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Casina Valadier compie 200 anni e guarda al futuro. Montefusco:…

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Casina Valadier compie 200 anni e guarda al futuro. Montefusco: «Sarà la più glamour di sempre»

Pomodorini, qualche pinolo, pane tostato, broccoletti: «Lo chef mi coccola, questo baccalà è quasi uguale a quello di mia mamma», dice Eduardo Montefusco, seduto a un tavolo del Ristorante Vista della Casina Valadier, storico indirizzo romano immerso nel parco di Villa Borghese. Napoletano, 64 anni, di sé Montefusco dice «amo le sfide»: proprietario del gruppo Radio Dimensione Suono, trasformato da emittente di quartiere degli anni Settanta in uno dei primi network radiofonici italiani, nel 2013 ha deciso di rilevare dal Comune di Roma la concessione del cafè-ristorante con due secoli di storia alle spalle, lanciandosi in un business del tutto nuovo per lui. Anche la rassicurazione di un sapore dell'infanzia può essere d’aiuto.

È una luminosa giornata di ottobre e la terrazza della Casina è inondata di sole, come del resto Roma, che si estende dalla sottostante piazza del Popolo. Agli altri tavoli, turisti che scattano selfie, piatti e atmosfera sono perfetti per Instagram. Il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg, invece, ha preferito tenere per sé il ricordo della sua cena qui, durante la sua visita in Italia lo scorso anno con la moglie Priscilla e i suoi collaboratori italiani (tutti raccolti in un unico tavolo).

«Ho voluto investire in questo progetto per farne una declinazione del nostro gruppo multimediale, che oggi è una vera entertainment company – racconta Montefusco –: un luogo aperto ad artisti, imprenditori della musica, conduttori, per lanciare eventi e novità ma anche per creare un rapporto più stretto con loro, facendogli conoscere la bellezza della Casina e della città. Lenny Kravitz mi ha detto: “Parlo a tutti della tua bellissima casa a Roma”, anche se gli ho spiegato che non è esattamente mia».

La Casina è infatti proprietà del comune di Roma, al quale Montefusco versa 45mila euro al mese per la concessione. Un monumento della città, che ha celebrato in settembre i suoi primi 200 anni: era infatti il 1817 quando l'architetto Giuseppe Valadier iniziò i lavori di trasformazione di un casino del Seicento, costruito a sua volta sui resti di una cisterna romana, per farne un “caffè”, luogo di incontro e ristoro per viaggiatori, cittadini e intellettuali di inizio Ottocento, e che avrebbe avuto il suo nome. Fu un successo, anche grazie al suo straordinario punto di vista sulla città, dall'alta, verdissima collina del Pincio. Una storia così lunga, in una città come Roma, non poteva non avere alterne vicende: papa Pio IX la usò come magazzino per nascondere i busti della passeggiata del Pincio giudicati troppo rivoluzionari, ci fu un rilancio negli anni Venti con il primo ristorante lanciato da Alfredo Banfi, ufficiali tedeschi e inglesi la occuparono durante la seconda guerra mondiale, poi vi arrivarono i fasti e i volti della Dolce Vita, irradiati fin lì da via Veneto.

Valentino nel giardino della Casina Valadier

Tutte le guide della città hanno dedicato all’esperienza di un pranzo con vista alla Casina almeno una citazione, nonostante negli anni Ottanta si fosse avviato un triste declino. Montefusco è infatti solo l'ultimo degli imprenditori che hanno provato a rilanciare la Casina. Ma stavolta i risultati sono visibili, rafforzati dalle cifre: «Finora abbiamo investito 5 milioni di euro, altri 10 ne investiremo entro il 2022, anno in cui cesserà la concessione del Comune. Nel 2016 abbiamo perso 1 milione di euro, ma oggi l'ebitda è già positivo per 704mila euro», prosegue Montefusco –. Non è affatto facile rilanciare un ristorante, tanto più uno con una storia così. Ma ci stiamo riuscendo perché ci siamo concentrati soprattutto sulla qualità, a partire dagli ingredienti e dal servizio. Abbiamo anche riposizionato la nostra offerta su un segmento medio-alto, puntando anche sugli eventi privati: l'anno scorso ne abbiamo avuti 356, quasi uno al giorno».

Il menù del Ristorante Vista è firmato dallo chef romano Massimo d’Innocenti, da anni nella Casina, ma che conferma il cambio di passo in corso: dalla sua cucina escono il Crudo di Ricciola con granita e agretto di pesche e menta, i Tortiglioni di Gragnano con guanciale, pomodori “datterino” e pecorino bottaiolo («una versione riveduta dell’amatriciana, ma guai a definirla tale!», dice) o il Polpo arrostito con gazpacho di lamponi e mandorle.

Un piatto dello chef Massimo d’Innocenzi

Il party (zeppo di celebrità) che a settembre ha celebrato i due secoli della Casina è stato anche l’occasione per presentare il nuovo sistema di illuminazione firmato da iGuzzini, con 150 proiettori che evidenziano le linee architettoniche e i giardini della Casina, con consumi energetici molto bassi grazie all’uso dei Led. «Stiamo anche lavorando a un nuovo allestimento interno per ricordare e raccontare in modo nuovo gli ospiti più celebri della Casina, da Pirandello a Gandhi, da Valentino a Lady Diana - conclude Montefusco. – I prossimi 200 anni della Casina saranno i più glamour di sempre».

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