA

Chiara Boni è in volo verso New York, dove si fermerà un giorno e una notte. Poi, per due settimane, salirà su un aereo praticamente ogni 24 ore per toccare le diverse città in cui i department store clienti del suo marchio, La Petite Robe (letteralmente, vestitino o tubino), hanno organizzato i trunk show.

«Negli Stati Uniti questo tipo di minisfilate private e molto esclusive sono importantissime, sia per i negozi che le organizzano, sia per i marchi, in particolare se è presente il designer, come nel caso di Chiara», spiega l’amministratore delegato Maurizio Germanetti, che fa la spola tra gli uffici di Milano e Biella, dove è stata appena inaugurata una nuova sede da 4mila metri quadri, che ospita gli uffici amministrativi e un’innovativa struttura logistica. Anche Germanetti, come Chiara Boni, va spesso per lavoro negli Stati Uniti, che sono il primo mercato del marchio: «Valgono il 70% del fatturato ed è per questo che sfiliamo da sempre alla fashion week di New York e continuiamo a investire nella distribuzione. In futuro, chissà, potremmo sfilare a Milano, oltre a New York. Due settimane fa abbiamo aperto a Los Angeles il terzo monomarca La Petite Robe dopo Milano e Roma e i primi riscontri sono ottimi».

Diventato famoso per gli abiti in jersey stretch dal taglio semplice e a prova di qualsiasi valigia, La Petite Robe ha ampliato le collezioni arricchendo i modelli basic con organze, ricami e altri piccoli dettagli preziosi. Sono aumentate le stampe, i pesi dei tessuti e la parte dedicata a occasioni formali. «Ora che abbiamo tre monomarca e vorremmo aprirne altri – sottolinea l’ad – è naturale estendere l’offerta agli accessori. Abbiamo iniziato dalle borse, concentrandoci sulle misure piccole. Non avrebbe senso entrare nell’arena super competitiva di shopper, hobo e altri modelli medi o grandi, che lasciamo ai brand specializzati».

Nel 2017 il fatturato dovrebbe arrivare a 24 milioni, in crescita del 40% rispetto ai 17 dello scorso anno e il piano triennale messo a punto da Germanetti con Chiara Boni preveder di arrivare a 50 milionientro il 2020.

«I tassi di sviluppo degli ultimi due anni ci hanno sorpreso e forse un po’ spaventato. Ma cerchiamo in realtà quasi di non pensarci, di non farci intimorire dai numeri e di proseguire sulla strada che abbiamo intrapreso. Siamo specializzati in abiti da donna e non abbiamo alcuna intenzione di farci distrarre da altri progetti: gli accessori, come dicevo, sono complementari agli abiti».

Il business plan prevede l’apertura di 2-3 monomarca all’anno in Europa e Stati Uniti a gestione diretta e, in Medio Oriente, Russia e Asia, accordi con partner locali per negozi in franchising. «Gli Stati Uniti ci hanno inculcato l’importanza dell’approccio omnichannel, che viene visto come parte integrante del servizio che ci si aspetta da un marchio. Non si tratta solo dell’e-commerce, ma della possibilità di rendere in negozio o di comprare online e provare nel punto vendita, senza soluzioni di continuità, intoppi o ritardi– conclude Germanetti –. Anche per questo abbiamo deciso di non gestire più le vendite online direttamente. Ci siamo affidati a un partner specializzato molto forte e siamo già in grado di spedire in tutto il mondo».

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